Giacomo Lasorella

Agcom fotografa lo scenario dei media e allerta sullo strapotere dei big digitali

Condividi

Il presidente dell’Authority ha presentato alla Camera la relazione annuale. In Ue, dice, c’è una stagione fermento sul settore digitale. E Agcom è pronta a fare la sua parte

I ricavi complessivi derivanti da inserzioni pubblicitarie su tutti i mezzi di comunicazione nel periodo 2017-2021 sono – per le piattaforme web – più che raddoppiati, raggiungendo il 46% del totale. Nell’intero settore dei media, considerando oltre ai ricavi pubblicitari realizzati sul versante degli utenti, anche i contributi pubblici, il peso delle piattaforme è quasi triplicato rispetto a quello dei loro competitors. E’ quanto emerge dalla Relazione annuale 2022 dell’Agcom. Indipendentemente dai modelli di business adottati,si osserva nel documento, la pubblicità rappresenta, in Italia e da diversi anni, la principale fonte di entrata per il settore dei mezzi di comunicazione, incluso Internet.

La pubblicità online non ha manifestato segnali di arresto neanche nell’anno più complesso della crisi economica e sanitaria, arrivando a superare nel 2021 cinque miliardi di euro di ricavi. La pandemia ha ampliato il divario tra la pubblicità online e quella destinata ai mezzi tradizionali: si è determinata un’ulteriore contrazione del peso delle entrate pubblicitarie sui mezzi di comunicazione tradizionali, mentre gli introiti complessivi derivanti da inserzioni online sono oltre il 54% del totale dei ricavi pubblicitari che sono pari a quasi 10 miliardi di euro.

I volumi di ricavo (lordi) gestiti dai primi tre player rappresentano il 70% delle risorse complessive del comparto. In tal senso, i primi posti della graduatoria delle risorse complessive continuano ad essere appannaggio di Alphabet/Google e Meta/Facebook; soggetti che presentano ricavi in deciso aumento, sia sul versante delle entrate nette (ossia, derivanti dalla vendita di spazi pubblicitari online propri o di soggetti terzi, al netto della quota retrocessa a questi ultimi), sia su quello dei fatturati pubblicitari lordi (ottenuti dalla raccolta complessivamente gestita per spazi pubblicitari online propri o di soggetti terzi, al lordo della quota retrocessa a questi ultimi). Amazon si colloca – stabile – al terzo posto, con introiti in crescita.

Appuntamento alla Camera per il presidente di Agcom, Giacomo Lasorella, che ha presentato la Relazione annuale 2022 sull’attività svolta e sui programmi di lavoro. Una lunga riflessione, che abbraccia i vari campi in cui si muove l’authority, che negli ultimi hanno registrato il moltiplicarsi delle sfide, cominciando dall’esponenziale crescita delle piattaforme digitali.

Necessaria collaborazione delle piattaforme digitali

“Agcom si troverà dinanzi a rilevanti compiti e responsabilità, che presupporranno una stretta interlocuzione con le piattaforme digitali. Ritengo sia importate che tali compiti siano svolti, sia pure nel rispetto dei ruoli e delle competenze, in stretto raccordo con gli organi costituzionali e con le altre autorità indipendenti”, ha messo in chiaro fin da subito Lasorella.
“L’obiettivo comune è quello di favorire lo sviluppo di un ecosistema digitale equo, trasparente e non discriminatorio, in cui siano rispettati i diritti di libertà, il pluralismo informativo, la piena concorrenza, la tutela di utenti, consumatori e aziende che operano nel web”, ha detto il presidente Agcom, che poi ha allargato lo sguardo a quanto fatto negli ultimi mesi anche dalle istituzioni europee.

“La nuova Commissione europea ha aperto una stagione di grande fermento e di grande innovazione normativa nel settore digitale, che ha nel Digital markets Act e nel Digital Services Act, di recente licenziati dalle istituzioni europee, i suoi pilastri fondamentali, ma che si compone di una serie di ulteriori interventi normativi in fieri, che l’Autorità monitora con grande attenzione”, ha spiegato.
“In sostanza, la Commissione ha abbandonato la strada di una progressiva revisione dei plessi normativi settoriali (tradizionalmente disciplinati mediante direttiva) – ha sottolineato il presidente Agcom -, per intraprendere nuove iniziative legislative di portata più generale, tutte realizzate attraverso lo strumento del regolamento europeo, volte a creare una sorta di nuova lex informatica, non solo in relazione ai profili di mercato, ma anche in relazione alle tutele dei diritti fondamentali di cittadini ed utenti europei”.

