Sundar Pichai (Foto Ansa)

Google: il tribunale Ue conferma condanna e multa (ridotta) da 4,1 miliardi

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Per il procedimento per aduso di posizione dominante del motore di ricerca, il tribunale ha ritoccato al ribasso la sanzione economica.
Delusione di Big G: “con Android più scelta”

Il Tribunale Ue ha confermato oggi la decisione con la quale la Commissione ha stabilito che Google ha imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi mobili Android e agli operatori di reti mobili al fine di consolidare la posizione dominante del suo motore di ricerca.

Confermata, ma ridimensionata, la sanzione

Lo stesso Tribunale ha confermato anche la multa inflitta alla società da Bruxelles. L’importo, stabilito dal Tribunale di 4,125 miliardi di euro, vede una riduzione del 5% rispetto ai 4,343 che erano stati decisi dalla Commissione, con l’ammenda più alta mai inflitta in Europa da un’autorità di vigilanza sulla concorrenza.

“Al fine di tener conto in modo migliore della gravità e della durata dell’infrazione, si spiega nella comunicazione, il Tribunale giudica tuttavia appropriato infliggere a Google un’ammenda di importo pari a 4,125 miliardi di euro al termine di un ragionamento che si discosta, su taluni punti, da quello della Commissione”.
La riduzione è dovuta all’annullamento della decisione nella parte in cui si considerano un abuso gli accordi di ripartizione del fatturato per portafoglio.

La procedura avviata nel 2015

La Commissione ha avviato una procedura su Google relativamente ad Android 2 nell’aprile 2015, decidendo la sanzione per abuso di posizione dominante nel luglio 2018.
Tre le restrizioni emerse si segnalavano: l’imporre ai produttori di telefonini di pre-installare le applicazioni di ricerca (Google Search) e di navigazione (Chrome) per avere la licenza operativa del suo portale di vendita (Play Store). Condizionare la concessione delle licenze operative su Google Search e Play Store all’impegno a non vendere dispositivi con versioni del sistema operativo Android senza l’approvazione di Google. E infine subordinare il rimborso di parte degli introiti pubblicitari ai produttori di dispositivi mobili e agli operatori di reti mobili all’impegno a rinunciare alla preinstallazione di un servizio di ricerca generica concorrente su un portafoglio predeterminato di dispositivi.

Il Tribunale si è limitato solo ad annullare la decisione nella parte in cui essa constata che gli accordi di ripartizione del fatturato per portafoglio costituirebbero, di per se stessi, un abuso.
Due mesi e dieci giorni dopo la notifica Google potrà impugnare la decisione.

Delusione Google

Immediato il commento di Google, che si è detto “deluso dal fatto che la Corte non abbia annullato integralmente la decisione. Android ha creato più scelta per tutti, non meno, e supporta migliaia di aziende di successo in Europa e nel mondo”.

Ue: studieremo sentenza

“La Commissione europea prende atto della sentenza odierna del Tribunale che conferma ampiamente la decisione della Commissione del luglio 2018 secondo cui Google e la sua società madre Alphabet avevano abusato della propria posizione dominante. Il Tribunale, comunica l’esecutivo dopo la decisione della Corte in Lussemburgo, ha anche ampiamente confermato la sanzione che la Commissione europea ha inflitto a Google e Alphabet fissandola a 4,125 miliardi di euro. La Commissione studierà attentamente la sentenza e deciderà sui possibili passi successivi”.