Mattarella: cultura è capitale che illumina Ue; da Pnrr oltre 7 mld

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“I nostri Paesi sono depositari di ingenti patrimoni culturali; specchio, essi stessi, delle vicende storiche che li hanno caratterizzati. Costituiscono la base per evitare che vengano snaturati i valori su cui è cresciuta la nostra civiltà europea. La cultura è un capitale sul quale si innesta il nostro essere comunità. È un capitale che permette di illuminare il nostro percorso. È un capitale che permette di ancorare saldamente le nostre identità”. Lo ha sottolineato il presidente Sergio Mattarella parlando a Braga in Portogallo in occasione della riunione Cotec, un foro di dialogo che unisce Italia, Spagna e Portogallo.

“L’Italia, con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha deciso di destinare ingenti risorse al comparto della cultura – si tratta di oltre 7 miliardi di euro – includendo misure per la digitalizzazione, l’innovazione e la competitività, insieme alla rigenerazione di piccoli borghi con iniziative di valorizzazione e restauro del patrimonio artistico e architettonico”.

Mattarella a Braga (foto Quirinale.it)
Mattarella a Braga (foto Quirinale.it)

IL DISCORSO DI MATTARELLA

Braga, 04/05/2022

Signor Presidente della Repubblica,

Maestà,

Presidenti delle Fondazioni COTEC di Portogallo, Spagna e Italia,

Illustri Partecipanti,

Signore e Signori,

desidero anzitutto ringraziare il Presidente Rebelo de Sousa per averci accolto in questa splendida città.

Il Suo gentile invito consente, a pochi mesi dal nostro ultimo incontro di Malaga – per il quale ringrazio ancora Sua Maestà Felipe VI – di proseguire nei preziosi scambi di opinione su tematiche di grande interesse per il futuro dei nostri Paesi.

Il contesto internazionale nel quale si svolge questa nostra discussione è profondamente mutato e non possiamo certo prescindere nelle nostre considerazioni dalla ingiustificabile aggressione della Federazione Russa ai danni dell’Ucraina.

Le devastazioni di luoghi nel cuore d’Europa, le vite spezzate, l’attentato recato alla libertà e all’indipendenza di un Paese, pensavamo che appartenessero a un passato remoto.

Siamo a fianco delle ragioni del popolo ucraino e, mentre è in gioco il destino dell’Europa, appare più che mai necessario avere il coraggio di guardare al futuro, di immaginare come la cultura possa costituire un veicolo di pace.

Per i nostri Paesi non poteva essere, quindi, più stimolante il tema scelto per l’incontro di quest’anno.

Consideriamo, infatti, da sempre, la cultura un motore di crescita, di ricerca, di sviluppo.

Ritengo che sia impossibile riflettere sull’ avvenire dell’umanità senza ritenerlo collegato al mondo dell’innovazione e della tecnologia.

Un avvenire in cui la tecnologia e l’innovazione non siano soltanto al servizio di sistemi di armamento sempre più distruttivi ma siano indirizzati al progresso dell’umanità.

Innovazione e tecnologia sono due elementi che guidano prepotentemente questa fase delle nostre vite e credo che, se adeguatamente governati, potranno fungere da moltiplicatori di conoscenza e da volano di crescita.

La cultura contemporanea è fortemente sollecitata da questioni come la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale. Se vale per le applicazioni destinate alla vita quotidiana di ciascuno di noi, vale ormai anche per le applicazioni destinate alle arti e non può esservi nulla di sorprendente in questo.

I nostri Paesi sono depositari di ingenti patrimoni culturali; specchio, essi stessi, delle vicende storiche che li hanno caratterizzati.

Costituiscono la base per evitare che vengano snaturati i valori su cui è cresciuta la nostra civiltà europea.

La cultura è un capitale sul quale si innesta il nostro essere comunità. È un capitale che permette di illuminare il nostro percorso, di esserne consapevoli. E che permette di ancorare saldamente le nostre identità.

Come tutti i capitali, anche la cultura va messa a frutto nelle diverse dimensioni che la caratterizzano.

Di qui l’incontro anche con l’innovazione che ha permesso passi giganteschi da tutti i punti di vista: dalla scoperta e conservazione, alla valorizzazione dei patrimoni esistenti, alla loro fruizione, sfuggendo alle limitazioni della accessibilità ai luoghi e della normale capacità di percezione grazie alla realtà aumentata. Grazie alla creatività che sostiene, con la realizzazione di nuove installazioni e forme d’arte, anche digitale, anche virtuale.

È una tappa importante; che incide in modo significativo sulle filiere culturali e proietta, soprattutto, verso il futuro di una creatività collegata alle attuali nuove possibilità.

Creatività e innovazione alimentano, come noto, linee non soltanto virtuali o di servizio, bensì organicamente collegate a filiere produttive di beni. Si pensi, per un istante, ai prodotti di design o alla moda.

