Nella foto, da sinistra: Ferruccio Sepe e Giuseppe Moles

Moles annuncia una campagna anti fake news: serve educazione digitale

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A Roma presentato il primo rapporto Ocse sulla comunicazione istituzionale. Presenti tra gli altri, il sottosegretario all’Editoria, il capo dipartimento per l’informazione e l’editoria, e la responsabile dell’Ufficio comunicazioni e relazioni con i media di Palazzo Chigi

La guerra alle fake news e alla disinformazione deve essere compatta a livello istituzionale, con linee guida comuni tra i Paesi dalla rete Ocse, in un contesto di scambio di informazioni che superino le reciproche diffidenze e naturalmente nel mutuo rispetto. E sulla base dei principi cardine della trasparenza, della correttezza e dell’ascolto.
E’ questo il quadro che emerge dal primo Rapporto Ocse sulla Comunicazione istituzionale, condotto coinvolgendo 63 istituzioni di 46 Paesi, oltre la commissione Ue, presentato oggi presso la sala polifunzionale della presidenza del Consiglio alla presenza del sottosegretario all’Editoria, Giuseppe Moles (nella foto a destra). Che con l’occasione ha annunciato il prossimo lancio di una campagna di comunicazione istituzionale contro la disinformazione.

Moles: uso consapevole dei media

“E’ venuto il momento da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri di fare quanto possibile per una informazione concreta, chiara e certificabile. Per questo stiamo per mettere in programma una campagna di comunicazione istituzionale sulla disinformazione, anche per un uso sano e consapevole dei media, compresi gli strumenti digitali” ha detto. 

Per Moles “serve un ragionamento complessivo nella comunicazione pubblica: la responsabilità è di tutti gli attori coinvolti, tra piattaforme digitali, media tradizionali, giornalisti, per trasferire informazioni, tutelare il diritto dei cittadini a essere correttamente informati, specialmente i più giovani, con ogni tipo di strumento e anche all’interno di una serie di regolamentazioni di tipo nazionale e internazionale. E’ necessaria la difesa ma anche l’educazione digitale del cittadino” ha aggiunto il sottosegretario.

Rinsaldare la fiducia nelle istituzioni

 L’obiettivo a cui guardare, secondo il Rapporto Ocse, è quello di migliorare e rinsaldare la fiducia dei cittadini nelle proprie istituzioni, un percorso reso più stringente dalle crisi mondiali – come quella pandemica prima e della guerra in Ukraina poi –  che hanno messo ancora più a nudo i pericoli e le insidie della manipolazione delle fake news. Con una importante sottolineatura: lo strumento principe per centrare questo bersaglio è l’informazione professionale, su cui è necessario investire. I dati che emergono dal rapporto parlano di una situazione ancora molto arretrata in termini di strategia a livello istituzionale.

Nella foto, da sinistra: Ferruccio Sepe, Giuseppe Moles e Paola Ansuini
Nella foto, da sinistra: Ferruccio Sepe, Giuseppe Moles e Paola Ansuini

“La comunicazione è lo strumento fondamentale per i governi nell’attuazione delle politiche pubbliche. Ma vi è una crisi profonda di fiducia, che mina la democrazia e mette in discussione le istituzioni tradizionali che la sostengono, come i media tradizionali e i nuovi media” ha sottolineato Alessandro Bellantoni, capo dell’Unità di Open Government Ocse, in un contesto socio-politico segnato da “scarsi livelli di fiducia nelle istituzioni, dalla domanda di informazioni attendibili, da aspettative di maggiore partecipazione e influenza sulla politica” da parte dei cittadini.

Solo un paese su 4 ha una strategia di comunicazione

Dal rapporto, come ha spiegato il segretario generale del Club di Venezia, Vincenzo Le Voci, emerge inoltre che solo il 41% dei Paesi e il 38% delle autorità centrali di governo si sono dotati di una guida per il contrasto della disinformazione e solo il 43% ha adottato un approccio strategico in tal senso. Più di due Paesi su cinque tra quelli coinvolti nel rapporto non sviluppa strategie e solo un quarto dei Paesi ha una strategia e piani di comunicazione, verificati nei risultati.  Non a caso due terzi dei Paesi interpellati dal Rapporto dichiarano l’esigenza di professionalizzare questa funzione. “Si tratta di percentuali irrisorie” ha rimarcato Le Voci.

