Rai: i giovani e il futuro da media company. Digitale? Un’emergenza non rinviabile

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I vertici di Viale Mazzini sono intervenuti al convegno organizzato dall’UsigRai sul contratto di servizio. La conquista delle nuove generazioni un passaggio fondamentale

“Sono molto ottimista sul futuro dell’azienda e sulla capacità di interpretare il grande cambiamento digitale in atto”. A dirlo, a proposito dei cambiamenti che si prepara ad affrontare la Rai, in vista del nuovo contratto di servizio e non solo, l’ad Carlo Fuortes. Intervenendo al convegno dedicato proprio al contratto di Servizio, organizzato dall’Usigrai, al Cnel, il manager ha voluto fare una disamina di quanto sia cambiata la Rai negli ultimi 6 mesi. “Abbiamo affrontato una trasformazione culturale enorme, il passaggio dalle reti ai generi, un passaggio che qualsiasi azienda che voglia diventare, da broadcaster, media company deve compiere”, ha spiegato.

La sfida dei più giovani

La sfida principale resta il pubblico più giovane. “Il servizio pubblico va erogato a tutti i cittadini, non solo a chi ha più di 40 anni, dobbiamo fare di tutto per riuscire ad ad avvicinare i giovani, non è solo una questione di mezzi di distribuzione ma soprattutto di contenuti”. Altro elemento cruciale, “l’informazione: la Rai deve presidiare news e approfondimento seguendo i principi del pluralismo, del libero confronto delle idee, della verifica delle fonti, della competenza e responsabilità. Sarà uno dei punti chiave del nuovo contratto di servizio. Lavoriamo a nuovi format e linguaggi e intanto abbiamo realizzato la piccola rivoluzione di rainews.it, che ha raggiunto 1,4 milioni di utenti al giorno: in sei mesi siamo riusciti a riunire tutta l’informazione digitale in un unico sito, che va migliorato, certo, ma è cresciuto del 100 per cento in qualche mese”.

Piano industriale e piano immobiliare

Fuortes ha citato anche “la grande scommessa sulle risorse umane dell’azienda” e “gli investimenti in tecnologia, circa 215 milioni di euro per i prossimi cinque anni. Tutto questo dovrà essere gestito da tutto il personale, tecnici, manager, giornalisti, funzionari, impiegati, operai dovranno affrontare insieme la trasformazione mantenendo il Dna della Rai ma insieme lavorando in modo nuovo”. “Ovviamente – ha sottolineato – dovremo avere nuove risorse da sostituire a quelle che si ridimensioneranno”, ma ha tenuto anche a sottolineare che il nuovo piano industriale “non prevede esuberi: tutti i lavoratori di Rai potranno essere riqualificati e trovare motivazioni professionali nuove”.

Fondamentale anche il nuovo piano immobiliare, “basato su efficienza e razionalizzazione per sciogliere un nodo che da decenni non si risolve: parliamo di investimenti per 465 milioni nei prossimi 10 anni”.

Soldi: transizione digitale è un’emergenza non rinviabile

Sul tema del digitale e sulla necessità che la Rai allarghiil suo pubblico si è espressa anche la presidente di Viale Mazzini, Marinalla Soldi. “Il servizio pubblico deve essere capace di parlare a tutte le generazioni, a tutti i cittadini. Come indica anche l’atto di indirizzo del CdM, per questo la Rai deve trasformarsi in media company digitale: all’esterno con linguaggi e prodotti adeguati ai tempi e su tutte le piattaforme; all’interno, con un cambio di cultura, mentalità, competenze, modo di lavorare”, ha proseguito Soldi.

Ma la transizione digitale “non si può fare senza mettersi in gioco, rivedere le priorità, imparare cose nuove”, ha aggiunto. “La Rai ha tre strumenti a disposizione, sincronici, se si ha il coraggio di agire presto: il Contratto di servizio che delinea il contesto, il Piano Industriale che lo rende operativo e misurabile, il Piano di Sostenibilità che fa da cerniera tra i due. La transizione digitale è un’emergenza, non è rinviabile. Non c’è tempo da perdere”.