Corte Suprema (Foto Ansa)

Texas: in vigore legge che permette a utenti censurati di citare i social

Condividi

Meta, Google e diverse piattaforme hanno fatto ricorso alla Corte suprema per bloccare il provvedimento, noto come Hb 20

Dall’11 maggio in Texas per gli iscritti ai social network è possibile citare in giudizio una piattaforma se questa censura post o ne sospende il profilo per ragioni politiche.

E’ il risultato dell’entrata in vigore della contraversa legge HB 20. Temporaneamente bloccata da un tribunale nel 2021 su richiesta di NetChoice e della Computer and Communications Industry Association (CCIA), gruppi che rappresentano fra gli altri Meta, Twitter e Google, il via libera è arrivato dopo che la Corte d’appello degli Stati Uniti per il quinto circuito ha sospeso l’ingiunzione.

Ora gli stessi gruppi commerciali dell’industria tech si sono rivolti alla Corte suprema (nella foto) per bloccare nuovamente la legge texana sui media, perché impedisce loro di rimuovere discorsi di odio ed estremismi.
Definendo la legge “incostituzionale”, i legali di NetChoice sono convinti che la norma li costringerebbe a ospitare contenuti in violazione alle loro politiche e ai diritti del Primo emendamento.

Cosa prevede HB20

Nel dettaglio, HB 20 interessa tutti i servizi web che hanno più di 50 milioni di iscritti mensili attivi e si basano principalmente sui contenuti generati dagli utenti. Ciò include reti come Facebook ma anche molti siti e app più piccole. In più la norma applica anche regole specifiche ai provider di posta elettronica.
HB 20 si riferisce alle decisioni prese dai social e altre piattaforme dopo la sua entrata in vigore, quindi gli utenti lesi non possono citare in giudizio le app per avvenimenti passati.

Repubblicani a favore in Texas

I repubblicani del Texas ritengono invece la legge essenziale per la tutela dei conservatori, che rischiano di essere ammutoliti. Non a caso, primo sostenitore della legge è stato Donald Trump, bannato da Twitter a gennaio del 2021.