Dario Scannapieco (Foto LaPresse)

Via libera di Cdp alla Rete Unica Tim e Open Fiber

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Sembrava impossibile invece è successo: si è messo in moto il processo per arrivare all’integrazione delle reti di Tim e di Open Fiber. Un comunicato stampa diffuso domenica 29 racconta che i protagonisti della partita CDP Equity, i fondi KKR (socia di Tim in Fibercop) e Macquarie ( il fondo infrastrutturale australiano che controlla il 50% di Open Fiber insieme a Cdp) e le due aziende coinvolte, hanno sottoscritto un Memorandum di Understanding per arrivare alla creazione di “un solo operatore delle reti di telecomunicazioni, non verticalmente integrato, controllato da CDPE e partecipato da Macquarie e KKR, che consenta di accelerare la diffusione della fibra ottica e delle infrastrutture VHCN (Very High Capacity Networks) sull’intero territorio nazionale, permettendo così l’accesso ai servizi più innovativi ed efficienti offerti dal mercato alla generalità della popolazione, agli enti pubblici e alle imprese, contribuendo in tal modo ad uno sviluppo più celere, duraturo e sostenibile del Paese”, come spiega il comunicato.


Se si pensa ai rapporti burrascosi tra il management di Tim e di OpenFiber sembra un miracolo. Invece le cose sono maturate nel gruppo telefonico le cui pulsioni dominatrici sono state spente con la pacificazione tra i soci grazie alle forti capacità persuasive dei rappresentanti del governo e dei vertici di Cdp.


Il documento diffuso,spiega che : “Le Parti hanno condiviso che l’Operazione possa articolarsi mediante la separazione delle attività infrastrutturali di rete fissa da quelle commerciali di TIM – mediante un’operazione societaria o combinazione di operazioni societarie da definirsi – e l’integrazione delle prime con la rete controllata da Open Fiber con modalità da definirsi. Ad esito di tale Operazione TIM, sul mercato italiano, potrà focalizzare in via prioritaria le proprie attività nei servizi di telecomunicazione e trasmissione di dati.


Il Progetto sarà perseguito dalle Parti nel rispetto dei vincoli regolatori inerenti le attività infrastrutturali, dei processi autorizzativi interni e degli interessi dei rispettivi azionisti, investitori e stakeholder, nonché in piena, trasparente e preventiva consultazione con tutte le competenti autorità nazionali ed europee.


Con la sottoscrizione del MoU non vincolante, le Parti si sono impegnate a negoziare in via esclusiva e in buona fede i termini e condizioni dell’Operazione con l’obiettivo di addivenire alla firma di eventuali accordi vincolanti entro il 31 ottobre 2022. Pertanto, la sottoscrizione di tali accordi sarà portata all’approvazione dei rispettivi organi deliberanti e soggetta all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni (incluse quelle in materia di antitrust) da parte delle Autorità nazionali ed europee competenti. Inoltre, a prescindere dalla struttura che potrà essere da ultimo individuata e condivisa, l’Operazione sarà sottoposta all’approvazione dell’Assemblea degli Azionisti di TIM”.
Ed è proprio il fronte di Tim a creare le maggiori complicazioni sia perché la società è quotata in Borsa e perché l’eventuale realizzazione della creazione della nuova rete “sarà inoltre soggetta alla disciplina di cui al Regolamento CONSOB n. 17221/2010 in materia di operazioni con parti correlate, posto che TIM ha identificato un rapporto di correlazione con CDP (che è azionista di TIM) e le società dalla stessa controllate”.