‘Zoom’ di Repubblica.it informa sui fatti dove la stampa libera non può arrivare

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Si chiama Zoom il format giornalistico multimediale che Repubblica.it ha lanciato un paio di settimane fa e a cui ha dato visibilità proponendolo spesso in apertura nelle fasce di maggiore audience.

Si tratta di un prodotto giornalistico che parte dalla volontà di offrire informazione seria e verificata su situazioni dove è difficile se non impossibile avere fonti dirette. Non è infrequente infatti che in alcune zone calde la stampa libera non abbia accesso e che le notizie arrivino esclusivamente attraverso video e immagini pubblicate sui social. Il quotidiano online di Gedi ha messo in piedi una squadra – che fa capo al caporedattore centrale Giancarlo Mola e a Alberto d’Argenio, capo degli esteri – che ha il compito di ricostruire e raccontare quello che accade nelle situazioni più difficili e impenetrabili attraverso gli Ugc – User generated content, i contenuti postati da protagonisti e presenti, previa una loro verifica meticolosa di attendibilità e veridicità.

Un team formato da Laura Lucchini, vice capo redattore esteri, e dalle produttrici multimediali Paola Cipriani e Valeria D’Angelo, guida la costruzione delle notizie di Zoom coordinandosi di volta in volta con i maggiori esperti di Repubblica. Daniele Raineri, nel caso dell’Ucraina per il primo servizio pubblicato, Gabriella Colarusso, per quello attualmente online sulle rivolte in Iran per il tragico caso dell’assassinio di Mahsa.

Laura Lucchini

“Alla base del nostro lavoro c’è la verifica della fonte, della data e del luogo delle immagini e dei video che intercettiamo in Rete”, spiega Lucchini. “Succede in tutti i giornali che vengano pubblicati contenuti multimediali datati o non attinenti all’evento in questione. Noi vogliamo evitare proprio questo verificando con strumenti open source – ad esempio di ricerca inversa, che permettono di escludere contenuti realizzati prima dei fatti in questione – e con una rigorosa mappatura dei luoghi”.

Numeri sulle performance di questi primi due prodotti di Zoom non ce ne sono, ma, assicurano in redazione, che i risultati sono stati così buoni da sollecitare lo sviluppo del format, allargandosi ai casi più difficili e caldi nel mondo senza trascurare situazioni nel nostro Paese.