Gianluca Gazzoli

Diventare editore di se stessi. Gazzoli e la filosofia per conquistare social, radio e tv

Condividi

Da quando ha partecipato alla trasmissione di Rai2 ‘Nudi per la vita’, la popolarità di Gianluca Gazzoli, tra le voci più apprezzate di Radio Deejay, è cresciuta ulteriormente. Classe 1988, Gazzoli non è solo un conduttore radiofonico e televisivo, ma anche un videomaker, digital creator e, soprattutto, un narratore di storie moderno e innovativo.

La presenza su Rai2 è un’operazione che risponde alla sua filosofia del “dobbiamo diventare editori di noi stessi”, come racconta in questa intervista, nella quale parla a lungo di Bsmt, uno spazio/studio/museo – cui sembra far fatica a dare una vera etichetta – che ha aperto a Milano.

Prima: Cosa fa Gianluca Gazzoli?
Gazzoli: “Faccio cose. O meglio faccio condivisone positiva. Cerco di utilizzare la comunicazione in maniera positiva
per ispirare le persone”.

Prima: Come ti sei creato la tua strada?
Gazzoli: “Faccio tante cose che hanno un filo conduttore comune che sono le mie passioni: lo sport, il basket, il
cinema, le serie, i fumetti. Nel mondo della comunicazione non basta più fare una cosa sola. Anzi, quando
ho iniziato questo percorso saper fare tante cose veniva considerato quasi un ostacolo perché le persone
avevano l’esigenza di etichettarti in qualche modo. Negli ultimi anni, invece, se non hai più dimensioni sei
morto”.

Prima: Come si fa?
Gazzoli: “Io ho portato avanti questi mondi in parallelo. Non sono mai passato da un linguaggio all’altro, facendo
mirroring ma li ho fatti crescere sempre insieme. Sono partito dal mondo del web studiando quel linguaggio
e poi ho imparato un mestiere facendo radio che ha ancora un altro linguaggio. Adesso i due vasi sono comunicanti. Sono nato sognando di fare un mestiere che non esiste più perché volevo fare il veejay di Mtv, però adesso ne faccio altri che prima non esistevano come arrivare alle persone attraverso il mondo dei social”.

Prima: Cos’è BSMT?
Gazzoli: “Un altro figlio (ride). Facendo tutte queste cose ho cominciato a sentire l’esigenza di avere un luogo fisico tutto mio, una sorta di headquarter, senza trottare ogni volta da una parte all’altra oppure appoggiandomi alla radio. Credo che, per quanto Radio Deejay sia la mia vita, BSMT sia il posto migliore per fare questo lavoro.

Sono convinto, infatti, che dovremmo essere sempre più editori di noi stessi. BSMT è uno spazio dove poter creare contenuti e far atterrare le idee. L’idea del basement è nata così. Sono appassionato del mondo americano, vado spesso da quelle parti per le mie passioni, a cominciare dal basket e per vedere le nuove tendenze. Qualche anno fa questi basement (letteralmente seminterrato, ndr) là esistevano già. Sono luoghi dove trovi più realtà o contaminazioni di idee. Io ho cercato di riprodurlo a mio modo. BSMT è realmente un basement come quelli newyorkesi, sta sotto. Al suo interno ho ricostruito il mio mondo, c’è tutto quello che sono io. Chi viene riconosce me in tutto: ci sono le collezioni, gli oggetti autografati. Una sorta di museo di circa 120 mq”.

Prima: Ovviamente raccontato sui social
Gazzoli: “Certo. BSMT ha i suoi canali. Sono partito a raccontare quando era vuoto e ho narrato tutto il percorso di
sviluppo. Sono andato a vedere gli spazi durante il lockdown. In quel periodo doveva uscire anche il mio primo libro, ‘Scosse. La mia vita a cuore libero’, poi avevo la radio.
Non avevo tempo di sistemarlo e così ho chiesto a diversi designer. Dopo due mesi in cui mi sono arrivate un mucchio di proposte tutte cestinate perché non riuscivano a capire cosa volevo, ce lo siamo fatti da soli, io e il mio manager, Alberto Marin, dell’agenzia Notoria Lab. Mi sono occupato di tutto, anche della scelta delle mattonelle. Mia moglie mi
ricorda ancora adesso che invece a casa non ho mai fatto nulla. Abbiamo iniziato i lavori nel marzo dello scorso anno, a ottobre sono entrato. Ebbene, è venuto proprio come ce lo avevo in testa”.

Prima: Cosa si fa in un basement?
Gazzoli: “Il basement deve avere una vita propria. Al suo interno, faccio quello che facevo da solo nella mia cameretta a casa dei miei, o quando vivevo da solo, o nella cameretta della nuova casa che adesso è delle bimbe. Mi dà la possibilità di creare format miei.

È anche un progetto editoriale, sto infatti creando tutta una serie di contenuti. E poi ci sono gli oggetto, ogni pezzo lì dentro ha una storia da raccontare. Per esempio, c’è un quadro che ha fatto un mio amico, con una scritta ‘work hard always smile’. Ne ho fatto il mio motto. Ho fatto fare delle magliette con quella medesima scritta perché ho capito che anche gli altri potevano sentirsi rappresentati. Poi abbiamo duplicato la stampa del mio quadro, fatta autografare e messa in vendita in edizione limitata: in un’ora ne ho vendute 200. Allora ho pensato alle persone che mi seguono sui social. Ogni mese ne scelgo tre che possono venire al BSMT, gli do il poster e ci conosciamo. Anche per loro il basement è una sorta di museo. Quando vengono hanno gli stessi occhi che avevo io quando sono entrato a Radio Deejay la prima volta. Milano è piena di posti artificiali, dove sono stati fatti set a cui cercano di dare un’anima e di renderla commerciale. BSMT ha un’anima, la mia”.


