Musk e libertà di parola: contro a censure. Ma gli utenti cercano alternative

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Con una serie di cinguettii l’imprenditore spiega la sua posizione contro la censura. Ma intanto cresce l’interesse per altri social

“Con libertà di parola voglio dire una libertà che rispetta la legga. Sono contrario alla censura che va al di là della legge. Se la gente vuole meno libertà di parola chiederà al governo di agire in questo senso”.


E’ uno dei cinguettii con cui Elon Musk entra a gamba tesa nel dibattito che l’acquisizione di Twitter ha generato, toccando il tema sensibile della libertà di parola su cui in molti hanno preso posizione ed espresso timori.
La “reazione estrema di coloro che hanno paura della libertà di parola la dice lunga”, ha aggiunto poi.

Politica in subbuglio

In ogni caso, dall’ufficializzazione dell’operazione, le reazioni sono state diverse e hanno coinvolto diversi campi.
Il rivale Bezos ha accusato Musk di aumentare l’influenza cinese, la politica europea ha ribadito la necessità per il social di adeguarsi comunque alle regole (vedi Dsa), che non cambiano con un cambiamento di proprietà, la politica Usa si agita per lo strapotere dei miliardari nell’influenzare l’opinione pubblica.

Gli utenti in cerca di alternative

E poi ci sono gli utenti. Al momento è troppo presto per pensare a una fuga di iscritti, anche perchè nessuno ha idea di come Musk voglia intervenire su Twitter. Ma il trend da registrare è che si sta accentuando la ricerca di una alternativa. Tra i più quotati spunta Mastodon, salito alla ribalta proprio tra i trend topic di Twitter.
Fondato nel 2016 dal tedesco Eugen Rochko, Mastodon si autopresenta come “l’alternativa etica a Twitter”. Al momento conta circa 4 milioni di iscritti, ma il numero, registra Ansa, sta crescendo in modo considerevole
Il social si caratterizza per l’assenza di pubblicità e profilazione degli utenti, ma soprattutto perché è interamente guidato dalla sua community, che controlla e segnala i post che violano le regole di utilizzo. Limite di 500 caratteri è formato da circa 3mila canali, chiamati “istanze”, ognuna con le proprie regole d’uso e argomenti vietati.