Vladimir Putin (Foto Ansa)

Ucraina, i paesi dell’Est nel mirino della disinformazione Russa

Condividi

Account falsi, propaganda e disinformazione su rifugiati, aumenti di cibo e carburante e l’Occidente. Sono le armi alle quali la Russia sta facendo sempre maggior ricorso per combattere la guerra in Ucraina. Anche al di fuori del vero campo di battaglia.

Un esempio concreto, riflette Ap News, è quanto sta accadendo in alcuni paesi confinanti alla zona del conflitto, una volta parte del patto di Varsavia. Che, schieratisi con gli alleati Nato, sono stati investiti da un’ondata di disinformazione e propaganda russa che ha cercato di sfruttare e destabilizzare il dibattito pubblico interno.

Bulgaria e Polonia

Come si è manifestata l’azione russa? In Bulgaria, ad esempio, il Cremlino – ha raccontato un alto funzionario del paese – ha pagato a giornalisti, analisti politici e altri cittadini influenti 2.000 euro al mese per pubblicare contenuti filo-russi online. E sono state scoperte sofisticate reti di account falsi, bot e troll sotto i colpi di una crescente ondata di disinformazione e propaganda nel paese.
In Polonia, la disinformazione ha preso la forma di propaganda anti-occidentale e teorie del complotto. Una di queste addirittura suggeriva che che le bande polacche stessero prelevando gli organi dei rifugiati ucraini.

Le ambasciate

Figure chiave in questi contesti sono diventate anche le ambasciate russe, diventate fondamentali per le campagne di disinformazione della Russia, soprattutto da quando molte aziende tecnologiche hanno iniziato a limitare i media statali russi dall’inizio dell’invasione.

Disinformazione “alternativa” alle armi

In ogni caso, l’attacco russo arriva mentre i governi dell’Europa orientale, come altri in tutto il mondo, sono alle prese con l’insoddisfazione degli elettori e i disordini causati dall’aumento dei prezzi del carburante e del cibo.
Per Mosca, continua Ap, questi sistemi sono un’alternativa altamente economica ad armi o diplomazia, racconta Graham Brookie, direttore senior del Digital Forensic Research Lab del Consiglio Atlantico, che ha monitorato la disinformazione russa per anni.
Secondo il manager i media statali russi sono in grado di analizzare “il pubblico meglio della maggior parte dei media nel resto del mondo”. E, ha aggiunto, queste “narrazioni” hanno avuto più successo nei paesi in cui il mercato dei media è più polarizzato.