Suggerimenti Ocse, con 5 principi

Il Rapporto Ocse oltre a disegnare una panoramica internazionale sulla comunicazione istituzionale offre quindi un quadro di “raccomandazioni”. “Bisogna riformare la comunicazione pubblica, specie quella governativa, per trasformare il suo ruolo da funzionale a strategico. I metodi della comunicazione istituzionale devono evolversi. Il nostro prossimo obiettivo è quello di elaborare degli standard Ocse sulla comunicazione pubblica” continua Bellantoni, secondo cui “manca un modello unico o di principi condivisi tra i Paesi, che porta tra l’altro a una difficoltà di correlazioni e contatti orizzontali tra gli uffici”.
I principi-chiavi per una transizione verso una comunicazione pubblica più efficace sono cinque: una strategia di comunicazione che sostenga la politica e l’open government; la professionalizzazione della comunicazione pubblica e la specializzazione in sotto-discipline, a fronte anche di adeguati investimenti; la transizione verso una comunicazione più informata anche grazie a pratiche evidence-based per comprendere le esigenze delle diverse categorie di pubblico. E ancora, l’utilizzo di tecnologie digitali innovative e dati in modo responsabile, finalizzandoli all’inclusione e rispettando le norme etiche, e infine reagire alla mis- o disinformazione e condurre comunicazioni preventive per frenare la loro diffusione.

I partecipanti all'incontro
I partecipanti all’incontro

La ‘cultura del dato’ e il ruolo dei giornalisti

A mettere l’accento sulla trasparenza e la verificabilità dell’informazione pubblica è stata la responsabile dell’Ufficio comunicazioni e relazioni con i media di Palazzo Chigi, Paola Ansuini. “Il riferimento costante alla verità, mettendo il destinatario dei messaggi nelle condizioni di verificare e comprendere l’esattezza dell’informazione pubblica è fondamentale – ha detto -. Questo significa curare e praticare la “cultura del dato”. Puo’ apparire un po’ pedante, ma l’affidabilità delle fonti è un impegno imprescindibile per il comunicatore pubblico”.
Anche Ansuini pone l’accento sull’importanza degli intermediari professionali dei messaggi, “cioè dei giornalisti deontologicamente solidi e formati, veri pilastri della democrazia. Non possiamo fare a meno di loro, di chi è professionalmente capace di divulgare in modo semplice e trasparente, oltre che efficace, al grande pubblico concetti anche difficili e complessi” ha detto.

D’accordo con lei il capo dipartimento per l’informazione e l’editoria, Ferruccio Sepe (nella foto, a sinistra). “Cerchiamo di far emergere la buona informazione, che è quella che qualche volta impiega anche un po’ più di tempo, perchè deve verificare le fonti” sostiene. Per Sepe la comunicazione istituzionale deve essere “prudente, senza abbandonarsi all’assertività, calma, senza cedere al mito della velocità, saggia, perchè le istituzioni vivono della fiducia dei cittadini e devono essere credibili”. Al contrario le fake news, osserva Sepe, hanno come obiettivo la delegittimazione, attraverso notizie false, e un bombardamento di informazione che ingenera confusione, incertezza e una polarizzazione delle posizioni.

Gritti: responsabilità editoriale del web

Anche Giorgio Gritti di Agcom si sofferma sul nodo delle fake news, che interpella l’autorità “con un importante dilemma, visto che queste ultime si diffondono soprattutto sulle piattaforme digitali”. Se da un lato la limitazione della diffusione di notizie specie su questo canale meno professionalizzato e più orientato al marketing andrebbe nel senso di arginare il rischio di fake, dall’altro si attuerebbe una riduzione del pluralismo informativo, la cui tutela è alla base dell’Agcom stessa. “Quello che manca nel web è una responsabilità editoriale delle piattaforme, che sono solo intermediari – ha dichiarato -. Non possiamo demandare alle iniziative di soggetti privati, che pure si sono organizzati per dare uno stop alla diffisione delle fake news. Lo ritengo pericolosissimo. Ora a livello comunitario si sta procedendo con una regolamentazione delle piattaforme, attendiamo questa nuova disciplina che dovrebbe diventare operativa dal 2024”.