Incontrando i corrispondenti stranieri a cena, il premier ha parlato del valore della libertà di stampa. Senza sottrarsi a battute e ironie sul suo esecutivo
“Dobbiamo essere grati alla libertà di stampa e riconoscerci in essa”. Lo ha detto il premier Mario Draghi intervenendo alla cena della Stampa estera, ispirata a quella tradizionale che si svolge in America.
“Si parla di disinformazione, di stampa debole, non corretta o sottomessa. Ma la libertà di stampa è un diritto fondamentale che voglio difendere. Non solo è sancito dalla Costituzione, ma ci ha aiutato moltissimo nei tempi più bui della Repubblica”, ha continuato il premier.
“Oggi c’è la disinformazione e viene naturale pensare di reprimerla, ma noi vogliamo difendere la libertà di stampa” “perchè così difendiamo la nostra democrazia che è forte a sufficienza per difendersi dalla disinformazione”.
“Voi incarnate e difendete la libertà di stampa”, ha aggiunto rivolgendosi ai corrispondenti stranieri in Italia.
Ironia e battute
Nel suo intervento, Draghi ha sorpreso i partecipanti sfoderando battute e ironia. Compresa una barzelletta sui banchieri. “Mi viene in mente la storia di un uomo che sta aspettando un trapianto di cuore. Gli dicono che e’ disponibile il cuore di un giovane di 25 anni in splendida forma e quello di un banchiere centrale di 86 anni. ‘Scelgo il secondo’, dice l’uomo. ‘E perchè?’. ‘Perché non è mai stato usato!'”.
E ancora. “Nei primi mesi di questo governo, molti hanno scritto che questo esecutivo coincideva con un momento magico. I Maneskin, Berrettini, la finale europea, le medaglie alle olimpiadi, il Nobel per la fisica a Giorgio Parisi. Una serie di eventi così non si era mai vista. Da quel momento in poi è andato tutto a gonfie vele – ha ironizzato Draghi -: l’Italia non si è qualificata ai mondiali, siamo arrivati sesti all’Eurovision, Berrettini si è preso il Covid e non ha giocato a Wimbledon e vivo nel terrore che l’accademia svedese ci ripensi su Parisi…”.
Poi il premier ha spiegato perché in passato ha dovuto declinare alcune interviste ai corrispondenti: “Non si tratta di reticenza a comunicare. Come avete visto da alcune foto al museo del Prado amo moltissimo stare al telefono”. “La verità è che volevo un vostro invito a cena. Ora ricambierò il favore con molta calma”.
Infine, rivolto ai corrispondenti esteri ha chiosato: “Vi auguro di continuare a lavorare così, tra un cappuccino al sole, un aperitivo in piazza. Il corrispondente in Italia è un duro lavoro ma qualcuno dovrà pur farlo…”.











