Nadana Fridrikhson (Foto Ansa)

Giornalisti russi nei talk, l’Ue: i media italiani non eludano sanzioni

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Non si tratta di censurare le opinioni, dice un portavoce Ue, invitando a “contestualizzare” la presenza del reporter e dove ha lavorato

Il tema dei giornalisti russi presenti sulle tv italiane (due dei quali sulla lista delle sanzioni) arriva all’attenzione dell’Ue. Interpellato sulla questione che riguarda diversi talk in onda nel nostro paese, ha preso posizione un portavoce della Commissione Ue, facendo presente che ospitare giornalisti russi di media bloccati dalle sanzioni – come Sputnik e Russia Today – non deve eludere le sanzioni contro la propaganda del Cremlino sull’Ucraina.

Non si tratta, riporta l’agenzia Ansa, di censurare le opinioni ma “è importante che sia contestualizzato” il loro background. Inoltre, “le emittenti di Ue e Stati membri non devono permettere l’incitamento alla violenza o all’odio nei programmi, come previsto dalla direttiva” sulle attività dei media Ue.

Le sanzioni ai media russi

“L’Unione europea ha adottato sanzioni sulla disinformazione e manipolazione dell’informazione dal 2 marzo”, con la sospensione di Russia Today e Sputnik in Europa, ha ricordato il portavoce. “Si tratta di una misura eccezionale, mirata e temporanea, adottata in un contesto molto specifico e senza precedenti. E’ importante sottolineare che, naturalmente, la libertà di espressione è di fondamentale importanza, ma qui non si tratta di censurare le opinioni, non è una censura delle opinioni. I giornalisti che hanno lavorato” per tali media “non sono interessati dalle sanzioni, ma c’è una clausola di non elusione e questa clausola di non elusione si applica anche ai giornalisti. Quindi la libertà di espressione non può essere invocata da altri media per aggirare le sanzioni”.

“In questo contesto è allora molto molto importante per i media che sia contestualizzato” dove abbiano lavorato in passato i giornalisti russi, ha concluso il portavoce della Commissione Ue.

L’intervento di Vigilanza e Copasir

Della presenza dei giornalisti russi nei talk show si sta occupando in Italia anche la commissione di Vigilanza, che ha coinvolto nella questione il Copasir. La domanda è se i cronisti ospitati possano essere considerati funzionari del Cremlino ed eventualmente espressione dei servizi segreti.
A sollevare la questione in commissione, tra gli altri, il deputato Pd Andrea Romano del Pd, che giovedì scorso, parlando a Un giorno da pecora, ha chiamato in causa il programma Cartabianca e Nadana Fridrikhson (foto Ansa), giornalista della tv Zvezda, di proprietà del ministero della Difesa di Mosca, che ha partecipato anche a diverse trasmissioni su La7 e di Mediaset.