Rossi e Sylos Labini di FdI vogliono liberare la cultura. Sotto attacco l’egemonia della sinistra

Condividi

“Liberare la cultura, per un nuovo immaginario italiano” è la parola d’ordine lanciata dall’associazione di centro destra CulturaIdentità che fa capo a Edoardo Sylos Labini, e titolo del convegno organizzato ieri pomeriggio alla Sala Umberto, storico teatro romano, dove hanno partecipato intellettuali, manager, produttori, artisti, creativi, giornalisti, musicisti e operatori della filiera culturale che fanno riferimento all’area vicina a Giorgia Meloni.

‘Liberare la cultura’ è stato qualcosa di più di un evento da campagna elettorale a pochi giorni dal voto. E’ stato una sorta di chiamata alle armi per creare uno schieramento che, partendo da una serie di considerazioni risapute come “la cultura rappresenta una grande ricchezza per l’Italia, una enorme serbatoio di bellezze (siti archeologici, musei, biblioteche, palazzi storici, …) e anche una grande filiera di industrie audiovisive creative editoriali e di comunicazione che vale 85 miliardi di Pil e occupa più di un milione di addetti”, sia capace di mobilitarsi contro “l’egemonia della sinistra sulla cultura”, puntando a un “nuovo rinascimento italiano”.

Cosa si intende con “rinascimento italiano” non si è capito, anche perché è difficile immaginare proposte che superino tutto quello che è stato fatto in Italia sul fronte degli investimenti culturali negli ultimi vent’anni. E non solo dalle istituzioni politiche, ma anche dai privati.
Ma è chiaro che in vista di un possibile trionfo elettorale a Fratelli d’Italia inizino a posizionarsi nel vasto mondo delle attività culturali per fare proseliti.

Il ruolo di Giampaolo Rossi

Giampaolo Rossi, uno dei front man di Fratelli d’Italia nel mondo della cultura, a fianco di Sylos Labini nell’organizzazione dell’evento, intervistato dal Tg2 ha dichiarato di voler contrastare “il drammatico conformismo che impedisce alla cultura italiana di sviluppare elementi di creatività e la ricerca di nuovi talenti e che in qualche modo impatta sull’industria culturale italiana”.
Lo vada dire alla Mondadori, alla Laterza, alla Facoltà di Fisica Teorica dove insegna Giorgio Parisi, premio Nobel 2021, alle Gallerie d’Italia, a Sky Italia, alla Fondazione Musei Civici di Venezia, alla Biennale di Venezia, agli Uffizi, al Museo Ebraico di Ferrara, alla settimana delle Culture a Palermo, alla Fondazione Ogr, solo per citare qualche eccellenza facile da ricordare.

Eppure Rossi non è un signore qualsiasi, è l’uomo con cui a Viale Mazzini tutti vorrebbero prendere un caffè, reputandolo papabile per ruoli strategici nella futura Rai.
Docente di Teorie e tecniche dei linguaggi cross mediali alla Università Campus, è stato consigliere di amministrazione Rai in quota Fratelli di Italia nel quadriennio del 2018/2021, escluso dal cda attuale per una botta di ingegno di Forza Italia e Lega. In precedenza era stato presidente di Rai Net e Digital consulting della direzione di Radio Rai. Esperienze che lo candidano a una posizione apicale con un eventuale governo Meloni.

Rossi, ha chiuso la passerella degli interventi degli ospiti, con un intervento parlando del nostro “tempo moderno fluido e frammentato” e, con richiami alla sua provenienza culturale di destra, ha usato riferendosi all’Italia in maniera un po’ autarchica la parola ‘nazione’ invece di paese.
Suo convincimento è che in questi ultimi anni la cultura italiana e le industrie creative e produttive hanno pagato l’assenza di una visione strategica subendo invece una sistematica occupazione degli spazi istituzionali e creativi dettata da “logiche di potere e discriminazioni ideologiche”.
Per questo ha detto – “quando con Sylos Labini abbiamo immaginato questo appello lo abbiamo dedicato al prossimo governo, a cui – qualunque esso sia anche, se molti di noi si aspettano un governo diverso e una nuova stagione di libertà, – chiediamo di difendere e valorizzare la nostra industria culturale che è anche il luogo della creazione del nostro immaginario ed è attraverso la creazione dell’immaginario che popoli e nazioni trasmettono la propria identità”. Invocando “di liberare la cultura dalla cappa ideologica che l’ha soffocata per qualche decennio”.

Edoardo Sylos Labini

Chi c’era

Musica per le orecchie dei molti personaggi in sala pronti a saltare sul carro del vincitore per garantirsi finanziamenti per teatri, produzioni cinematografiche, e contratti alla Rai. Sul palco a mettere il sigillo del partito sul progetto ‘Liberare la cultura’ è salito anche Federico Mollicone, deputato di FdI, ex membro della commissione di Vigilanza, molto amico di Rossi, che in una recente intervista su Primaoline, ha lanciato tra l’altro la proposta di detrarre nella dichiarazione dei redditi una quota parte di quanto si spende in cultura, come si fa con le spese per i farmaci.

Luca Barbareschi in primissimo piano

Tanti gli interventi con testimonianze e proposte: come quelle di Agostino Saccà, ex direttore generale della Rai, e oggi produttore di Pepito, Luca Barbareschi, noto attore e produttore, il musicista Enrico Ruggeri, la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi con un videomessaggio, Marcello Foti ex direttore generale del Centro sperimentale di cinematografia, il doppiatore Luca Violini, Alessandro Longobardi, direttore artistico del Sala Umberto, Vincenzo Zingaro in rappresentanza del Movimento Spettacolo dal Vivo che ha mosso critiche al Fus (Fondo Unico Spettacolo) e il giornalista Alessandro Giuli che ha proposto una revisione del Pnnr a tutela delle aziende editoriali e della carta stampata.
In platea hanno seguito i lavori manager dei vari mondi dello spettacolo tra cui Gianmarco Mazzi, direttore artistico dell’Arena di Verona, Enzo Mazza, ceo di Fimi, Federazione Industria Musicale Italiana.

La rappresentanza Rai

Ma la rappresentanza più numerosa era formata da dirigenti e giornalisti della Rai, alcuni con dichiarate simpatie per la destra e centrodestra, come Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, Angelo Melloni, vicedirettore dell’Intrattenimento e Paolo Corsini, vicedirettore dell’Approfondimento e presidente di Lettera 22; i giornalisti conduttori Annalisa Bruchi, Gigi Marzullo e Pierluigi Diaco; gli attori Pino Insegno e Anna Falchi. Non mancavano rappresentanti del mondo leghista come il presidente di Rai Pubblicità Maurizio Fattaccio, il dirigente Gianfranco Zinzilli, candidato a prossimi importanti scenari, Angela Mariella, direttrice di Isoradio e Anna Nicoletti, vicedirettore di fresca nomina a Rai Documentari.

Nella foto si riconosce il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano

Fuori copione due amici di Rossi, Roberto Sergio, direttore di Radio Rai, e ideatore del premio Laurentum, e la 5stelle Claudia Mazzola direttore del Centro Studi Rai.
Vigili testimoni alcuni pezzi da novanta della destra romana: Guido Paglia, ex dirigente Rai, Cristiano Carocci, ex portavoce di Gianni Alemano, e il segretario nazionale dell’Ugl Salvatore Muscarella.