Mathias Doepfner (Foto Ansa)

Döpfner: “Media non siano di parte”. Il WaPost: “Pregava per Trump”

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Fanno discutere le parole del ceo di Axel Springer Mathias Döpfner, che a un anno dall’acquisizione di Politico ha polemizzato contro l’informazione americana. “Trovo sbagliato che i media stiano in un campo o nell’altro”, ha detto il manager. “Amplificare una certa visione del mondo e il pregiudizio dei propri lettori è una seduzione pericolosa e una direzione da abbandonare”.

Lo stile a cui guarda Döpfner è quello di un giornalismo ‘nonpartisan’, inedito per l’editoria americana, con contenuti immuni alle “derive a sinistra” di New York Times e Washington Post, e all’influenza trumpiana che si percepirebbe sui media conservatori.
Una posizione che ha spinto proprio uno dei giornali che si è sentito chiamare in causa, il Washington Post, ripercorre – in un articolo pubblicato nel settembre 2022 – i momenti della carriera di Doepfner cercando indizi sul suo orientamento politico.

L’ombra di Trump

Non è un mistero che Döpfner sia guardato con sospetto dagli ambienti del centrosinistra – scrive il Wapost – . Complici alcuni episodi come quello della mail inviata ai propri collaboratori poche settimane prima delle elezioni del 2020, poi resa pubblica dai media americani, in cui si leggeva: “Che ne dite di riunirci il 3 settembre per pregare tutti insieme affinché Donald Trump diventi nuovamente Presidente degli Stati Uniti d’America?”. Döpfner – dopo aver negato di averla mai scritta – dichiarò che l’intento di quella mail era ironico e niente più.

E ancora, insiste il Wapost, è un fatto che il neo patron di Politico si sarebbe detto d’accordo con l’amministrazione Trump sul “difendere le democrazie libere contro Russia e Cina chiedendo maggiori contributi ai membri della Nato”, come anche su riforme fiscali, pace in Medio Oriente e lotta ai monopoli tecnologici. “Nessuna amministrazione americana degli ultimi 50 anni ha saputo fare di più”, ha detto Döpfner, che in un’altra occasione ha dichiarato – peraltro al Wapost – di non essere affatto un sostenitore di Trump e che piuttosto si consideri un “sionista non ebreo” con tendenze “Small-L liberal” (pensatori liberali non aderenti ad alcun partito, ndr), profondamente preoccupato dalle minacce del razzismo, dell’omofobia e della cancel culture.