Nicola Morra, presidente Commissione parlamentare Antimafia

Commissione Antimafia: serve una legge contro le ‘querele temerarie o bavaglio’

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Le scorte ai giornalisti vittime di minacce e intimidazioni “non devono mai essere oggetto di polemica politica” e “per tutelare la libertà e la professionalità dei giornalisti è necessario un provvedimento legislativo sulle cosiddette querele temerarie o querele bavaglio”. E’ quanto si sottolinea nella sezione su ‘Intimidazioni e condizionamenti mafiosi nel mondo del giornalismo e dell’informazione” della relazione finale della Commissione parlamentare Antimafia, approvata poco prima della fine della scorsa legislatura e ora resa pubblica.

La relazione – riporta Adnkronos – fa il punto sui lavori svolti dalla Commissione nell’ambito del Comitato XIV che si è occupato proprio del tema delle intimidazioni e condizionamenti mafiosi nel mondo del giornalismo e dell’informazione’ ed è stato coordinato da Walter Verini.

Nicola Morra, presidente Commissione parlamentare Antimafia
Nicola Morra, presidente Commissione parlamentare Antimafia

“Il Comitato ha più volte sottolineato che le scorte ai giornalisti, disposte sempre a seguito di decisioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, non debbano mai essere oggetto di polemica politica trattandosi di sistemi di protezione necessari, comportanti limitazioni alle libertà personali del singolo, ma indispensabili per i giornalisti oggetto di minacce e intimidazioni che rischiano la vita per svolgere il proprio lavoro – si legge nella relazione – Non può che ribadirsi che, per tutelare la libertà e la professionalità dei giornalisti, è necessario un provvedimento legislativo sulle cosiddette querele temerarie o querele bavaglio, che nulla hanno a che fare con le querele sporte dai cittadini che legittimamente agiscono per tutelarsi dalle diffamazioni, ma sono utilizzate frequentemente come strumento di pressione da esponenti della criminalità organizzata per intimidire e colpire giornalisti ed editori con richieste di risarcimento la cui infondatezza deve essere valutata dalla magistratura”.

Tra le proposte emerse nel corso dei lavori del Comitato, c’è quella che “possa essere inflitta una sanzione economica, se del caso parametrata al risarcimento richiesto, ove venga accertata la temerarietà”. Ulteriore sollecitazione emersa è quella della “figura dei freelance, non normata contrattualmente, per assicurare una maggiore sicurezza economica e dignità professionale, prevedendo, quantomeno, un equo compenso per gli articoli scritti”.

“Nel caso di querele temerarie o richieste di risarcimento danni, diverse sono state le proposte: una assicurazione obbligatoria, da stipulare dalla testata giornalistica, o la previsione di un gratuito patrocinio a spese dello Stato o la costituzione di un fondo a tutela dei giornalisti precari – si osserva nella relazione proposta da Verini e approvata dalla Commissione Antimafia – Rilevante altresì il problema sollevato, relativo alla opportunità di coordinare le fonti normative, anche europee, per consentire di perseguire le minacce via web, aumentate esponenzialmente, provenienti da siti non italiani e valutare se regolamentare l’uso di internet e dei social per arginare ‘l’odio’ o, ancora, introdurre una aggravante ad effetto speciale nel caso di lesioni ai danni di giornalista nell’esercizio della sua attività”.