Diversity, il nuovo report su come comunicano i media italiani

Condividi

Che cos’è il mondo della ‘diversity’? È un universo composto da 5 gruppi di persone. Si può essere ‘diversi’ per età, per genere, per etnia, per orientamento sessuale, per disabilità. Oppure incrociando diverse di queste categorie. Ci si potrebbe anche chiedere: diverso da chi? da una ipotetica maggioranza? da una norma pregiudiziale?
Però, più che su queste domande oggi vale la pena indagare su alcune risposte. Sono quelle che forniscono i media in Italia quando affrontano questi temi.
I dati sono stati presentati oggi a Milano, con il ‘Diversity media report 2022’ realizzato dall’associazione Diversity con l’Osservatorio di Pavia e la ricercatrice Monia Azzalini.
Repost importante perché, come dice Francesca Vecchioni, presidente di Diversity: “Chi lavora nei media può fare la differenza nell’abbattere pregiudizi e stereotipi”.

Monia Azzalini, Elena Buscemi, Francesca Vecchioni, Diego Passoni, Myss Keta

I più giovani i più citati

L’indagine ha preso in esame 9.722 notizie che interessano almeno una delle 5 diversity.
La maggiore attenzione mediatica risulta dedicata a ‘Età e generazioni’: 4.775 notizie mirate. Con una forte discriminazione interna, però: sulle fasce anagrafiche più giovani si concentra il 76% delle news, mentre alle persone anziane è riservato solo il 13%.
Non che parlare di giovani nei telegiornali o scriverne sui giornali sia per definizione positivo: il più delle volte, si tratta di servizi sulla criminalità oppure sui casi più sensazionali, come Ciro Grillo accusato di violenza o il piccolo sopravvissuto della funivia del Mottarone.
In ogni caso, dopo l’attenzione riservata l’anno precedente agli anziani vittime di Covid, adesso l’appeal dei pensionati è crollato.

Francesca Vecchioni

La dura diversity di donne e immigrati

La seconda specie di diversity che ha coinvolto i media è quella relativa alla ‘Etnia’, in primissimo luogo legata all’immigrazione (17,7%) e in seconda battuta alla popolazione afghana vittima dei talebani.
Alla voce ‘Genere’, di cui si sono interessate 3.205 notizie, inevitabilmente sono le donne a guidare il numero di citazioni: 39,1%. E anche questo è un dato con implicazioni perlopiù negative, visto che nel 39% dei casi è legato a fatti di criminalità e femminicidi.

Disabili sul podio dei dimenticati

In fondo alla classifica si trovano le voci ‘Disabilità’ (517 citazioni) e ‘Orientamento sessuale e affettivo’ (325). Ricordiamo però due fatti del 2021. Uno: è stato l’anno delle Paralimpiadi e quindi la stragrande maggioranza dei servizi sulla disabilità ha trattato di eroici campioni. Due: l’attenzione sull’orientamento sessuale è stata quasi unicamente legata alle discussioni sul ddl Zan.
Incrociando i dati, si intuisce quindi come queste tipologie di diversity siano pressoché assenti nell’agenda quotidiana dei media (e della politica).

Myss Keta

Lo spettacolo della diversity

Il Diversity Media Report non si occupa però solo di informazione. Una parte importante è dedicata all’intrattenimento.
Prendendo in considerazione serie tv, italiane e internazionali, programmi per bambini, entertainment digitale, film e campagne pubblicitarie, il Diversity Media Watch ha identificato 180 prodotti che toccano questo mondo.
Fra i diversi generi dello spettacolo, fa notare Francesca Vecchioni, quello che sembra più propenso a diffondere la cultura dell’inclusività sono le serie kids, molto attive nell’abbattimento degli stereotipi.
Seguono – ma qui ce lo immaginavamo – le serie internazionali, dove la diversity è rappresentata anche off screen (registi, sceneggiatori…), e solo dopo quelle italiane.
Mentre la forza dei prodotti digitali è che spesso dà la parola alle persone direttamente coinvolte: non parla di loro ma le fa parlare, affrontando in prima persona temi come il revenge porn o la fisicità non conforme.

Diego Passoni

La Rai in campo

La televisione tradizionale ha più difficoltà, inevitabilmente.
Un dato positivo però è la partecipazione quest’anno di RaiUno.
Interviene il direttore Stefano Coletta: “Il servizio pubblico, che con la tv generalista impatta su tante famiglie, deve avere al proprio centro l’inclusione, affrontandola con credibilità”. Drusilla Foer a Sanremo, ‘The Voice Senior’ con concorrenti ‘maturi’, ‘Storie del genere’ con Sabrina Ferilli sono alcuni degli esempi di diversity formato Rai.
A confermare l’interesse della televisione pubblica, arriva anche la notizia che il Diversity Media Award – premi ai programmi più inclusivi dell’anno – questa volta saranno programmati anche su RaiUno, il 29 maggio.
Condurranno la premiazione la stand up Michela Giraud, il conduttore Diego Passoni e la cantante Myss Keta.
Fino al 29 aprile il pubblico può votare sul sito di Diversity il preferito fra i finalisti.