In Europa il mercato del lusso non conosce crisi. Verso crescita +15%

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Un’estate di lusso, quella appena conclusa, che a dispetto di guerra e recessione farà registrare utili record a tutte le aziende del settore. Come sempre, alcuni marchi e alcune aziende andranno meglio di altre, ma la crescita dei ricavi sarà corale. E’ quanto scrive un articolo Repubblica a firma di Sara Bennewitz.

La media degli investitori si aspetta che nel trimestre luglio-settembre 2022 i ricavi delle aziende europee del lusso siano cresciuti – a parità di cambi – in media dell’11%, rispetto a un buon trimestre come quello 2021, dove le griffe erano già tornate a superare i livelli pre-pandemia. Gli analisti di Bank of America Merrill Lynch (Bofa) stimano un aumento medio dei ricavi dell’industria del lusso del 15% a parità di cambi, quelli di Ubs del 16%, trainati dalle riaperture in Cina, dal ritorno dei turisti in Europa e aiutati dalla forza del dollaro che per le griffe del Vecchio continente che vendono in Usa rappresenta un grande vantaggio.

Per Planet Data, il rimborso delle tasse chiesto lo scorso agosto dai turisti che hanno visitato l’Europa è stato del 148% superiore rispetto al 2021, ma inferiore rispetto all’agosto pre-pandemia. Merito del ritorno dei turisti americani (+85% rispetto all’agosto del ’19) aiutati dal dollaro forte, mentre i consumatori di lusso cinesi – che ormai sono la parte importante del mercato – sono tornati a spendere in patria e a Hong Kong, grazie alle riaperture post pandemia.

La stagione dei risultati partirà la settimana entrante con Lvmh (11 ottobre), e proseguirà con Cucinelli (19 ottobre), Hermès e Kering (20 ottobre), Moncler (26 ottobre) e così via, per chiudersi il 17 novembre con Burberry. Lvmh, colosso mondiale del lusso, dovrebbe registrare una crescita a due cifre di tutte le divisioni, con abbigliamento e borse in aumento addirittura del 20%. Ma anche Hermès è tra i titoli preferiti dei broker, dato che ha già raccolto buoni ordini per borse e accessori per tutto il 2023. Quanto all’inflazione, i maggiori marchi non hanno fatto mistero di aver già aumentato i prezzi (e di esser pronti a farlo ancora) per tenere conto dei maggiori costi delle materie prime, dei trasporti e dell’energia. Ma finora l’incremento dei listini di Dior, Prada e Gucci, non ha scoraggiato gli acquisti della clientela di lusso.

A dispetto dei positivi risultati del primo semestre, la paura si è riflessa sui corsi azionari: da inizio anno solo Zegna – che si è quotata lo scorso dicembre a New York – è in territorio positivo. Secondo Ubs il settore del lusso tratta a premio del 120% rispetto all’indice Msci Europe, contro una media degli ultimi cinque anni del 90%; il premio sarebbe giustificato dal fatto che quest’industria ha dimostrato di saper creare valore nel lungo termine, e promette bene anche per il 2023.

Bofa ha invece qualche timore che la congiuntura si ripercuota sull’umore degli americani, che già a settembre in patria hanno frenato sullo shopping. Ma i marchi di alta gamma hanno saputo fidelizzare i propri clienti che tipicamente continuano a comprare a dispetto della recessione. La crescita dei primi mesi del 2023 sarà poi facilitata dall’incremento delle vendite in Cina (che quest’anno si è fermata tra gennaio e maggio per il lockdown) senza contare che i buyer internazionali si sono detti entusiasti delle sfilate di Milano e di Parigi per la primavera estate prossima.