L’osmosi tra mondi e comparti diversi non è certo caratteristica di oggi: si guardi anche soltanto al Rinascimento italiano o alla vivace vita culturale tra fine Ottocento e inizio Novecento, prima della tragedia delle due guerre mondiali. A quanto quei periodi abbiano modificato il modo di vivere, di educare, di abitare, di produrre.

L’esperienza insegna che il collegamento tra creatività e creazione di valore arricchisce sia l’identità morale di un popolo sia il suo benessere generale.

Cambia tuttavia – oggi – il contesto.

Da strumenti “tecnici” di ieri, innovazione e tecnologia si trovano adesso a definire mondi paralleli, nei domini virtuali e cibernetici, con una rivoluzione delle logiche e delle gerarchie che hanno tradizionalmente governato questo spazio.

Prosperano gli intrecci con ambiti che hanno accresciuto nel tempo la loro importanza. Come l’istruzione e l’educazione, il turismo, la salute, il benessere. E la sostenibilità ambientale.

Nella stessa reazione alla pandemia sono emersi modelli innovativi di fruizione culturale ed educativa, verso una integrazione dei saperi.

Il rapporto finale del Network of European Museum Organisations (NEMO), redatto durante la prima fase del Covid, evidenzia che il 93% dei Musei ha incrementato i processi di digitalizzazione, intensificando le attività on line, traendo ammaestramento dalle condizioni imposte dalla pandemia.

Questo simposio, insieme ai nostri precedenti incontri, rappresenta una occasione preziosa per riflettere su come mettere a fattor comune le differenti espressioni ed esperienze delle nostre società.

Avvalerci di innovazione e tecnologia permette di superare, in territori complessi come quelli dei nostri Paesi, la stessa nozione di centro e di periferia, di aree metropolitane a intensa qualità di modernità e sviluppo e aree interne o rurali destinate all’emarginazione.

Nella società digitale globale non ci sono luoghi “appartati”. È una grande opportunità.

In occasione di una mia visita, nell’ottobre del 2019 a San Francisco, la Repubblica Italiana ha deciso di aprire in California il suo primo centro integrato di innovazione e cultura.

Uno spazio che risponde appunto all’idea che cultura e innovazione debbano essere considerate sinergiche e producano progresso.

Basta pensare che, in Italia, l’industria culturale, nel suo complesso, pur in epoca di pandemia, ha rappresentato, nel 2020, 84 miliardi e 600 milioni di euro.

L’Unione Europea appare consapevole del legame tra innovazione e cultura, con iniziative quali la Nuova Bauhaus Europea.

Si tratta di una recente proposta della Commissione che, attraverso soluzioni innovative e interdisciplinari, punta a collegare cultura, tecnologia, innovazione, arte e scienza.

Dobbiamo investire in questa direzione e occorre farlo oggi.

L’Italia, con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha deciso di destinare risorse ingenti al comparto della cultura – si tratta di oltre 7 miliardi di euro – includendo misure per la digitalizzazione, l’innovazione e la competitività, insieme alla rigenerazione di piccoli borghi con iniziative di valorizzazione e restauro del patrimonio artistico e architettonico.

Signore e Signori,

è mia convinzione sempre più forte che occorre accelerare verso il raggiungimento di una “sovranità europea” anche per quanto riguarda il campo tecnologico.

La crisi della pandemia e la crisi prodotta dalla guerra ci dicono quanto sia fondamentale la cooperazione.

Dall’innovazione dipendono la nostra capacità di competere e quella di garantire ai nostri concittadini una solida cornice di sicurezza. È essenziale che l’Unione Europea si doti di autonomia strategica.

Abbiamo superato la fase in cui innovazione significa mera automazione dei processi produttivi.

Oggi ci sfidano l’intelligenza artificiale e machine learning, ponendoci interrogativi di fondo.

Come ribadire la centralità della persona in modelli determinati, così spesso, da superintelligenze, dallo sviluppo potenzialmente autonomo?

Signore e Signori,

in questo momento in cui la guerra è tornata sul continente europeo, con migliaia di vittime e devastanti distruzioni che così profondamente lacerano vite umane e luoghi, dobbiamo riaffermare con tenacia che cultura e innovazione devono rappresentare strumenti di dialogo, di pace, di futuro.

Le nostre tre Fondazioni devono continuare a svolgere la loro preziosa azione di stimolo. Non perdiamo mai di vista questa funzione essenziale.

Permettetemi di concludere citando l’esperienza di una piccola isola del Mediterraneo, Procida – vero e proprio patrimonio culturale vivente – che per il 2022 è stata designata Capitale italiana della Cultura.

Il motto che lì, in quell’isola, hanno scelto è “la cultura non isola”.

Auspico che, in un contesto internazionale così difficile, sappiamo farlo nostro, per ribadire i fili che legano fra loro i popoli europei, che non possono venire meno, per colpa di chi ha fatto ricorso alla brutalità della violenza e della guerra.

Grazie per la vostra attenzione.