Pietro Labriola (foto Ansa)

Rete Unica, Labriola (Tim): 12-18 mesi per completare il progetto

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Intervenendo al Festival dell’Economia di Trento, l’ad di Tim ha affrontato diversi temi che riguardano la telco. Compreso il futuro dell’accordo con Dazn

Il progetto sulla Rete Unica sarà completato in 12-18 mesi. E’ questo lo scenario delineato al Festival dell’Economia di Trento, ad una settimana dalla firma del protocollo d’intesa per avviare il processo di integrazione delle reti di Tim e Open Fiber. E’ l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, a fornire una indicazione temporale delineata. E’ probabile che il “progetto sulla rete unica sarà completato in 12-18 mesi. La mia percezione è che ci sia l’interesse a verificare abbastanza rapidamente se il percorso è fattibile”, ha spiegato il manager.

Valorizzare gli asset

Dopo la firma del protocollo d’intesa (tra Cdp Equity, Kkr, Macquarie, Open Fiber e Tim, ndr), Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi, socio della società guidata da Labriola, aveva espresso la sua posizione sostenendo di credere nella rete unita se però questa valorizza Tim. Su questo fronte il manager di Telecom Italia ha ribadito che il suo compito è quello di “ascoltare tutti gli azionisti e fare la sintesi nell’interesse di tutti i soci. Quando avremo tutti i numeri e le valutazioni saremo in grado di capire il valore che possiamo esprimere ma, ripeto, la cosa importante è valorizzare al massimo tutti gli asset aziendali”.

Il piano per Tim

Durante il suo intervento Labriola ha parlato anche del piano per Tim che sarà presentato il 7 luglio. “Pensiamo di avere le idee chiare. Se presentiamo un Piano è perché deve essere qualcosa che crei più valore rispetto a quanto presentato fino ad oggi”, ha spiegato il manager che ha colto l’occasione anche per smentire l’ipotesi di abbandonare l’accordo con Dazn sui diritti Tv.

Secondo il manager, il piano “non è un maquillage finanziario per dimostrare un valore differente. Finchè siamo verticalmente integrati per me è impossibile accedere alla Rab, per normativa”. “Questo porta da avere un’azienda – ha aggiunto – che avrà capacità di ritorno sugli investimenti migliori. Il fatto di essere verticalmente integrati ci porta a non avere le stesse possibilita’ degli atri operatori”.

“L’eventuale separazione delle attività retail di Tim dall’infrastruttura non lo chiameremo smontare la società ma è un’analisi attenta di diversi modelli di business che abbiamo all’interno per valorizzarli al meglio”, ha spiegato.
Sul fronte del debito della società “se vedete i numeri, negli anni sale e scende ma torna sempre lo stesso, invece se vediamo le prospettive c’e’ un incremento degli investimenti. Dobbiamo mettere l’azienda in condizione di essere sostenibile nel lungo termine e non c’è alcun interesse a creare una badco e una goodco; e’ un progetto industriale, ha valori finanziari e deve portare alla riduzione del debito”.

La vendita della rete

A una domanda sull’ipotesi di vendere tutta la rete, Labriola ha spiegato: “su questo tipo di dettagli non entriamo. C’è un tema di confidenzialità. E’ uno dei temi principali perché il trend in Europa, come ho letto recentemente, è il concetto di delayering”. “Una delle sfide di tutti gli operatori delle telecomunicazioni, ha aggiunto, è capire se è possibile tenere contemporaneamente al proprio interno tutto lo sviluppo di una rete Ftth in fibra con le attività cosiddette retail. Noi siamo un unicum in Italia perché Fastweb, Vodafone e Wind non sviluppano la rete Ftth fino a casa/cliente. Perché è complesso gestire contemporaneamente questi due business. Quindi dobbiamo valutare tutte le opzioni nell’interesse dei nostri azionisti”.