Axelcomm compie un anno e diventa società benefit

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Il compleanno di Axelcomm è coinciso con un passaggio evolutivo importante dell’agenzia di comunicazione, che diventa società benefit.

Evoluzione importante per Axelcomm. Ad un anno dal debutto, l’agenzia di comunicazione diventa società benefit e integra nel proprio statuto la creazione di un valore sociale per la comunità. L’annuncio della svolta è arrivato da Franco Moscetti, presidente dell’Advisory Board di Axelcomm e co-founder, durante l’incontro che si è tenuto a Milano a Palazzo Serbelloni. La ‘festa’ ha visto la partecipazione di oltre 150 tra imprenditori, giornalisti e amici, tra cui l’attore e regista Massimiliano Finazzer Flory.

Il dibattito

Focus dell’appuntamento il confronto moderato da Francesco Donato su un tema diventato cruciale per il mondo della comunicazione: “Filantropia, società benefit e comunicazione nell’attuale contesto economico”. Il dibattito ha visto la partecipazione e l’intervento degli altri membri dell’Advisory Board di Axelcomm, ovvero Giorgio Fossa, Federico Ghizzoni, Luisa Todini, oltre che del Direttore Generale della Fondazione Telethon Francesca Pasinelli.

Franco Moscetti

Franco Moscetti ha sottolineato come “l’evoluzione economica e sociale a cui stiamo oggi assistendo, richiede una nuova consapevolezza e una nuova coerenza nell’ambito stesso dei comportamenti dove ognuno è chiamato a dare il proprio contributo”. Le Società Benefit rappresentano, infatti, l’evoluzione di un paradigma più evoluto: integrano nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, la necessità di avere un impatto positivo sulla società con la creazione di un elevato valore sociale nel rispetto dell’ambiente e delle generazioni future.

Dopo la pandemia e con la guerra in corso



Con la scelta di diventare Società Benefit, Axelcomm rende evidente come una comunicazione trasparente e corretta possa supportare lo sviluppo di una dimensione imprenditoriale al contempo economica, ambientale e sociale. E lo fa in un contesto dove il post-pandemia e la guerra rendono necessari comportamenti virtuosi che non possono più essere solo il frutto di scelte volontarie di alcuni ma devono essere integrate strutturalmente nella cultura d’impresa. E questo, anche, per sostenere la necessità di una formazione adeguata e specifica per le nuove generazioni.