Pietro Labriola (foto LaPresse)

Tlc, Labriola (Tim): con crisi energia rischi per 5G. Serve politica industriale

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La crisi energetica può avere delle serie ripercussioni anche sullo sviluppo del 5G. A lanciare l’allarme, dal Convegno di Capri dei Giovani Imprenditori di Confindustria, è stato Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim.
“Se non c’è qualche intervento l’anno prossimo tutte le industrie del settore dovranno fare un trade off, decidere se mettere soldi nella rete 5G o pagare l’energia”, ha detto i manager, sottolineando la necessità di decidere al più presto “quale dovrà essere la politica industriale per il settore in Italia ed in Europa”.

La politica dei prezzi

“C’è una situazione specifica delle telecomunicazioni in Europa”, ha spiegato. “Le scelte di politica industriale fatta, differentemente dagli Usa, dal Sud America e dai Paesi asiatici, sono state quella della massimizzazione della riduzione del prezzo per i consumatori e di trasferire valore dagli incumbent, gli ex concessionari pubblici, ad altri operatori: 30 anni dopo non ci sono in Europa operatori che riescono ad avere un livello di redditività adeguato”.

Quanto agli investimenti necessari per la costruzione delle reti di nuova generazione “rispetto alle public utilities che hanno un modello di ritorno sul capitale definito, le telecomunicazioni non lo hanno”. “La specificità delle telecomunicazioni è che siamo l’unico settore infrastrutturale in cui è stata liberalizzata la competizione sull’infrastruttura: quando andate a vedere le public utilities, non è così”.

Il modello Olanda

Per il comparto, ha evidenziato, sarebbe utile arrivare a un nuovo modello di definizione dei prezzi. “L’Olanda è il primo Paese nel quale il regolatore ha definito i prezzi a cui si vende la fibra a livello wholesale nei prossimi 8 anni: quando ho un investimento che ha un ritorno a 10-15 anni non posso avere la definizione dei prezzi per due anni”.

Oggi , ha concluso, “servono coraggio e ottimismo, perché senza coraggio non riusciamo a cambiare le cose, e noi dobbiamo cambiare le cose, e senza ottimismo è tutto più complesso”.