“Il fatto che l’Europa abbia inteso dotarsi, opportunamente, di regole più aggiornate – ha proseguito Lasorella -, non esime tuttavia dall’avere chiara consapevolezza che molto presto queste stesse regole dovranno misurarsi con scenari oggi solo appena prevedibili. Non solo. La consapevolezza è anche che quello sforzo normativo dovrà confrontarsi con uno sforzo almeno altrettanto pari di attuazione e di interpretazione”.

Agcom, ha aggiunto Lasorella guardando all’applicazione delle norme, “è pronta ad accogliere, se il Parlamento e il Governo lo riterranno opportuno, la sfida di diventare Digital Services Coordinator, ovvero quel soggetto individuato tra le autorità nazionali competenti, cui viene affidato il compito di interloquire con la Commissione per l’applicazione coordinata delle norme del Digital Services Act in ciascuno Stato membro”.

Volano ricavi big tech: 1.100 miliardi nel 2021

“Il valore dei ricavi realizzati su scala mondiale dalle principali piattaforme continua a crescere. Nel 2021, i ricavi conseguiti dai primi cinque operatori sono aumentati del 24%, superando i 1.100 miliardi di euro, e questi consolidano le prime posizioni in tutti i settori di attività in cui sono presenti”, ha spiegato, ricordando che “il mercato delle piattaforme ha registrato, su scala globale, tra il 2012 e il 2021, una crescita media annua e un margine netto attorno al 16%, nonché una significativa crescita dei ricavi che, nell’anno passato, ha superato di oltre il 50% quella del 2019”.

Per rimarcare “l’ampiezza e la pervasività del fenomeno”, Lasorella ha sottolineato che “la frequenza con cui gli utenti commerciali fanno ricorso all’intermediazione delle piattaforme per effettuare vendite online è, in Italia, stabilmente più alta rispetto alla media continentale, essendo tale valore di 18 punti percentuali superiore a quello della media dell’Unione a 27 Paesi”.

Agcom-Relazione-annuale-2022-sullattivita-svolta-e-sui-programmi-di-lavoro

Media in ripresa sul 2020, ma ricavi in calo

Declino “con tratti di irreversibilità” del comparto editoriali classico, complessiva “tenuta del settore radiotelevisivo” free to air, contrazione dei ricavi della tv a pagamento su satellite, crescita di ricavi e offerta delle piattaforme di video on demand, trainate da pandemia e lockdown e la tentazione dello sbarco nel mercato pubblicitario dei grandi colossi dello streaming di fronte alla tendenziale saturazione della platea degli abbonati.

Queste le direttrici delle tendenze in atto nel mercato dei media, che però, ha rilevato Lasorella, nel 2021″mostra, dopo i risultati fortemente negativi del 2020, segnali di ripresa”.

“Si continua tuttavia ad assistere a un generalizzato calo dei ricavi che – nell’ultimo quinquennio – è stato superiore a un miliardo di euro, seppur in presenza di un rilevante incremento degli introiti per il segmento del video on demand”.
“Le mutate abitudini di consumo degli utenti – ha detto ancora – si riflettono sulle decisioni assunte dagli inserzionisti in favore delle piattaforme online e ciò si traduce in una flessione dei ricavi che colpisce sia la televisione, in particolare quella satellitare a pagamento, sia la carta stampata, ormai in crisi strutturale da oltre dieci anni”.
“Nonostante l’evoluzione del settore – ha sottolineato ancora Lasorella -, l’incremento dei ricavi da pubblicità riconducibile a tutti i media è stato tale da compensare il calo registrato nel 2020 e, seppur con una riduzione di oltre 800 milioni rispetto al 2019, tale risalita si traduce in un aumento degli introiti totali di settore pari a 11,4 miliardi di euro (+2,5% nel 2021)”.

“È proprio la ripresa della raccolta pubblicitaria della tv in chiaro a segnare la risalita dei ricavi del comparto televisivo (+4,1%, stimati in 7,9 miliardi di euro) – ha proseguito il presidente Agcom -. La riduzione delle entrate derivanti da abbonamenti su satellite e digitale terrestre ha coinciso con il rafforzamento delle quote di ricavi realizzati dalle piattaforme online attive nell’offerta di contenuti audiovisivi e la corrispondente riduzione del livello di concentrazione della tv a pagamento”.

