Rai lancia un appello ai soci TER per una rilevazione più moderna

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Diamo a Roberto Sergio, direttore di Rai Radio, uno spazio a parte rispetto agli altri editori perchè il suo commento va molto oltre l’analisi dei dati appena rilasciati da Ter. Intervistato da Primaonline, Sergio spiega e approfondisce il senso della presenza Rai in una rilevazione di cui il gruppo ha spesso denunciato i limiti e lancia un appello ai soci in TER.


I dati di ascolto appena pubblicati sono l’occasione per fare il punto su Ter con il direttore di Rai Radio, Roberto Sergio, da sempre molto critico sull’impostazione delle rilevazioni e della mancata partecipazione nella compagine societaria Ter delle rappresentanze del mondo pubblicitario (a differenza delle altre ‘audi’). 



Primaonline – Rai Radio, con il totale delle quattro radio iscritte, esce da questa tornata TER sostanzialmente stabile, con un complessivo di oltre 8 milioni di ascoltatori nel giorno medio. Come commenta questo risultato?

Roberto Sergio – Non commento. Su TER si è appena espresso il presidente Upa, Lorenzo Sassoli de Bianchi, con una considerazione del tutto condivisibile e che ripresa dal volumetto stampato, in occasione della relazione del 6 luglio, le riporto integralmente: “Peccato non riuscire ancora a misurare la radio in tutte le sue sfaccettature, come meriterebbe. Aspetteremo il maturare della sensibilità degli editori”.

Primaonline – Quella di Sassoli de Bianchi è una bacchettata al sistema che si aggiunge al monito del presidente Agcom, Lasorella, che chiede maggiore senso di responsabilità agli editori.

R. Sergio – Ammonimento più che condivisibile e di forte stimolo a tutti noi consiglieri Ter. D’altra parte è dal 2018 che chiedo l’ingresso di Upa e strumenti digitali per la misurazione dei dati. Oltretutto, negli ultimi tre l’intera compagine dei consiglieri Rai ha votato contro la metodologia confermata dal socio in assemblea. I dati di oggi fotografano la brand awareness, dei canali radiofonici. Se invece parliamo di numeri per avere indicazioni editoriali e per affinare l’offerta, allora Ter non è lo strumento giusto. Mi spiace che nel nostro mondo non ci sia la possibilità di avere dei dati puntuali se non addirittura quotidiani.

Primaonline – Come la prenderanno gli editori radiofonici?

R. Sergio – Nella sostanza sono cose che dico da ormai 4 anni, assieme ai colleghi del Gruppo Rai che si sono succeduti negli anni nel Cda di Ter per cercare di portare necessari elementi di modernità. Tutte le ricerche oggi si avvalgono di strumenti e tecnologie all’avanguardia, per poter essere realmente rappresentative. Ter funziona ancora con questionari telefonici. Credo che non ci sia molto da aggiungere.

Roberto Sergio

Primaonline – Cosa proponete come alternativa?
R. Sergio – Le soluzioni tecnologiche ci sono. Ad esempio, quello che chiediamo ormai da anni: la misurazione passiva. Il meter registra cosa realmente viene ascoltato dalle persone, anche in modo non volontario, come ad esempio quando si entra su un taxi o in un negozio. Essendo una rilevazione passiva, basata su uno strumento connesso, il dato sarebbe subito disponibile. Nulla da inventare, sono metodologie e strumenti che esistono e vengono utilizzati all’estero.

Primaonline – Il meter è un tema sul tavolo di Ter da anni ma non è mai stato approvato. 
R. Sergio – Tutti i correttivi proposti in questi anni da Rai – e purtroppo quasi sempre solo da Rai – non sono stati mai approvati perché esiste un tetto in Ter che fissa all’80% la quota indispensabile per l’approvazione delle delibere. Questo di fatto rende impossibile il raggiungimento della quota necessaria per l’avvio di un processo di adeguamento della ricerca alle attuali esigenze editoriali e di mercato.

Primaonline – Perdoni la precisazione ma non è impossibile raggiungere la quota necessaria, piuttosto voi in questa battaglia non avete alleati sufficienti per raggiungerla. In queste condizioni vale la pena restare in Ter?
R. Sergio – La Rai non esce da Ter per senso di responsabilità e per proseguire nella nostra azione verso un miglioramento da noi ritenuto necessario. Oggi è l’unica currency a disposizione del mercato pubblicitario.

Primaonline – Il 21 settembre ci sarà la presentazione dei palinsesti di Rai Radio che lei ha letteralmente trasformato e modernizzato attraverso una rivoluzione digitale attuata in tempi  molto rapidi. Anche per questo sente penalizzante l’impostazione ‘analogica’ di Ter?

R. Sergio – A settembre metteremo in mostra gli ulteriori sviluppi digitali della Radio Rai. Oggi, la svolta impressa dal 2018 è alla base della nostra doppia anima: protagonisti del mercato del total audio da un lato, producer multipiattaforma dall’altra. Cosa saremmo oggi senza quel cambio di passo? Un editore radio ai margini del mercato. Oggi guidiamo il cambiamento ed abbiamo tecnologie multipiattaforma all’avanguardia in Europa.