Cucinelli dottore ad honorem alla Sapienza. Il grande comunicatore incanta i giovani

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Si è commosso quando ha sentito come lo descrivevano, presentandolo al pubblico di studenti, giornalisti, opinion, amici e famigliari nell’Aula magna dell’Università Sapienza.
Lui, l’ex contadino, ora seduto in prima fila, vestito di bianco, con toga e tocco come da protocollo. Lui, esempio di uomo che si è fatto da solo e che non ha rinnegato origini e valori ereditati. Eccolo lì, emozionato come un laureando di 24 anni mentre di compleanni ne ha collezionati 69. Ma il momento è veramente speciale: quegli eminenti studiosi che parlano di lui sono in procinto di conferirgli un Dottorato di ricerca honoris causa e in un ambito spinoso, eticamente pericoloso: il Management Banking and Commodity Sciences. Ovvero: il riconoscimento di essere un manager, che punta al profitto senza vendere al mercato l’anima sua e dei suoi dipendenti.

Brunello Cucinelli ci è riuscito e sull’esempio di Adriano Olivetti ha rimesso al centro la dignità dell’uomo. Nel vaporoso mondo della moda e del lusso, ha riportato in voga parole pesanti per valore: capitalismo etico, nuovo umanesimo, rispetto, cura del Creato, dignità. È riuscito a sviluppare un modello di capitalismo valoriale da tutti i punti di vista. E ha fornito un modello: essere un imprenditore umanista.

Dal punto di vista commerciale, ha avuto l’intuizione di andare a riempire un vuoto di mercato, quello del lusso classico, con il cashmere a fare da protagonista: un’eleganza sobria, non chiassosa, creativa, dentro il presente. E così si è conquistato i mercati del mondo.

Di suo, Brunello Cucinelli ha un dono speciale: è uno straordinario storyteller, come si dice oggi, un gigante della comunicazione, un generoso anche nelle parole oltre che nei fatti, un imprenditore filosofo capace di mischiare bilanci a citazioni di Aristotele e San Benedetto. Tanto che pur avendo preparato la sua Lectio magistralis, stampata insieme agli altri interventi e distribuita ai presenti, guardando quei volti di ragazzi con il futuro davanti, decide di andare a braccio e improvvisare.
“Quando ho detto a mio padre, che è mancato pochi mesi fa, di questo dottorato, lui mi ha risposto: “Ricordati di essere sempre una persona perbene”. Io sono nato contadino, ho avuto il dono della povertà. Lo so che è difficile accettare che la povertà possa essere un dono. Eppure, è così. La prima parte della mia vita l’ho vissuta in campagna, non c’erano distrazioni, non avevamo elettricità, niente televisione…si viveva in armonia con il Creato. Avevamo il cielo
e le stelle, che sono fonte di ispirazione della vita”.

Brunello Cucinelli con i giornalisti presenti alla Sapienza
Brunello Cucinelli con i giornalisti presenti alla Sapienza

Cucinelli prosegue da mirabile storyteller: gli anni al bar con gli amici (“La mia università. Lì c’è sempre qualcuno che ascolta le tue pene”), l’avventura di colorare il cashmere e poi le tappe successive, sempre con Solomeo (il suo paese umbro d’origine) al centro del suo agire, umano e imprenditoriale. “Vedete ragazzi, c’è l’intelligenza da studio e l’intelligenza dell’anima. Le nostre scuole devono dare più l’educazione che istruzione, perché un essere umano educato è aperto al mondo. Ho sempre avuto come obiettivo lavorare per la dignità umana”.

Capitalismo etico, sostenibilità economica, umana, sociale, culturale. Cura del territorio, riqualificazioni, interventi di restauro e molto altro. È l’Italia che sta a cuore a Cucinelli: “Ragazzi, voi vivete in un Paese immenso per cultura, bellezze, storia. Dobbiamo tornare ad essere mediatori culturali come lo eravamo nel Rinascimento. L’Italia è l’unico Paese al mondo che ha il pil in crescita sopra le aspettative. Ha funzionato lo stato sociale durante la pandemia, non abbiamo licenziato…Dovete essere fieri di abitare in un luogo dalla cultura, dalla storia e con uno stato sociale immenso. Il tasso di disoccupazione è ora all’8%, forse uno dei più bassi della storia italiana. E noi siamo la massima espressione della democrazia”.
Poi l’autocritica: Abbiamo sbagliato noi di questa generazione ad insegnarvi l’obbligo di avere paura. Sostituite la paura con la speranza, tornate a credere nei grandi valori. Siate umili e coraggiosi, che la creatività esplode. Siate aperti. La pandemia ci ha lasciato come regalo più attenzione all’ambiente, alla cura del mondo”.