Paolo Pagliaro

La repubblica delle disuguaglianze

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Paolo Pagliaro, direttore dell’agenzia ‘9colonne’ e collaboratore de La7, ha scritto ‘Cinque domande sull’Italia’, edito da Il Mulino. Si interroga, cercando anche risposte, su ricchezza e povertà, lavoro, declino demografico, ambiente, era digitale. In questo articolo scritto per Primaonline, Pagliaro spiega quali sono i nodi -dalla sanità alla scuola, dai diritti al fisco – che stringono (con il rischio di farlo soffocare) il nostro paese.

Quello dell’Italia è un tempo sospeso. Tanto sospeso che oggi a Firenze le famiglie più ricche e quelle più povere sono rimaste le stesse del Cinquecento, cioè di sei secoli e venti generazioni fa. Lo hanno scoperto, lavorando sui cognomi, due ricercatori della Banca d’Italia e il loro studio è stato citato da Federico Fubini per dimostrare che da noi uno resta quello che nasce. Se nasce ricco, avrà poco da temere. Certo non dovrà temere che lo Stato, con le imposte, possa intaccare la sua ricchezza per redistribuirne una parte sotto forma di beni e servizi destinati a tutti.
L’Italia infatti è tra i pochi paesi con tasse di successione irrisorie. Se nasciamo disuguali, come è ovvio che sia, c’è un’alta probabilità che disuguali si resti per sempre, e questo è meno ovvio.
Il servizio sanitario nazionale, la scuola dell’obbligo e le altre garanzie dello stato sociale sono stati una grande conquista. Ma ciò nonostante, restiamo disuguali nell’accesso alle cure, alla cultura, alla mobilità, alla comunicazione, all’istruzione.

L’abbandono scolastico è un fenomeno che riguarda ancora quasi esclusivamente i figli dei poveri, come ai tempi di don Milani. Sono disuguali i diritti e i doveri di genere, tra uomini e donne, con discriminazioni non formalizzate ma interiorizzate, che è assai peggio. Siamo disuguali nel nostro rapporto con il fisco.


Il rilievo delle disuguaglianze emerge con chiarezza quando cerchiamo la risposta ad alcune domande che ci facciamo spesso, parlando dell’Italia. Siamo ricchi o siamo poveri? E’ vero che il lavoro ci sarebbe per tutti, se solo volessimo? Dove ci sta portando e come si arresta il declino demografico? Ambientalismo significa pale eoliche e pannelli solari, oppure nulla di tutto questo se il prezzo è una modifica del paesaggio? E infine: quanta parte della nostra vita si sta trasferendo on line e sta diventando vita posticcia?

Sono le “Cinque domande sull’Italia” a cui si propone di rispondere il libro – edito dal Mulino che ha una lunga gestazione perché cominciai a scriverlo quindici anni fa, quando Lilli Gruber mi chiese di tenere un diario quotidiano di quello che accadeva nel nostro paese. Era un diario pubblico, una rubrica televisiva per “Otto e Mezzo”, che si
chiamava e si chiama “il punto”. Mettendo insieme i pezzi del mio racconto, oggi giungo alla conclusone che ciascuna di queste domande evoca narrazioni contrastanti, ciascuna contenente uno scampolo di verità. Consapevole che i nostri umori e la nostra sorte sono nelle mani dell’informazione, credo però che attingendo ai dati e approfondendo gli indizi, alla fine qualche risposta si possa trovare. (Paolo Pagliaro)