Assange proteste (Foto LaPresse)

Wikileaks, via libera Uk all’estradizione di Assange in America

Condividi

“Un giorno buio per per la libertà di stampa e per la democrazia inglese”, commenta la piattaforma online

La ministra dell’Interno britannica, Priti Patel, ha ordinato l’estrazione negli Stati Uniti di Julian Assange. Il via libera finale da parte della responsabile dell’Home Office, considerato scontato, arriva dopo che nel Regno Unito era stata completata la procedura giudiziaria sulla controversa vicenda.

Inseguito da Washington da 10 anni

Con diciotto capi di accusa a suo carico, tra cui la violazione della legge sullo spionaggio, l’australiano rischia di scontare in un carcere Usa una pesantissima condanna per aver contribuito a diffondere nel 2010 tramite la piattaforma online Wikileaks documenti riservati contenenti anche informazioni su crimini di guerra commessi dalla forze americane in Iraq e Afghanistan.
La vicenda è stata denunciata come iniqua e persecutoria da molti sostenitori, da organizzazioni umanitarie come Amnesty International, da agenzie dell’Onu, da alcuni periti medici e da diversi media internazionali.

Appello entro 14 giorni

Assange non verrà comunque consegnato agli Stati Uniti immediatamente. Ha infatti ancora 14 giorni di tempo per tentare un ultimo appello, contro l’adeguatezza del provvedimento ministeriale, di fronte alla giustizia britannica; e, nel caso di un rigetto (pressoché scontato), di provare a rivolgersi pure alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, organismo che fa capo al Consiglio d’Europa di cui il Regno Unito fa tuttora parte.

“In base alla legge sull’estradizione (Extradition Act) del 2003, il ministro è tenuto a firmare l’ordine di estradizione se non ha basi per proibire che esso venga eseguito”, si legge in una nota esplicativa diffusa a nome di Patel dall’Home Office. “Il 17 giugno in seguito al giudizio dato sia dalla Corte di primo grado sia dall’Alta Corte, l’estradizione negli Usa del signor Julian Assange à stata quindi ordinata. Il signor Assange conserva tuttavia il diritto di fare appello entro il termine normale di 14 giorni”.
Il ministero nota in ogni modo come “in questo caso le Corti del Regno Unito non abbiano riscontrato il rischio di abusi, di un trattamento ingiusto od oppressivo contro Assange nell’ambito del processo di estradizione. E neppure hanno riscontrato che negli Stati Uniti egli possa andare incontro a una procedura incompatibile con i suoi diritti umani, incluso il diritto a un processo giusto o alla sua libera espressione”, sancendo che “sarà trattato in modo appropriato anche in relazione alla sua salute”.

“Un giorno buio”

Condanne per il via libera sono arrivate da Wikileaks e da Stella Morris, avvocata sudafricana specialista in diritti umani e moglie di Assange, che hanno parlato di “un giorno nero” per la libertà d’informazione e per la “democrazia britannica”.

“Chiunque in questo Paese abbia a cuore la libertà di espressione, dovrebbe vergognarsi profondamente” dell’approvazione sancita da Patel dell’estradizione agli Usa, “un Paese che ha complottato per assassinarlo”, ha detto Morris. “Julian non ha fatto nulla di sbagliato, è un giornalista ed editore punito per aver fatto il suo dovere” rivelando documenti riservati e informazioni imbarazzanti su atti compiuti da vari Stati, Usa compresi.

“Priti Patel aveva il potere di fare la cosa giusta, invece sarà ricordata come complice degli Stati Uniti, del loro progetto di trasformare il giornalismo investigativo in un’impresa criminale”, ha aggiunto. Secondo Morris, comunque, anche se “la strada verso la libertà di Julian si fa lunga e tortuosa”, la battaglia “non finisce qua”: a partire “dall’appello che riproporremo all’Alta Corte” di Londra e dall’organizzazione di proteste di piazza. “Non vi sbagliate, ha concluso, questo è sempre stato un caso politico, non legale. (Una vendetta per il fatto che) Julian ha pubblicato prove sui crimini di guerra, le torture, la corruzione di funzionari stranieri commessi dal Paese che sta cercando di farselo consegnare”.

Condanna da Amnesy

“Consentire che Julian Assange venga estradato negli Stati Uniti significherebbe esporre lui a un grande rischio e mandare un messaggio agghiacciante ai giornalisti di tutto il mondo” è stata la denuncia di Agnes Callamard, segretaria generale di Amnesty International.
Amnesty, a nome di varie organizzazioni umanitarie, rilancia l’appello “al Regno Unito di “rinunciare a procedere all’estradizione di Julian Assange” agli Usa stessi “di ritirare le accuse contro di lui” e, in generale, di garantire che “Assange sia rimesso in libertà”.

Fnsi e Cnog: attacco alla libertà di informare

“La decisione del governo di Londra di consentire l’estradizione di Julian Assange negli Usa è un attacco alla libertà di informare”. Con una nota Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, è intervenuto sulla questione.

“Assange, che negli Stati Uniti rischia fino a 175 anni di carcere, ha semplicemente divulgato documenti relativi a questioni di grande interesse pubblico. È grave che la ministra dell’Interno britannica Priti Patel non ne abbia tenuto conto. La sua decisione rappresenta un precedente pericoloso e poco edificante per qualsiasi Paese che si professi democratico”.

Sulla stessa linea il commento di Carlo Bartoli, presidente Cnog. “La decisione delle autorità inglesi di estradare Assange è un attacco frontale alla libertà di stampa, un monito a tutti i giornalisti a stare a testa bassa”.
“Assange, ha aggiunto, rischia una pena pesantissima semplicemente per aver svolto il suo lavoro di cronista divulgando notizie”.
“La libera informazione è un cardine della democrazia, serve uno scatto delle istituzioni internazionali per impedire questo ulteriore strappo.”