Vincenzo Nibali, Urbano Cairo e Jai Hindley (Foto Ansa)

Il Giro 106 svela il percorso. E torna a Roma dopo 5 anni

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Dall’Abruzzo a Roma, con il traguardo fissato ai Fori Imperiali. La Capitale torna ad ospitare, per la quinta volta in 106 edizioni, l’arrivo del Giro d’Italia, cinque anni dopo la figuraccia della tappa neutralizzata per salvaguardare la sicurezza dei ciclisti, costretti a destreggiarsi tra buche e sanpietrini.

Cairo: “Roma conclusione naturale”

“L’arrivo a Roma per il Giro d’Italia è come quello di Parigi per il Tour de France”, ha commentato Urbano Cairo. “E’ la conclusione naturale. Sarei più che felice di arrivare a Roma più volte e non solo quest’anno. Mi hanno promesso che sarà tutto perfetto quest’anno”.
La speranza comune, di Rcs Sport e della Giunta Gualtieri, è quella di proseguire insieme fino al 2026, con trattative in fase avanzata.

“Il nostro obiettivo è programmare, completare con il Giro d’Italia un cartellone di grandi eventi come la Ryder Cup e la Formula E”, ha spiegato in dettaglio l’assessore allo Sport di Roma, Alessandro Onorato. “Per noi è l’occasione di rilanciare l’immagine di una città moderna, non può più bastare lo straordinario patrimonio monumentale-archeologico. Investiamo nei grandi eventi sportivi per le forti ricadute economiche sulla città”.

La presentazione del Giro d’Italia 106 (foto Ansa)

Il percorso

Per arrivare a Roma, il percorso prevede 51.300 metri di dislivello. Tre frazioni a cronometro, sette arrivi in salita e otto tappe velocisti. Uno sconfinamento in Svizzera per raggiungere la Cima Coppi, sui 2.469 metri del Passo del Gran San Bernardo.
Dopo una settimana, il primo arrivo sopra quota 2.000 sarà posto sul Gran Sasso, la Cima Pantani. Il gruppo dovrà poi affrontare i muri marchigiani per raggiungere il traguardo di Fossombrone.
La seconda cronometro tra Savignano sul Rubicone e Cesena. Poi il tappone alpino di Crans Montana, con due ascese sopra i 2.000 metri (Gran San Bernardo e Croix de Coeur). Ancora, il Monte Bondone, il trittico con l’arrivo in Val di Zoldo, il tappone dolomitico con partenza da Longarone (a 60 anni dalla tragedia del Vajont) e l’arrivo alle Tre Cime di Lavaredo; poi la cronoscalata del Monte Lussari. E a passerella ai Fori Imperiali della Città Eterna.