Sergio (Rai Radio): il futuro degli editori si gioca sul target giovane; la comunicazione deve fare di più

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“Tra il 2018 e i giorni che stiamo vivendo, è avvenuto un cambio totale che ha investito l’essenza stessa della radio. Tanto che, oggi, non sappiamo più rispondere alla domanda “Che cosa è la radio?”. Certamente in passato la risposta avrebbe riguardato un oggetto: l’apparecchio radio. Oggi la radio è sempre meno un oggetto e sempre più una utility. Ha smesso di essere hardware ed è diventata software”. Inizia così la riflessione del direttore Rai Radio, Roberto Sergio, nell’ambito del focus audio-radio presentato al Prix Italia da cui è emerso, tra l’altro, che a luglio la digital audience è stata di 43 milioni gli utenti, con tutti i device e che nel 2022 è cresciuto in Italia il consumo di podcast del 7% a 15,4 milioni, con un ascolto medio di 23 minuti.


La radio era il regno del qui e ora, commenta Sergio, in genere in diretta, non era possibile immaginarla slegata dal fluire del tempo. Oggi la radio offre contenuti ascoltabili dove e quando si vuole. Con i podcast. Altra grande rivoluzione nell’essenza del mezzo. E’ grazie alla digitalizzazione che la radio si è liberata dall’hardware e dai limiti di tempo e spazio. Ed è grazie alla digitalizzazione che ha potuto unirsi indissolubilmente al video, realizzando sul campo quella convergenza di cui parlava molti anni fa l’indimenticato Giovanni Giovannini.

DAB e IP


La radio oggi non può non essere digitale, sia via etere sia via cavo, commenta ancora il direttore di Rai Radio: è quindi chiaro che il Dab e l’Ip devono essere le reti del futuro e del presente, su cui investire. Sono reti digitali che consentono alta qualità del suono, informazioniE ricollegandomi al tema di questo panel, siamo all’alba di una nuova grande sfida. Intercettare il pubblico dei giovani: quel target 15-24 anni che tutti cercano di raggiungere. Credo che qui si giocherà davvero il futuro degli editori nei prossimi 5/10 anni. Non parlo solo di radio, ma in generale di creatori di contenuti audio-video. Abbiamo capito che non può funzionare su questo target una radio di genere, ma piuttosto una radio pluri-generi, con un mood però chiaro e identificabile.


Per la nuova radio, stiamo concludendo la realizzazione di uno studio estremamente innovativo che chiamiamo “meta-studio”: totalmente neutro ma personalizzabile con fasci di luci. In questo modo può essere sfruttato da più radio semplicemente andando a modificarne l’assetto delle luci. Altra novità: il meta-studio verrà utilizzato in piena autonomia dal conduttore, che potrà aprire e chiudere la diretta, lanciare i brani musicali e i contributi in prima persona. Anche qui, modello produttivo leggerissimo, snello, digitale.

Il rischio di non innovare


Nel titolo di questo intervento – prosegue Sergio – si parla anche, giustamente, di rischi. Il rischio maggiore che vedo nel nostro futuro, e in quello dei competitor, è quello di non innovare. Restare fermi sul proprio prodotto, sui propri asset e sulle proprie modalità produttive è un rischio enorme. Certo, nell’innovazione stessa ci sono dei rischi, ma credo che paradossalmente sia molto più rischioso restare fermi. Un progetto come la nuova radio a cui accennavo è rischioso: il target potrebbe non rispondere come vogliamo, la radio potrebbe avere difficoltà a posizionarsi correttamente e a farsi conoscere. Ma se non lo facessimo, il rischio di veder diminuire progressivamente il numero dei nostri ascoltatori sarebbe molto più concreto. E’ un mercato fluido, quello in cui ci muoviamo: i target classici invecchiano, dobbiamo sforzarci per prendere nuovo pubblico.

“Brand molto forti che continuano a vivere di rendita”

Credo che la comunicazione debba fare molto di più. Parlo di noi, ma parlo del settore in generale, conclude Roberto Sergio: oggi la notorietà di questo mondo è affidata ad alcuni brand molto forti che continuano a vivere di rendita e ad altrettanti, pochi, artisti. Dovremmo e potremmo tutti noi fare di più, facendo conoscere i brand e i singoli prodotti, andandoli a portare alle persone e non sperare che le persone si avvicinino da sole. Classico advertising, comunicazioni non convenzionali, eventi. Purtroppo, i budget dell’editoria sono sempre molto sbilanciati a favore degli altri mezzi, in primis i prodotti video, e questo è un vero peccato. Perché il mondo della radio, con tutte le sfaccettature a cui abbiamo accennato, avrebbe diritto a farsi conoscere di più. Le sfide, come vedete sono tante, i rischi connessi anche, ma credo le opportunità che abbiamo davanti siano veramente infinite.