Radio ed editoria

“Nel settore radiofonico si è registrata, nell’ultimo anno, una crescita degli ascolti complessivi (pari al 2,3%), in controtendenza rispetto alla flessione registrata nel 2020 – ha detto ancora -. La riconquistata mobilità dopo la pandemia ha, infatti, ripristinato le abitudini di ascolto prevalentemente fuori casa (+10,2%) e i ricavi generati dall’attività radiofonica sono passati da 551 a 613 milioni di euro, con un incremento dell’11,4% rispetto all’anno precedente”.

“Anche l’editoria quotidiana ha goduto nel 2021 dell’incremento dei ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria – ha rilevato il presidente Agcom -. Il raffronto dei dati con il precedente esercizio fa segnare una significativa crescita (pari all’11,3%), pur tuttavia confermandosi l’andamento negativo della vendita delle copie cartacee (con una flessione, rispetto al 2020, dell’8,9%)”.
Per il comparto editoriale classico però Lasorella ha parlato di un “declino con tratti di irreversibilità da oltre un quindicennio in perdita di copie, pubblicità e, conseguentemente, di ricavi e valore, sia nel settore dei quotidiani, sia (in misura ancora maggiore) nel settore dei periodici”.

Pubblicità online

I ricavi complessivi derivanti da inserzioni pubblicitarie su tutti i mezzi di comunicazione nel periodo 2017-2021 sono – per le piattaforme web – più che raddoppiati, raggiungendo il 46% del totale. Nell’intero settore dei media, considerando oltre ai ricavi pubblicitari realizzati sul versante degli utenti, anche i contributi pubblici, il peso delle piattaforme è quasi triplicato rispetto a quello dei loro competitors. E’ quanto emerge dalla Relazione annuale 2022 dell’Agcom. Indipendentemente dai modelli di business adottati,si osserva nel documento, la pubblicità rappresenta, in Italia e da diversi anni, la principale fonte di entrata per il settore dei mezzi di comunicazione, incluso Internet.

La pubblicità online non ha manifestato segnali di arresto neanche nell’anno più complesso della crisi economica e sanitaria, arrivando a superare nel 2021 cinque miliardi di euro di ricavi. La pandemia ha ampliato il divario tra la pubblicità online e quella destinata ai mezzi tradizionali: si è determinata un’ulteriore contrazione del peso delle entrate pubblicitarie sui mezzi di comunicazione tradizionali, mentre gli introiti complessivi derivanti da inserzioni online sono oltre il 54% del totale dei ricavi pubblicitari che sono pari a quasi 10 miliardi di euro.

I volumi di ricavo (lordi) gestiti dai primi tre player rappresentano il 70% delle risorse complessive del comparto. In tal senso, i primi posti della graduatoria delle risorse complessive continuano ad essere appannaggio di Alphabet/Google e Meta/Facebook; soggetti che presentano ricavi in deciso aumento, sia sul versante delle entrate nette (ossia, derivanti dalla vendita di spazi pubblicitari online propri o di soggetti terzi, al netto della quota retrocessa a questi ultimi), sia su quello dei fatturati pubblicitari lordi (ottenuti dalla raccolta complessivamente gestita per spazi pubblicitari online propri o di soggetti terzi, al lordo della quota retrocessa a questi ultimi). Amazon si colloca – stabile – al terzo posto, con introiti in crescita.

Cambio di business per le Ott

Complessiva tenuta, in termini di valore economico e di audience, per i settore radiotelevisivo free to air largamente attestato su piattaforma digitale terrestre, mentre viene rilevata una contrazione dei ricavi conseguiti dalla televisione a pagamento su piattaforma satellitare, che potrebbe anche costituire il primo segnale di una tendenziale raggiunta maturità della piattaforma stessa. Quasi specularmente – anche quale effetto della crisi pandemica e del lockdown del biennio 2020/21, oltreché della specifica attrattività dei propri contenuti più pregiati – si osserva una crescita rilevante di ricavi, offerta di contenuti e numero di abbonati da parte dei servizi VoD offerti su piattaforma Internet. Parallelamente si evidenziano da un lato il crescente peso della pubblicità online (a beneficio delle grandi piattaforme, in particolare) rispetto ad un perdurante calo della raccolta sui mezzi tradizionali, e d’altro lato l’emergere di una offerta free anche su piattaforma Internet, che ragionevolmente andrà in futuro a strutturarsi e ad ampliarsi sull’esempio del bouquet Pluto proposto dal novembre scorso da ViacomCBS”, ha sottolineato il presidente di Agcom.

