Ilaria Iacoviello

Ilaria Iacoviello/ Due settimane, forse un anno

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Ilaria Iacoviello, giornalista di Skytg24, ha scritto un libro – ‘Due settimane, forse un anno’, pubblicato da Giunti – per capire (e farci capire) come i ragazzi hanno vissuto il tempo della pandemia; un lavoro frutto anche della trasmissione tv ‘Ragazzi interrotti’, andata in onda sulla rete satellitare. In questo articolo scritto per Primaonline, Iacoviello racconta un po’ di questo mondo, quella generazione Z
“a cui si fa riferimento ciclicamente dimenticandosi poi di darle la parola”

Come hanno trascorso i ragazzi la pandemia? Quanto è stato difficile perdere la quotidianità a cui erano abituati e ricostruirne una nuova fatta di lezioni, amicizie e amori a distanza? Quando è nata la trasmissione ‘Ragazzi Interrotti’ su Skytg24 abbiamo pensato di rispondere a queste domande raccontando storie diverse – per geografia, età, condizione sociale – ma accomunate dallo stesso destino: quello di aver vissuto una vita sospesa in cui ognuno dei ragazzi ha mostrato le sue fragilità ma anche un grande spirito di resilienza.

Al progetto ha collaborato Valerio Mammone, direttore di ScuolaZoo, al quale mi unisce – oltre che l’amicizia – una grande stima lavorativa: chi meglio di lui (gestisce una community di oltre 5 milioni di studenti) poteva darmi spunti interessanti per indagare il mondo dei giovani?
Non potevamo aspettarci che la serie avesse così tanto successo: quanto è accaduto è stato possibile perché il mondo dei giovani viene troppo spesso accostato a degli stereotipi e troppo spesso raccontato da chi non ha gli strumenti per capirlo. Gli stessi genitori, durante le riprese, mi hanno confidato di aver scoperto dei lati dei figli che non conoscevano. Non è detto che se stai sempre al telefonino non sai fare altro. Non è detto che per essere bravi bisogna stare sempre e solo sui libri. Dalla nostra ricerca, dai nostri incontri è emerso quanto sia difficile essere genitori ma
anche quanto sia difficile essere ragazzi. Abbiamo visto da vicino come al loro vero mondo non si pensi minimamente.  


È per sconfiggere gli stereotipi che è nato ‘Due settimane, forse un anno’. È la storia di 3 ragazzi, amici fin dalle elementari, che crescono in una città di provincia, che si scontrano con le difficoltà di ogni giorno, i litigi, le risate, le fragilità di chi vuole sembrare forte e invece non lo è.
È la storia delle loro famiglie, di fratelli, figli unici, di madri e padri alla ricerca di sé stessi ancora più in balia degli eventi per colpa della pandemia, di amori che sbocciano quando parlare di amore sembra quasi impossibile. Sullo sfondo (ma non troppo) le due città che più amo, Ravenna e Roma, così diverse e così simili, con i loro colori, la loro dolcezza e quel pizzico di ironia che le accomuna. Perché questo non è un libro sul Covid: fin troppe parole abbiamo speso e altre ce ne saranno su questa incredibile pandemia che in molti modi ha trasformato il pianeta.

Questo è un libro sui ragazzi, su quella generazione Z a cui si fa riferimento ciclicamente dimenticandosi poi di darle la parola. Con l’editore Giunti vogliamo conoscerli, andare nelle scuole, affrontarli partendo dal libro per arrivare ai loro sogni, alle loro sfide fatte di desideri ma anche di tanta concretezza. Perché i ragazzi sono migliori di quello che pensiamo – ne sono certa – e possono insegnarci davvero tanto. (Ilaria Iacoviello)