Economia del mare: il Pnrr per raggiungere il ‘Northern range’

Condividi

I porti italiani rincorrono l’asse Rotterdam-Anversa-Amburgo

Debutta la I edizione di ‘Economia del mare. Nuovi scenari e sfide per la Blue Economy’, il convegno organizzato da Il Sole 24 Ore e dedicato all’analisi degli scenari presenti e futuri dell’industria marittima italiana. Un osservatorio sulla portualità che ha avuto luogo contemporaneamente a Genova, Trieste e Napoli, sia live che in diretta streaming. Tanti gli ospiti presenti, invitati a interpretare il ruolo e i compiti degli attori pubblici e privati della blue economy.

Le tematiche più centrali e complementari sono state il Pnrr e la concorrenza con l’asse portuale Rotterdam-Anversa-Amburgo, il cosiddetto ‘northern range’.
Il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti a questo proposito ha dichiarato: “Le nostre infrastrutture, i porti come anche le autostrade del mare sono gli asset che danno competitività al Paese. Non usare adeguatamente i fondi del Pnrr significa generare altri debiti, e anche la crescita del mercato interno non andrebbe oltre l’introduzione del salario minimo”.

Giovanni Toti (foto Ansa)
Giovanni Toti (foto Ansa)

Gli ha fatto eco il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che ritiene opportuno guardare alla pioggia di sovvenzioni in arrivo dal NGEU, come un’opportunità per rilanciare l’economia del mare sul fronte innovazione e sostenibilità.

Temi su cui è intervenuto anche il Ministro delle mobilità sostenibili Enrico Giovannini, che ha segnalato l’iniezione di ulteriori fondi nell’industria marittima oltre a quelli previsti dal Piano di ripresa. “Il governo ha inserito in legge di Bilancio 2 miliardi destinati alla mobilità sostenibile e a interventi come il refitting delle navi”, ha dichiarato il ministro.

Ma dare una scossa al settore marittimo significa anzitutto candidare i porti italiani a tenere il passo dei competitor nordeuropei. Il primo cittadino di Trieste Roberto Dipiazza ritiene superata la competizione interna, a vantaggio di un unico fronte portuale italiano che possa contendere la leadership al northern range. “Non esiste più la competizione fra Venezia, Trieste e Genova – ha dichiarato il sindaco – . I porti del nord Italia si sono uniti per reggere la concorrenza di Rotterdam, Anversa e Amburgo”.

Dello stesso parere anche il Presidente Confitarma Mario Mattioli: “Parte del Pil italiano viene sacrificato a causa delle spese doganali per le merci importate dai porti del nord Europa. Il gap logistico con il northern range è di circa 70 miliardi, ci verrebbe fuori un paio di buone finanziarie. Per colmare questo gap è necessario anzitutto abbattere i tempi. La burocrazia non deve essere una palla al piede per la blue economy, piuttosto deve essere messa al suo servizio. Il Pnrr ci impone ora di adeguarci agli standard europei. Da questo punto di vista, la ricostruzione del ponte di Genova in soli due anni è un esempio virtuoso”.

All’evento si è parlato anche di lavoro. Il Presidente Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti, non ha perso l’occasione per dire la sua sulla chiusura dell’impianto produttivo di Bagnoli della Rosandra da parte di Wärtsilä – azienda finlandese produttrice di motori navali che nel 1999 ha rilevato da Fincantieri la Grandi Motori Trieste – per poter procedere con la centralizzazione dei motori a 4 tempi presso il centro di Vaasa in Finlandia. Agrusti ha parlato in questo caso di “diseconomia del mare”, dicendosi preoccupato per le sorti degli oltre 400 dipendenti del sito friulano.

Infine, l’attenzione si è spostata sul mismatch tra risorse umane e offerte di lavoro. L’Amministratore Unico ForMare-Polo Nazionale per lo Shipping Fabrizio Monticelli ne individua le cause nella burocratizzazione del rilascio delle certificazioni, nel costo della formazione professionale come anche nel “racconto sbagliato” di mansioni come quella del macchinista, che in molti casi scoraggiano i giovani che ambiscono a lavorare in contesti tecnologicamente innovativi. “Il mismatch è soprattutto sulle figure di alto livello nel settore macchina. C’è una grande crisi di vocazione – ha detto Monticelli – per cui il sistema rischia di andare in crisi per mancanza di macchinisti”. Le soluzioni andrebbero dunque ricercate nella formazione permanente, o come ha suggerito l’esperto di Diritto dell’Economia Davide Maresca, nell’internalizzazione delle competenze e nell’interdisciplinarietà.