Prima: L’oggetto a cui tieni di più?
Gazzoli: “La maglia firmata di Giannis Antetokounmpo, la leggenda vivente del basket greco, che mi ha regalato
quando abbiamo giocato uno contro uno quando ci siamo conosciuti. I set di Lego, a cui tengo tantissimo. E
le scarpe di Ritorno al futuro”.

Prima: E poi c’è il format

Gazzoli: “Passa dal Basement è partito lo scorso mese di marzo, al rientro dalla trasferta a Los Angeles, quando ci dicevano che il futuro sarebbe stato tutto in call su Zoom. Tecnicamente è un videopodcast e sta crescendo tantissimo. Sono chiacchierate interessanti con diversi personaggi del mondo dello sport ma anche delle istituzioni: da Alessandro Benetton a Danilo Gallinari e Edoardo Ferrario fino a Matteo Zuretti, che lavora nell’associazione giocatori Nba.
Nei primi tre mesi hanno avuto otto milioni di visualizzazioni.

Primo ospite della nuova stagione è il presidente della Lega Basket Serie A Umberto Gandini. A un giorno dall’Europeo è venuto anche il coach della Nazionale Gianmarco Pozzecco. Il basement è utile anche per far atterrare progetti legati ai brand con cui lavoro e che mi hanno supportato come Samsung che mi ha dato la parte tecnologica dei monitor, Asus per la postazione streaming personalizzata, Microsoft per i laptop e Nespresso con la postazione caffè”.

Prima: Tutto questo lo gestisci da solo?

Gazzoli:“No. Ho creato una squadra vera e propria, un team di persone che mi ha permesso di tornare a comunicare di nuovo su alcuni canali che avevo tralasciato per mancanza di tempo. Io ho iniziato su YouTube, oltre alla radio, che insieme hanno contribuito a creare il mio pubblico negli anni. Parallelamente Facebook, Instagram, poi diventato solo Instagram, da febbraio sono anche su TikTok. Non condivido Twitch, non è nelle mie corde, mi sembra un modo che esclude la vita, stare lì chiuso in una stanza al buio con il mondo fuori. La gente più legata a me arriva da questo tipo di connessione, tra radio e social.
La televisione? O fai qualcosa di rilevante davvero, in un orario importante oppure un buon video su YouTube o comunque online ti permette di raggiungere molte più persone. Nel mio team adesso ci sono Riccardo Pedicone, 20 anni, che mi segue h24 e mi aiuta a creare contenuti e a intercettare trend che mi vedo passare davanti. Lui è già di un’altra generazione.
I video me li montavo sempre da solo, adesso mi aiuta Francesco Scaramucci, un videomaker che racconta il backstage della mia vita. Poi ci sono Andrea Guglielmi, che si occupa della strategia delle campagne, e Cristian Ballabio, social media manager dei canali del basement.

Dopo i primi tre mesi di lavoro costante, nei quali abbiamo migliorato qualità e quantità dei contenuti, con alcune pillole sugli altri social, i frutti li ho raccolti questa estate con tante persone di tutte le età che mi fermavano per chiedermi qualunque cosa. Questo significa comunicare su più piattaforme pur mantenendo me stesso, senza mai snaturarmi. Trovano sempre me ma con linguaggi diversi”.

Prima: C’è un segreto?
Gazzoli: “Essere autentici ed empatici in un mondo che, nella maggior parte dei casi, non lo è. Le persone riconoscono in me un amico. Quando mi fermano, io non so mai se è una persona che conosco davvero o una che mi segue sui social. C’è l’abbattimento di ogni tipo di barriera. Sono una persona vera, coerente in quello che racconto e nella scelta dei progetti anche a discapito di un budget o di un’opportunità. È questo che, alla lunga, funziona. E il calore con cui mi accolgono tutti mi stupisce sempre, è incredibile”.

Prima: In questi anni il tuo linguaggio alla radio è cambiato?
Gazzoli: “Spero sia cresciuto a livello di capacità, il mio approccio è sempre lo stesso. Social e radio hanno un fattore
comune: l’autenticità. In radio passa tutto, il microfono ti avvicina alla gente, crea il senso di amicizia, ti permette di entrare nelle loro vite. I social, se usati nel mondo giusto, sono lo stesso. Uno non può far finta che l’altro non esista, i vasi sono comunicati. La vittoria più grande è che, da una parte o dall’altra, si trova sempre la stessa persona”.

Prima: Recentemente ti abbiamo visto anche in tv
Gazzoli: “Mi sono messo in gioco in ‘Nudi per la vita’, in prima serata su Rai2 insieme a Gilles Rocca, Francesco Paolantoni, Gabriele Cirilli, Antonio Catalani e Memo Remigi. Diverse prove, tra cui un servizio fotografico nudo o a lavoro ballando a un banco di gastronomia di un supermercato, fino allo spettacolo finale in teatro. Tutto con una finalità: convincere gli uomini alla prevenzione per il tumore alla prostata”.

Prima: Cosa pensi del Metaverso?
Gazzoli: “Mi spaventa. Il contatto umano, l’emozione dello stare insieme non sarà mai sconfitto da nulla. La vita vincerà su questa cosa”.