Roger Lynch

Lynch: Condè Nast non è più una società di riviste ma la copertina di Vogue…

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Il ceo Lynch ha spiegato la filosofia di Condè Nast. I giornali sono una voce minore nel bilancio, ma il brand lo stesso valore di sempre

Condè Nast non è più una “società di riviste”. E’ il concetto, forse un po’ tranchant, che Roger Lynch ha usato per descrivere l’editrice che guida nelle vesti di ceo dal 2019 e la direzione che le ha dato orientandola sempre più verso i contenuti digitali.

Indicazioni da lettori e utenti

Secondo il manager, intervistato dal New York Times, l’indicazione su quale strada seguire per l’editrice è arrivata direttamente dal pubblico. “Abbiamo circa 70 milioni di persone che leggono le nostre riviste, ma ne abbiamo 300 milioni che interagiscono con i nostri siti web ogni mese e 450 milioni che interagiscono con noi sui social media”, ha rilevato. “Il nostro pubblico ci sta già dicendo che non è il modo in cui interagiscono con noi”.

La pubblicità non basta

Con un passato ai vertici di Pandora, Lynch è arrivato in una Condè Nast con conti in sofferenza, soprattutto per il crollo della pubblicità, non compensato dal paywall. Ora l’editrice è toranta a segnare profitti. Abbonamenti ed eCommerce ora rappresentano un quarto del fatturato totale, e l’obiettivo per i prossimi anni è aumentare la fetta, crescendo fino a rappresentare un terzo.

Per un’editore con il solo supporto della pubblicità “il futuro potrebbe essere difficile”, ha detto Lynch. “Fortunatamente per Condè Nast”, ha aggiunto, i lettori sono disposti a pagare: “gli abbonamenti cartacei crescono”. Diversa la questione per la pubblicità “sotto pressione da un decennio o più”.

Ma resta il valore del brand

Nonostante il peso dei video, la crescita degli abbonamenti digitali, i giornali restano importanti per Condè Nast. Soprattutto per quello che Lynch definisce “parte del brand statement”.
“Essere sulla copertina di Vogue è importante come lo è sempre stato”, ha sottolineato. “Noi lo capitalizziamo in altri modi oltre ai magazine, dato che i giornali sono una voce minoritaria dei bilanci oggi”.