Sui social la rabbia degli emigrati ucraini contro i ‘pacifisti da tastiera’

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Amarezza per chi cerca di giustificare Putin, fastidio nei confronti dei “pacifisti italiani” contrari all’invio di armi all’Ucraina e assoluta contrarietà di fronte all’ipotesi di qualsiasi cessione territoriale alla Russia: è questo – scrive Adnkronos – quello che emerge sulle pagine social degli ucraini in Italia, soprattutto dopo l’invettiva di Volodymyr Zelensky contro chi, a partire dall’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, al World Economic Forum di Davos, ha suggerito che Kiev debba cedere una porzione di territorio a Mosca in cambio della pace.

“Non importa ciò che la Russia ha fatto, c’è sempre qualcuno che dice di tenere in considerazione i suoi interessi. E quest’anno a Davos lo abbiamo sentito di nuovo, nonostante migliaia di missili russi abbiano colpito l’Ucraina, nonostante decine di migliaia di ucraini siano stati uccisi, nonostante Bucha e Mariupol”, attacca Zelensky nell’ultimo video, ripubblicato sulla pagina ufficiale dell’Ambasciata ucraina di Roma. E le generiche critiche del presidente “al mondo che non tiene conto dell’Ucraina, ma solo della Russia” e ai “media occidentali su cui iniziano ad apparire editoriali indicativi in cui si afferma che l’Ucraina dovrebbe accettare ‘compromessi difficili'” nei commenti vengono immediatamente rivolte all’Italia.

“La fratellanza sincera è stata mostrata da altri Paesi. Quello che posso fare è rinunciare a beni e prodotti italiani”, scrive un utente sotto il video di Zelensky pubblicato sulla pagina dell’Ambasciata. “La posizione dell’Italia – osserva un altro – è emersa 8 anni fa, quando hanno fatto finta di niente e invece di imporre vere sanzioni hanno aumentato il commercio e la dipendenza energetica dalla Russia. Non hanno bisogno della verità, ma di raccontarsi storielle, a costo della vita degli ucraini. Gli ucraini vogliono tornare a casa, non vivere da pezzenti in Stati ostili”. “Sono tutti populisti. Gli amici li riconosci quando sei nei guai: i nostri amici sono Polonia e Paesi baltici. Del resto non parliamo”, si legge in un commento.

Sulla pagina Facebook “Ucraini in Italia” ad accendere la discussione è un post “dedicato ai pacifisti da tastiera”, che sintetizza: “Se la Russia smette di attaccare, non c’è più la guerra. Se l’Ucraina smette di difendersi, non c’è più l’Ucraina”. “Meglio che senza trabocchetti dicessero che vogliono che l’Ucraina si arrenda”, commenta un’utente, che ai “bravi” contrari alle armi chiede: “Se un invasore un domani pretendesse la Lombardia o il Veneto, li regalereste senza neanche provare a difendervi?”. “Se si mettessero per un istante al posto degli ucraini che stanno sotto le bombe, è garantito che cambierebbero opinione”, prosegue il lungo post dell’utente che si “scusa lo sfogo, ma veramente sono amareggiata da come cercano scuse a Putin”.

Stesso sentimento che si percepisce sulla pagina degli “Italiani in Ucraina”, dove un utente pubblica un “dialogo tra un ucraino e un pacifista italiano”, che dopo aver rivolto all’altro le “condoglianze” per i genitori uccisi in guerra, rifiuta “di mandare le armi, perché prolungherebbero la guerra causando altri morti”, ma anche di infliggere “sanzioni economiche, che colpiscono soprattutto il popolo e i suoi governanti”. Oltre duecento i commenti generati dalla conversazione immaginaria, prolungata in un dialogo virtuale ben più acceso, che ruota sulla Costituzione italiana e la Nato. Per concluderlo qualcuno apostrofa le voci fuori dal coro come “troll pagati da Mosca”.