Togliendo la polvere dalla memoria

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E’ da pochi giorni nelle librerie “I libri si sentono soli” (edito da La nave di Teseo), scritto da Luigi Contu, direttore dell’Ansa. Un oceano di carta (e di carte) per capire il Novecento. Un viaggio nella storia di una famiglia attraverso il patrimonio dei libri

Il lettore che si appresta a dedicare qualche ora del suo tempo alla lettura di “I libri si sentono soli” (La nave di Teseo), scritto da Luigi Contu, deve avere qualche informazione preliminare.

Luigi Contu (a Repubblica, però, dove ha lavorato dal 2004 al 2009 come capo del settore politico non c’era uno solo di noi che non lo chiamasse Gigi), direttore dell’agenzia Ansa da ben 13 anni, non aveva intenzione di scrivere un “romanzo”; lo dice lui stesso da qualche parte nel libro. Forse perché è uno di quei (pochi) giornalisti che non spalancano le porte della loro prosa ad avverbi e ad aggettivi, forse perché è uno di quei colleghi che alle fantasie letterarie preferiscono gli stati d’animo generati dai fatti o da situazioni reali.

Chi si tuffa in questo “oceano di carta” ben presto capirà che tutto nasce da un foglietto che Ignazio Contu, il padre di Gigi, lascia al figlio per orientarsi tra le migliaia di volumi accatastati con criterio nelle grandi librerie della famiglia, “nella casa di Roma Nord”; e pure per avere un faro acceso tra gli innumerevoli documenti, le riviste e le fotografie, sparsi all’interno di una storica cassapanca sarda, nei cassetti e sui ripiani di alcune scrivanie, in alcuni grossi scatoloni. Così, da quel foglietto, nasce l’interesse di Gigi per la ricerca e la catalogazione, la curiosità della scoperta, l’eccitazione per un eccezionale ritrovamento. Gigi abbandona la remora verso la stesura di un libro e si getta nel grande mondo del romanzo storico e biografico, riuscendo appieno nel racconto del secolo breve, il Novecento. Trasformandosi da giornalista senza fronzoli ad attento filologo, senza la boria dello studioso ma con la curiosità e l’attenzione del neofita. I libri che Gigi esamina costituiscono, rappresentano, evidenziano la memoria storica della sua famiglia. Il nonno Rafaele, anzitutto: appassionato di scienza e filosofia, sardo di Tortolì, dirigente del Ministero della Guerra fascista, intellettuale amico di Ungaretti e Paul Valery, direttore di importanti pubblicazioni e interlocutore privilegiato dell’establishment culturale dell’epoca. Il padre Ignazio, che dopo 30 anni di giornalismo parlamentare passò a una attività istituzionale come portavoce di vari governi e che ha dato la stura a questo complesso e per certi versi incredibile lavoro di ricostruzione storica. E (in tono minore) lo zio Luigi, importante esponente del fascismo, deputato dal 1940 al 1943 e sottosegretario al ministero delle Corporazioni del governo Mussolini nell’ultimo mese di vita del regime, dal 2 giugno al 25 luglio 1943. 

Sono numerosi i fatti, i nomi, le curiosità, che rimangono impressi leggendo il libro scritto (ma la parola più giusta è forse un’altra: composto) da Gigi Contu. Questi che leggete di seguito mi hanno particolarmente colpito.

Enrico Berlinguer che mangia un panino con lo stracchino; una partita a calcetto con il medesimo nel campetto condominiale; una lezione sulla Rivoluzione francese (tenuta dal segretario del Pci) che fece guadagnare a Gigi un 8 in storia.

Stadio Olimpico di Roma, anno 1969. Gigi ha sette anni, il papà lo porta allo stadio a vedere la Roma che affronta il Cagliari del formidabile Gigi Riva. “Il mio entusiasmo – scrive Gigi – scemò quando mi accorsi che mia padre al fischio d’inizio si mise a leggere il giornale…”.

Anno 1975, Ignazio porta Gigi (13 anni) al Palazzo dello Sport dell’Eur dove è in corso il congresso della Democrazia Cristiana. Scrive Gigi: “All’uscita dal PalaEur mi chiese se mi fossi annoiato… ‘Ti sei meritato un bel regalo’… Sperai per un attimo che mi portasse al vicino luna park… invece si fermò a una bancarella e comprò la “Storia del Partito comunista italiano” di Paolo Spriano. Non era per lui. Con aria molto soddisfatta me la consegnò”.

La caccia a un’edizione particolare dell’”Ulisse” di Joyce, con la complicità della figlia Ludovica.

La mononucleosi che colpì Gigi all’età di 9 anni e il trasferimento a casa della nonna dove fu curato per un mese con cibo medicine e soprattutto libri, i suoi primi libri.

I violentissimi banditi sardi di fine Ottocento e i compiti letali delle accabadore.

Lo stupefacente racconto che si snoda a seguito del rinvenimento di quattro paginette, titolate “Inno”: un inedito di Ungaretti, no, la versione originale di un componimento già pubblicato…

La complicità con il figlio Francesco: “Una domenica pomeriggio ci trovammo seduti al tavolo da pranzo, uno di fronte all’altro. Io con i quaderni appena ritrovati… lui a studiare il libro di Guido Formigoni “Storia d’Italia nella guerra fredda”.

Sul primo numero della rivista “Sapere” (1935), diretta dal nonno Rafaele Contu, fu pubblicato un articolo di Enrico Fermi sulle “applicazioni diatermiche delle microonde”. La rivista costava due lire e ne furono stampate centomila copie. Tutte vendute. Erano decisamente altri tempi.