“Infine, quale indicatore di prospettiva, si ravvisa una possibile e graduale revisione del modello di business da parte dei grandi player dello streaming, tentati dallo sbarco sul mercato pubblicitario, alla luce di una tendenziale saturazione della platea degli abbonati e dell’inasprirsi della tensione competitiva sul mercato di riferimento, con conseguente pressione sulla redditività”, ha concluso Lasorella.

La concentrazione del mercato mobile

“Il mercato della telefonia mobile si conferma altamente concentrato dal punto di vista concorrenziale. Tre operatori, Tim, Vodafone e Wind Tre, con quote tra loro relativamente simili, intorno al 30%, rappresentano poco meno del 90% del mercato. Va tuttavia osservato come, nel corso del 2021, Vodafone e Wind Tre abbiano perso 2,2% punti percentuali in favore di Iliad e dei cosiddetti Mvno, gli operatori mobili virtuali, che registrano complessivamente un aumento del fatturato dell’8,3% rispetto al 2020”.

Nel mercato mobile, rileva l’Autorità, si conferma il ricorso a soluzioni a elevato consumo di dati (+26,6% rispetto al 2020 con un traffico unitario medio di circa 12,5 GB gigabyte/mese per Sim) determinato dalla didattica e dal lavoro a distanza, dallo streaming video, e da un più intenso utilizzo di applicazioni di comunicazioni online in sostituzione dei servizi voce tradizionali, diminuiti rispetto al 2020 del 3,3%.

“Nell’ultimo anno”, ha spiegato Lasorella, “l’Autorità ha svolto, nell’ambito delle proprie competenze, un ruolo proattivo e rilevante nell’attuazione del Pnrr”. “A ciò si aggiunge – ha proseguito – una significativa produzione regolamentare e di vigilanza nei diversi ambiti delle comunicazioni elettroniche. Il procedimento più importate è stato quello relativo all’offerta di co-investimento presentata da Tim per la realizzazione di una nuova rete ad alta capacità”.

La rete fissa

“Nel mercato della rete fissa si conferma il trend di crescita del traffico dati, che registra un +15,9% rispetto al 2020” tuttavia “permangono alcune differenze strutturali tra le diverse macroaree del Paese. Al Nord-Ovest e al Centro la diffusione degli accessi con velocità maggiori di 100 Mbit/s è superiore rispetto alla media nazionale, mentre al Sud e nelle Isole i valori sono decisamente inferiori”.

Nel mercato della rete fissa l’aumento del traffico dati è accompagnato dalla progressiva diffusione di servizi e contenuti offerti dalle piattaforme online. Il trend in salita, si spiega, è riconducibile alla crescita degli abbonamenti broadband e ultrabroadband, la cui consistenza media ha raggiunto lo scorso anno 18,7 milioni di unità (+3,0% rispetto al 2020) equivalenti a 31,7 linee ogni 100 abitanti.
Tim, si conferma primo operatore nel mercato con una quota superiore al 50% (51,6%, in calo dell’1,5% rispetto al 2020) seguito da Fastweb con una quota di mercato pari al 17,9% (in crescita dell’1,1% rispetto al 2020).

Più in generale nel 2021 il settore delle comunicazioni elettroniche ha visto una riduzione, in termini di risorse complessive, dell’ordine del 2,8% (-4,8% nel 2020).

eCommerce

“Nei servizi di consegna dei pacchi postali gli operatori presenti in Italia hanno consegnato, nel 2021, 961,3 milioni di pacchi, generando un fatturato di 6 miliardi di euro. La crescita dei valori risulta trainata dagli invii multipli non rientranti nel servizio universale, ascrivibili perlopiù ad acquisti di commercio elettronico (Business-to-Consumer)”.

“Con specifico riferimento al 2021, i volumi dei pacchi postali sono cresciuti del 12% rispetto all’anno precedente, mentre i servizi di corrispondenza sono rimasti stabili”, sottolinea l’Autorità. Il mercato postale si caratterizza per il “perdurante e accentuato calo dei servizi postali tradizionali, per effetto dei fenomeni di e-substitution, e l’aumento significativo del traffico dei pacchi, riconducibile al progressivo sviluppo del commercio elettronico”.
Nell’arco temporale 2017-2021, nello specifico, i volumi dei servizi di consegna dei pacchi sono infatti quasi raddoppiati, mentre gli invii di corrispondenza si sono ridotti di quasi un terzo. “Il mercato postale, ha rimarcato Lasorella, continua a costituire un elemento chiave dell’economia e del commercio comunitario, essenziale per promuovere la coesione territoriale, sociale ed economica”.

sintesi_discorso_agcom