Stefano Azzi

Dazn, Azzi: i pirati vero problema della Serie A, non il prezzo della concurrency

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Le dichiarazioni del ceo della società di streaming sportivo in Commissione Trasporti puntano il dito sugli accessi illeciti alle partite di Serie A. Il prezzo del nuovo abbonamento di Dazn? Secondo Azzi è in linea con le altre offerte in Europa. Il vero problema è il proliferare degli accessi illeciti

Estate complicata per Dazn. Rapporto con Tim, concurrency, prezzo dell’abbonamento, ascolti, qualità della rete e del servizio al cliente sono i temi sul tavolo. Così è un periodo pieno di problemi da risolvere, quello che la Netflix del calcio sta affrontando in questo infuocato mese di luglio in Italia.

A meno di un mese dalla partenza del campionato di Serie A, che sancirà per la piattaforma di streaming quello che dovrebbe essere l’inizio del periodo di consolidamento, molte cose sono state fatte ma tante rimangono ancora da definire. I nuovi vertici dell’azienda, comunque, con il ceo Stefano Azzi impegnato in prima persona su tutti i fronti, stanno dialogando con le istituzioni in maniera molto più efficace e lineare di quanto non avvenisse in passato. Con l’Agcom, ma anche con il Parlamento. Dazn, in primo luogo, ha deciso di seguire le indicazioni dettate dall’Authority della comunicazione in tema di rapporto con i clienti finali ed efficienza del servizio prestato. Lo ha fatto evitando in extremis che il procedimento sanzionatorio che si era innescato producesse multe o altri effetti perniciosi sulla società.

Undici correttivi ma altri nodi da sciogliere

Sono stati implementati undici correttivi, che sono stati pure approvati dall’Authority guidata da Giacomo Lasorella. E ora sembra in avanzata fase di risoluzione anche la querelle inerente l’attendibilità dei dati di ascolto: Dazn dovrebbe – con l’avvio della stagione, a metà agosto – essere ‘misurata’ da Auditel. Da un JIC, quindi, così ottemperando alle indicazioni riguardanti la trasparenza, la terzietà e la credibilità dei numeri prodotti.

Rimangono da sciogliere però altri nodi importanti. Il primo è quello del rapporto con TIM. La società guidata da Pietro Labriola paga attualmente 340 milioni annui per disporre delle partite sulla propria piattaforma TIM Vision. Tim, come ormai è noto, avrebbe chiesto uno sconto da 100 milioni sulla propria ‘bolletta’ del calcio. Essendo però disponibile a rinunciare all’esclusiva, e quindi favorendo l’ingresso di un altro player distributivo e commerciale.  Ma la soluzione di compromesso che sembrava vicina ad arrivare, ora ritarda. E nel frattempo, con l’avvio del campionato imminente, nella fase commerciale più topica di tutta la stagione, TIMVision sta proponendo un’aggressiva campagna promozionale, mentre Dazn è in difesa. La piattaforma del gigante delle tlc offre le partite a 19.90 euro al mese. E questo avviene proprio mentre Dazn ha rialzato i prezzi, prevedendo 29.90 euro al mese per l’abbonamento standard e 39.90 per quello Plus, che consente ancora la cosiddetta concurrency (la doppia visione contemporanea su due device ‘lontani’), prima compresa nel prezzo di base e materia di grandi polemiche e proteste elevate non solo dai consumatori finali.

Azzi e Righetti in Commissione

L’ad di Dazn Azzi e il segretario generale della società, Romano Righetti, hanno affrontato ieri una ‘dura’ audizione informale alle Commissioni riunite Cultura e Trasporti. Dove sul prezzo e l’abolizione della concurrency standard, in particolare, sono stati pressati e attaccati da un parlamentare leghista, Daniele Belotti. Belotti ha accusato Dazn di “speculare” sulla passione dei tifosi. Azzi, ricerche alla mano, ha cercato di dimostrare che all’estero il calcio costa di più. Dazn ha sottolineato che per tutto il sistema calcio esiste un’emergenza è quella della pirateria. L’ad Azzi, in particolare, ha citato lo studio di Ipsos che parla di danni da 267 milioni nel 2021.