Gli infuencer influenzano il voto? Mannheimer: i social non conquistano gli indecisi

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Una campagna elettorale molto social con partiti e militanti che si combattono, sfidano e – qualche volta – insultano a colpi di tweet e post, ma se da una parte “sempre più elettori, specialmente i giovani, non seguono tanto i telegiornali e la televisione, quanto i social” dall’altra “c’è anche molta gente che i social non li guarda, e quindi i partiti non dovranno trascurare la campagna tradizionale. I dibattiti in televisione avranno molta importanza e, sugli indecisi, saranno decisivi”. Così all’AdnKronos il sociologo e sondaggista Renato Mannheimer che parla di “una campagna in atto molto forte, soprattutto sui social, però tutti questi insulti servono più a rafforzare l’elettorato che si ha già, che è una cosa importante al giorno d’oggi perché l’elettorato è molto volatile e non è fedele, ma non servono a conquistare nuovi elettori e gli indecisi. Le offese non conquistano gli indecisi e di questo i partiti dovrebbero tenere conto”.

Insomma, se oggi “è essenziale usare i social, bisognerebbe però cercare, se ci si riesce ma qui ci vorrebbero dei comunicatori esperti, passare dalle offese ai contenuti. La gente – sottolinea Mannheimer – è molto più preoccupata per i contenuti che per la figura della Meloni o di Letta, più dell’aumento delle bollette, per l’occupazione o dell’Europa, e bisognerebbe parlare anche di questo”.

Rischio disinformazione? “Quello c’è in tutti i canali. Più che disinformazione parlerei di non efficacia. I social, Tik Tok compreso, servono a convincere chi ha già un orientamento e un’opinione, difficilmente spostano elettori decisi”.