Tar annulla maximulta Antitrust a Telecom

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È stato annullato il provvedimento con il quale l’Antitrust a fine dicembre 2017 inflisse una maximulta da 3.717.988 euro a Telecom Italia e alla sua controllata Telecom Italia Sparkle per abuso di posizione dominante nel mercato dei servizi all’ingrosso di terminazione SMS su propria rete con effetti sul mercato al dettaglio dei servizi di invio massivo degli SMS informativi aziendali.

L’ha deciso il Tar del Lazio – riporta Ansa – con una sentenza con la quale ha accolto un ricorso proposto dalla compagnia telefonica. Secondo l’Autorità, la condotta di Telecom e Sparkle era stata illegittima in quanto applicavano nel mercato al dettaglio del servizio di invio di sms massivi un prezzo per singolo messaggio inferiore al prezzo di terminazione sulla propria rete venduto ai concorrenti nel mercato a monte. Una condotta, questa, definita di “margin squeeze”, dato che comprime i margini di profitto. Il Tar ha ritenuto fondato il motivo di ricorso, nella parte in cui si censurava il test di replicabilità condotto dall’Autorità. “Orbene, nei limiti concessi al sindacato del giudice amministrativo – si legge nella sentenza – va osservato che l’aver calcolato il prezzo soglia riferendosi ai soli costi sopportati da Telecom risulta, nel caso di specie, non corretto o, quantomeno, non correttamente argomentato. Difatti, se la regola è quella di riferirsi ai costi e prezzi dell’impresa dominante nel mercato a monte, va puntualizzato, allo stesso tempo, che la Corte di giustizia ha avuto modo di chiarire come in particolari ipotesi debba farsi riferimento a quelli dei concorrenti nel mercato a valle”.

La conseguenza, secondo il giudici, è che “per affermare la legittimità del prezzo soglia come indicato nel provvedimento, l’Autorità avrebbe dovuto verificare quali sono i prezzi all’ingrosso generalmente praticati agli operatori D43, nonché quelli offerti dagli intermediari aggregatori: solo confrontando i risultati si sarebbe potuta affermare la correttezza della scelta dell’Agcm di riferirsi ai prezzi di Telecom”. E “l’aver ignorato l’esistenza dei soggetti aggregatori e la loro incidenza sul mercato costituisce errore metodologico che va ad infirmare il risultato del test”. In ultimo, secondo il Tar l’Autorità non ha “in alcun modo chiarito gli effetti anticoncorrenziali della condotta contestata. Anzi, il provvedimento si limita ad affermare l’illiceità in re ipsa della condotta di margin squeeze: ma tale circostanza è costantemente esclusa dalla giurisprudenza nazionale ed europea, dovendo l’Autorità dimostrare l’esistenza di un pregiudizio alla concorrenza. Orbene, nel caso di specie, il pericolo di ledere la concorrenza non è provato”.

L’accoglimento di questo motivo di ricorso ha determinato l’annullamento del provvedimento contestato.