Il tavolo dei relatori alla presentazione del rapporto Censis-Ital Communication

Gli italiani hanno fame di notizie vere. Non di fake news

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Presentato a Roma il Rapporto Censis-Ital Communication ‘La buona comunicazione nell’emergenza quotidiana’. Più dell’80% degli italiani si è imbattuto almeno in una notizia falsa sulla pandemia

A leggere i numeri del secondo rapporto Censis-Ital Communication, presentato giovedì 14 luglio a Roma, gli italiani che si imbattono nelle cosiddette fake news, ovvero le informazioni false o fuorvianti, sono davvero tanti: il 57,7% delle
persone lamenta di avere un’idea molto o abbastanza confusa di quello che sta succedendo nella guerra tra Russia e
Ucraina. L’83,4% dichiara che negli ultimi due anni si è imbattuto in notizie false sulla pandemia e il 66,1% in fake news sulla guerra. Insomma, l’ignaro pubblico delle fake è enorme.
I produttori conoscono bene il loro potenziale virale e sguazzano in questo gioco al massacro della verità.

La domanda di informazione

Il rapporto sulla ‘buona comunicazione dell’emergenza quotidiana’, che nasce all’interno dell’Osservatorio permanente
Censis-Ital Communications sulla comunicazione e sulle agenzie di comunicazione, evidenzia un altro elemento importante: le emergenze, seppure imprevedibili, generano una domanda di informazione dalla quale nessuno è escluso.

La comunicazione, insomma, assume un ruolo fondamentale nella rappresentazione della realtà e i professionisti del settore sono essenziali per ridurre il rischio di fake news.

La ricerca delle notizie

Vediamo qualche numero proposto dalla ricerca. Il 97,3% degli italiani nell’ultimo anno ha cercato notizie su tutte le fonti disponibili, online e offline. In particolare, 41 milioni di italiani si sono informati sui media tradizionali.
Nel biennio 2019-2021 gli utenti del web sono aumentati di 4,2 punti percentuali e sono l’83,5% della popolazione. Sette milioni di persone hanno poi utilizzato social media e messaggistica istantanea, diventando essi stessi protagonisti e moltiplicatori di quello che leggevano e ascoltavano.

La voglia di fare audience

Sei italiani su dieci ritengono che durante l’emergenza sia stata privilegiata la spettacolarizzazione e la voglia di fare audience piuttosto che un’informazione tesa alla comprensione dei problemi.

Di fronte alla confusione informativa il 45,5% degli italiani si rivolge a fonti informali di cui si fida di più, ma è in questi ambienti che si producono e diffondono notizie false, attraverso post, like e condivisioni.
Tra le persone di cui gli italiani si fidano, anche come fonti informative, ci sono gli influencer: il 38,1% segue le loro opinioni e le analisi sulla guerra.

Il ruolo delle agenzie di comunicazione

In un quadro del genere, dove le notizie hanno diversi “centri di produzione” (talvolta incontrollabili e perciò poco affidabili) diventa importante la presenza di professionisti che guidino le aziende e le istituzioni nella comunicazione. Ruolo fondamentale per combattere fake news e disinformazione. 

In Italia sono attive (dati 2021) 4.445 agenzie di comunicazione e pubbliche relazioni, al cui interno lavorano 8.290 professionisti, per una media di circa due addetti per ciascuna agenzia. 
Sostiene Massimiliano Valerii, direttore Generale del Censis: “Web e social sono entrati a pieno titolo all’interno dell’ecosistema dell’informazione, e ci resteranno. I professionisti dell’informazione devono cercare i modi per influenzare positivamente il web che è e deve rimanere uno strumento di libertà e di democratizzazione”.