Diventano pubblici archivio e biblioteca di Massimo Bordin

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Le note a matita sui libri, i taccuini con “scrittura estetizzante”, le carte dei processi, gli atti parlamentari sono il patrimonio che Massimo Bordin ci ha lasciato dopo quasi cinquant’anni dedicati al giornalismo e a Radio Radicale.

A tre anni dalla scomparsa del direttore storico dell’emittente, scrive Ansa, la sua biblioteca e il suo archivio sono diventati patrimonio della collettività e per l’archivio è attesa a giugno la dichiarazione di interesse storico da parte dei Beni culturali.

Gli oltre 6000 volumi sono stati donati dal figlio, Pierpaolo, alla biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea (Bsmc) e alla Biblioteca Antonio Baldini, entrambe di Roma, mentre gli 11 metri lineari di archivio rimangono alla Radio. “Ci ha consegnato il filo di Arianna per orientarci dentro il labirinto Italia, è riduttivo dire che ci ha insegnato a leggere i giornali”, sono le parole del ministro Renato Brunetta in occasione dell’incontro organizzato alla Bsmc per ricordare le donazioni Bordin nell’anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 17 aprile 2019.

Tra i presenti all’iniziativa, il direttore della Biblioteca, Patrizia Rusciani, il presidente dell’Anica, Francesco Rutellil, La storica Simona Colarizzi, il direttore di Rado radicale Alessio Falconio e la compagna di Massimo Bordin, la giornalista Daniela Preziosi. I volumi collezionati da Bordin, è emerso durante i dibattito, raccontano molto della sua poliedrica personalità di intellettuale: l’interesse trotzkista, quello per il mondo islamico, la politica anni ’70 testimoniata dalle riviste dei movimenti extraparlamentari.

Dediche e biglietti lasciate tra i libri raccontano invece la fitta rete di relazioni e la trasversalità dei suoi contatti. L’archivio, digitalizzato e disponibile on line, spiega Andrea Maori, archivista di Radio radicale, conferma che Bordin, “non era solo un semplice cronista o un lettore di giornali per la rassegna “Stampa e Regime”, ma è stato un protagonista della cultura e della politica dal 1975 al 2019. “Il mio Bordin – conclude Rutelli – è come quello di tutti gli italiani che si schiarivano la mente la mattina mentre lui si schiariva la voce”.