Mario Martone: “vorrei girare una serie tv”

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Parlare di ‘Media e comunicazione d’impresa’, in attesa dell’inaugurazione del nuovo Museo dell’impresa.
Ieri sera, organizzato dalla Fondazione Aem e dalla Fondazione Corriere della Sera, si è svolto un incontro cui hanno dato il proprio contributo il presidente della Fondazione Aem Alberto Martinelli, il presidente di A2A Marco Patuano, i registi Mario Martone, Domenico Calopresti e Katia Bernardi, il senior director di Sky entertainment channels Roberto Pisoni, il giornalista e autore Andrea Purgatori, la responsabile Archivio nazionale cinema d’impresa Ivrea Elena Testa.

Alberto Martinelli (ANSA)


Si parlava di film realizzati per l’industria, di epoca d’oro di questa cinematografia, con firme come i fratelli Risi, Ermanno Olmi, Bernardo Bertolucci. L’errore delle aziende oggi è commissionarie invece filmati puramente autopromozionali, senza allargare l’obiettivo al contesto come facevano i grandi registi (e spesso anche gli stessi dipendenti e operai), perché questi racconti potrebbero servire ricostruire l’immagine di tutta la società contemporanea.
La produzione d’altra parte è enorme, se – come dice Testa – nell’archivio di Ivrea si trovano 82 mila pellicole e 35 mila video, realizzati dal 1911 a oggi.

Roberto Pisoni, Andrea Purgatori ed Elena Testa

Martone, da Capri alla Scala

Il regista napoletano sta preparandosi a tornare al Teatro alla Scala dopo ‘Rigoletto’. Dirige, da sabato, ‘Fedora’ di Umberto Giordano. Prima di andare ad assistere alla prova generale dell’opera, è però intervenuto all’incontro di Fondazione Aem.

Che cosa la lega al tema luce ed elettricità?
«Nel 2018 – una data significativa – realizzai un film, ‘Capri Revolution’. Al centro c’era un gruppo di artisti del Nord Europa che arriva a Capri e fonda una comune utopistica. Siamo a inizio ‘900 e da poco c’è stata la rivoluzione industriale, il progresso è entrato in maniera virulenta nella vita delle persone, nel bene e nel male. Molti giovani in quel periodo iniziano a pensare all’importanza di far convivere crescita e natura».

Mario Martone (ANSA)


Il 2018 è significativo per i temi del film perché…
«In ‘Capri Revolution’ si raccontano l’arrivo di una guerra, le questioni di medicina omeopatica che nasce in contrapposizione con quella chimica, e noi che abbiamo vissuto gli anni del Covid sappiamo che cosa significhi. Poi c’è un tema che riguarda le donne, l’evoluzione della protagonista in scontro con la società patriarcale da cui proviene ma anche rispetto agli utopisti con cui ha a che fare. Tutte queste questioni oggi al centro del nostro tempo si trovavano in quel film».
Rispetto all’epoca raccontata, oggi va meglio o peggio?
«Allora potevano sembrare preoccupazioni eccessive, la natura non era ancora stata sfruttata così violentemente. Oggi le preoccupazioni sono altissime, pensiamo alla deforestazione dell’Amazzonia: si rischia di non poter più tornare indietro».
L’energia è il tema caldissimo oggi.
«Bisogna immaginare come mantenere un’evoluzione che consenta a noi tutti di condurre la vita che conduciamo, ma riuscendo ad armonizzarsi con la natura. Questo sarà il banco di prova dei governi di tutto il mondo. Oggi c’è la guerra, la crisi del gas. Ma non dimentichiamo il petrolio, che ci ha dato dei bei problemi e di conflitti è possibile ne arrivino altri. Alla fine, il rischio è tornare alle candele».

Le bollette dei teatri, i problemi dei cinema

Molti teatri sono preoccupati di non poter pagare le bollette.
«Molti hanno annunciato che non potranno aprire, sarà un anno duro».
Se i teatri rischiano di non aprire, non è che i cinema siano messi meglio, anche perché il pubblico non ci va.
«Era una situazione che si capiva già prima del Covid. Un percorso inevitabile, vista l’offerta delle piattaforme. Ma si potrebbe controbilanciare. La produzione c’è, bisogna però pensare alla distribuzione. L’importante sarebbe che le sale fossero attrezzate bene, in maniera competitiva. Finché si rischia di entrare in cinema dove fa freddo, si vede o si sente male, la gara è difficile. Certo, non può essere messo tutto sul conto degli esercenti, va sostenuto se si vuol far tornare gli spettatori».
Lei ha mai girato serie?
«No, non ancora, ma mi piacerebbe farne. Un film è come un quadro, con una cornice che stabilisce i limiti in cui si muove e il posto migliore in cui vederlo è una galleria, la sala. La serie è un’altra cosa, senza limiti, può andare avanti fino all’infinito, ma non è per definizione meno o più bella del film».
E spot o film industriali ne ha fatti?
«Spot no, mi sono stati proposti ma in quel momento ero occupato. Quanto ai film industriali, ne avevo fatto uno su un’azienda vinicola del Sannio. Eun altro – un filmato di carattere storico – per il Banco di Napoli: si intitolava ‘La metamorfosi dell’oro’».
Adesso, oltre a ‘Fedora’ e al ‘Romeo e Giulietta’ che presenterà al Piccolo Teatro, in che cosa è occupato?
«Sto preparando un documentario su Massimo Troisi».
Nel frattempo, il suo film ‘Nostalgia’ è candidato per l’Italia agli Oscar…
«Sono napoletano, sentiamoci quando sappiamo come è andata a finire».