I programmi elettorali senza una meta “reale” favoriscono l’astensione

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‘’In un piano di volo si individua una meta, si traccia la rotta e si prepara la partenza. E’ così che prende forma ogni viaggio. Proprio come un programma di governo ’’. Così è scritto nella premessa del programma di Fratelli d’Italia: ‘’Pronti a risollevare l’Italia’’.

La similitudine è suggestiva e può calzare benissimo anche ai programmi di tutti gli altri partiti, dai quali, come in quello di FdI, non emerge però in che modo il loro eventuale governo affronterà i problemi ‘’reali’’ che gravano sul Paese e incidono sulla vita delle persone, dal costo dell’energia ai disastri ambientali, come il tragico scioglimento del ghiacciaio sulla Marmolada.

‘’Sarebbe utile – rileva inoltre il Vicedirettore de ‘’Il Corriere della Sera’’, Daniele Manca – che le forze politiche indicassero il tipo di legge di bilancio per il 2023 che intendono scrivere, piuttosto che indicare singoli provvedimenti’’. Secondo Manca la corsa ai prezzi dell’energia ci dice in maniera dolorosa quanto sia evidente che non esistono scorciatoie per fronteggiarla.

‘’Servono misure di breve periodo – precisa – tendenti a dare sollievo a cittadini e imprese e di lungo periodo come quelle strutturali da prendere in Italia e in Europa. Lungimiranza e politiche economiche adatte. Forse la merce più rara durante una campagna elettorale’’.

La mancanza di progettualità definita e credibile emerge dai confronto delle proposte di coalizioni e schieramenti realizzato dall’edizione on line del Magazine ‘’Wired’’, che si sforza di capire quale ricetta propongono per il futuro dell’Italia. Sul lavoro ci sono tante idee. Dall’introduzione del salario minimo, alla lotta al precariato, dagli incentivi alle assunzioni al taglio del cuneo fiscale, fino agli interventi sullo smart working. Ma non si approfondiscono le risorse finanziarie per realizzarle.

Riguardo al clima e all’ambiente non mancano le proposte che spaziano dal consumo di suolo al dissesto idrologico, dall’adattamento ai cambiamenti climatici, alla tutela di mari e foreste, ma la loro credibilità è scarsa. Mentre su tecnologia e digitale, fondamentali per i cambiamenti e le prospettive di sviluppo della nostra economia, i partiti spendono poche parole. Ci sono poi tantissime altre proposte dal presidenzialismo che propone la destra, alla tentazione del nucleare, fino alla tutela del diritto di aborto.

Ma non si offrono soluzioni agli eventi contingenti che coinvolgono direttamente i cittadini, che al ritorno dalle ferie devono fare i conti con l’aumento del carrello della spesa del 10 per cento, mentre molte imprese sono sul baratro della chiusura per i costi della produzione diventati eccessivi.

Mancano anche indicazioni su come si intenda affrontare le necessarie restrizioni al consumo di energia e quali comportamenti dovremo cambiare per poter proseguire nella indispensabile transizione energetica. Alcune decisioni potrebbero essere impopolari e stravolgere molte abitudini. Si preferisce così non parlarne, rinviando una precisa strategia con scelte articolate e approfondite al dopo elezioni. Per ora i partiti si limitano ad indicare provvedimenti tampone per rispondere alle ‘’urgenze’’, sollecitando il governo uscente di Mario Draghi a varare un apposito decreto.

Semmai emerge una tendenza alla ‘’nostalgia’’ del passato, come rileva lo psicanalista Massimo Recalcati. ‘’Nella destra – scrive su La Repubblica – si evocano l’orgoglio nazionale, il sovranismo, i valori della patria, della famiglia, i valori dell’etnia italiaca….A sinistra lo sguardo nostalgico assume la forma della riproposizione dell’antifascismo come scontro di civiltà.’’

E questo distacco dal ‘’presente’’, tanto più colmo di insidie, favorisce il già dilagante sentimento di indifferenza verso il voto e non è certamente in grado di sconfiggere la convinzione che la partecipazione sia del tutto inutile, perché alla fine le cose non cambiano. Su questo clima d’opinione più che raffreddato e deluso, interviene il sociologo Ilvo Diamanti, sempre su ‘’La Repubblica’’, prevedendo un’ulteriore spinta all’astensione. A rinunciare al voto. Il ‘’primo e principale principio’’ della nostra democrazia rappresentativa.

Nell’ultimo decennio, ricorda Diamanti, la delusione per la politica, soprattutto da parte dei giovani, era stata interpretata dal voto al M5S. Il non partito. Che oggi è un partito come e più degli altri. ‘’Difficile immaginare – rileva il sociologo – che i cittadini si rivolgano ad altri ‘’attori (im)politici’’ per esprimere il loro sentimento politico. E’ più probabile, semmai, che rinuncino alla politica. O, peggio, che si astengano dalla democrazia’’. Tanto che l’ex spin doctor di Silvio Berlusconi, Luigi Crespi, cita previsioni di un’astensione che potrebbe persino sfiorare il 50 per cento, soprattutto per la mancanza di progetti dettagliati sull’energia e l’ambiente che interessano soprattutto ai giovani.