Cresce la tendenza a evitare notizie sulla guerra. Reuters: cala fiducia nelle news

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Secondo il Digital news report, nel 2022 non decolla il pagamento di news online: lettori riluttanti a cedere dati ai siti

Finito l’effetto del Covid che ha spinto al consumo di news affidabili, cala la fiducia delle persone per le notizie: é al 42%, lo scorso anno si attestava al 44%. È il risultato del Digital News Report 2022, la ricerca sul mondo dei media dell’Istituto Reuters realizzata in 46 diversi Paesi nel mondo.

La Finlandia rimane il Paese con i livelli di fiducia complessivi più alti (69%), mentre gli Stati Uniti hanno il punteggio più basso (26%) insieme alla Slovacchia. In Italia, stima Reuters, la fiducia nelle notizie è al 35% a fronte del 40% dello scorso anno in cui si era registrato un +11%.

“Quest’anno troviamo livelli più bassi di fiducia in 21 dei nostri 46 mercati, invertendo in parte gli aumenti realizzati al culmine della pandemia”, rimarca il rapporto. “L’analisi dello scorso anno conteneva alcuni segnali positivi per l’industria dell’editoria, con maggiori consumi e crescente fiducia. A distanza di un anno, c’è un quadro leggermente meno ottimista”.

Non decolla il pagamento di news online.

A parte l’eccezione di un gruppo di Paesi più ricchi, non decolla il pagamento delle notizie online. In 20 Paesi il 17% ha pagato per le leggere le news online, la stessa percentuale dell’anno scorso. Gli abbonamenti online stanno rallentando “con il timore delle persone per il costo della vita”.
La tendenza cresce solo “in una manciata di Paesi più ricchi come Australia (+5%), Germania (+5%) e Svezia (+3%) e ci sono segnali che la crescita complessiva potrebbe stabilizzarsi”.

Inoltre, secondo Reuters, il pubblico è riluttante a cedere i propri dati ai siti di notizie considerata la prassi delle aziende editoriali a chiedere un indirizzo email per far accedere ai contenuti.
Nell’ultimo anno solo circa un quarto (28%) si è registrato ad uno o più siti web di notizie.

Giovani e social: gli under 25 su Instagram e TikTok

Per i ragazzi sotto i 25 anni Facebook perde smalto, in favore di social media più visuali come Instagram e TikTok, dove l’intrattenimento e gli influencer svolgono un ruolo più importante. In particolare, il 40% dei 18-24enni usa TikTok ogni settimana, con il 15% che afferma di usarlo per le notizie. Le cifre sono ancora più elevate in alcuni Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.

“Una chiara linea di demarcazione nel rapporto di quest’anno, si legge, è il cambiamento delle abitudini dei più giovani in particolare gli under 30, che le organizzazioni editoriali spesso faticano a raggiungere”.

TikTok, ha avuto una spinta anche col conflitto ucraino “con la Bbc prima riluttante e poi ha deciso di aprire un profilo in russo e inglese anche alla luce dell’alta circolazione di fake news”.

Il rapporto, dal 2014, monitora i diversi social network utilizzati sia in generale sia per le notizie in 12 paesi. Facebook è diminuito di cinque punti percentuali da allora dopo aver raggiunto il picco nel 2017, ora si attesta al 60%, un livello simile a YouTube (61%), WhatsApp è al 51%. Instagram (40%), TikTok (16%) e Telegram (11%) sono le uniche piattaforme a essere cresciute nell’ultimo anno.

Le notizie sulla guerra

Lo studio Reuters ha dedicato un’analisi specifica all’informazione legata alla guerra, condotta in cinque Paesi (Polonia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti e Brasile) dal 29 marzo al 7 aprile. Dall’analisi risulta che cresce la percentuale di persone che evitano di proposito le notizie su determinati argomenti come il Covid-19, l’aumento dell’inflazione, la guerra in Ucraina.

La guerra è seguita abbastanza da vicino e in molti si rivolgono ai telegiornali, come in altre crisi mondiali, per gli aggiornamenti. Ma, a causa “forse della natura difficile e a volte traumatica del conflitto, c’è una maggiore tendenza nell’evitare le notizie”.
In particolare, in Germania il 36% rifugge le notizie sul conflitto (+7% rispetto a prima della guerra), in Polonia il 47% (+6%), in Usa il 46% (+4%). L’incremento della Germania in due mesi è maggiore di quello registrato in cinque anni dal 2017 al 2022. “Poiché il conflitto persisterà – spiega l’analisi – sarà particolarmente importante per le redazioni riorientare gli sforzi sulla spiegazione della sue più ampie implicazioni”.

Più in generale, e non solo rispetto alla guerra in Ucraina, il 38% afferma di evitare spesso o talvolta le notizie, una cifra in aumento rispetto al 29% nel 2017. Gli utenti che seguono questa tendenza sono raddoppiati in Brasile (54%) e nel Regno Unito (46%) dal 2017. Molti intervistati affermano che “le notizie hanno un effetto negativo sul loro umore”. Mentre una percentuale significativa di giovani e di persone meno istruite dicono di evitare le notizie perché “difficili da capire, suggerendo che i mezzi di informazione potrebbe fare molto di più per semplificare il linguaggio o contestualizzare storie complesse”.

Focus Reuters sull’Italia

Secondo il rapporto Reuters, in Italia la fruizione di notizie cartacee continua a diminuire, con solo il 15% (l’anno scorso era il 18%) che dichiara di utilizzare fonti di stampa. Tiene la tv e lo smartphone è il dispositivo più usato per la fruizione delle notizie online.
L’Italia è sotto la media mondiale con il 12% che acquista news online, un punto percentuale in meno rispetto allo scorso anno.

Nel nostro Paese i ricavi pubblicitari online ora rappresentano quasi la metà (49%) delle entrate complessive nella pubblicità “una svolta in un sistema multimediale tradizionalmente caratterizzato da un settore televisivo particolarmente forte”.

Il 36% degli italiani condivide notizie sui social media e chat (primo Facebook seguito da WhatsApp e YouTube).

Ansa primo brand per affidabilità

Tra le testate d’informazione online italiane, per il quinto anno consecutivo l’Ansa è prima per affidabilità. L’agenzia di stampa guida la classifica conquistando la fiducia del 73%% degli italiani, seguono Il Sole 24 Ore e SkyTg24.
Il quotidiano diretto da Fabio Tamburini, in particolare ha una performance migliore rispetto agli altri grandi quotidiani finanziari internazionali: Financial Times è quarto nel Regno Unito, Wall Street Journal è quinto negli Usa, mentre si posizionano ancora più in basso i giornali finanziari in Francia e Spagna.

Tra i siti di informazione più consultati, al primo posto c’è Fanpage, che nel 2021 era quinto, a pari merito con Tgcom24, mentre Ansa.it si conferma terzo per consultazione. Quarto posto per SkyTg24, poi Repubblica, Corriere della Sera e Rainews. In questo rapporto, sottolinea Reuters, per la prima volta un outlet nativo digitale come Fanpage ha ottenuto il maggior pubblico online superando anche le testate più tradizionali e affermate.

Sul fronte tg, i notiziari Rai sono primi seguiti da Mediaset e Skytg24.

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