Maurizio Molinari (Foto Ansa)

Repubblica: al referendum dei giornalisti vince la mozione degli “arrabbiati”

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Il Cdr di Repubblica si è dimesso dopo essere stato messo in minoranza nel voto del referendum che contrapponeva la mozione dell’organismo sindacale (Gianluca Borgioli, Antonio Di Costanzo, Luca Iezzi, Romina Marceca, Andrea Montanari) a quella dei ‘fiduciari e delle inviate’ (firmatarie: Anna Lombardi, Brunella Giovara, Francesca Caferri, Alessandra Ziniti).

I votanti sono stati 231 il 71% sui 325 aventi diritto. La mozione ‘unitaria e di sintesi’ (dei ‘fiduciari e delle inviate’) ha raccolto 141 voti, quella del Cdr 81 adesioni, 8 sono gli astenuti.

Al voto si è arrivati al termine di un’accesa assemblea durante i giornalisti hanno espresso un notevole disagio per come è stato annunciato il nuovo piano di riorganizzazione (vedi Muy confidencial di Primaonline del 14 ottobre), senza illustrarlo in precedenza alla redazione, per la riassunzione di un collega che aveva in precedenza usufruito della buonuscita aziendale e per altre mancate risposte dell’azienda e della direzione, comprese quelle sulle nuove iniziative editoriali. La redazione, tra l’altro, chiede un confronto sugli investimenti tecnologici, anche per ovviare ad alcuni disservizi sul digitale, e ritiene sia giusto affrontare con urgenza le questioni inerenti il marketing e il prezzo di vendita del quotidiano in edicola , superiore del 24% rispetto a quello del diretto competiror.

Punti sostanzialmente compresi in tutte e le due mozioni che , invece, divergono nel tono e nei tempi entro i quali ottenere risposte concrete ,48 ore, con l’ipotesi di elevare il livello dello scontro (al Cdr è stato affidato un pacchetto di giorni di sciopero). Prima di decidere di dare in via al referendum, la mozione dei ‘Fiduciari e delle inviate'(che pone l’accento sull’aumento dei carichi di lavoro, sulla carenza di organici e sulle mancate assunzioni e sostituzioni) era stata presentata come possibile mediazione tra quella del Cdr e una terza (in parte assorbita) molto critica nei confronti dei rappresentanti sindacali.

Le dimissioni Cdr

Il Comitato di Redazione preso atto dell’esito della votazione rassegna le proprie dimissioni con effetto immediato. Il Cdr coglie l’occasione per ringraziare tutti coloro che in questi mesi, pur nei diversi ruoli, hanno collaborato con noi. Il Cdr si attiverà per arrivare a una rapida successione.
Il Cdr

Gianluca Borgioli
Antonio Di Costanzo
Luca Iezzi
Romina Marceca
Andrea Montanari

La mozione di ‘fiduciari e inviate’.

La modalità irrituale con la quale è stata recentemente comunicata la riorganizzazione del lavoro, la riassunzione di un collega che ha precedentemente scelto di accettare la buonuscita aziendale – a dispetto della richiesta che qui ribadiamo di dare priorità all’assunzione di redattori storici e jobs act – e le deludenti risposte ottenute in merito a problemi specifici, costringono l’assemblea dei giornalisti di Repubblica a pretendere un più serrato confronto con direzione e azienda che sia seriamente mirato, con lo sforzo di tutti, al rilancio del giornale su carta e sul digitale.

A fronte di uno stato di crisi e di un patto per l’innovazione firmato, molti problemi restano irrisolti mentre si accumulano ritardi inaccettabili. Continuiamo a definirci “giornale dei diritti”, ma al nostro interno carenze d’organico, mancate sostituzioni maternità, non adeguate assunzioni di precari dopo la fine dei loro contratti e costanti tagli di budget, minano l’equilibrio produttivo della redazione. Annullandone pure l’essenziale fiducia in un progetto a più lunga scadenza.

Chiediamo conto anche dello stato delle nuove iniziative editoriali. Quelle annunciate nei mesi scorsi non hanno trovato riscontro nei fatti. Né è stata spiegata all’assemblea la questione del marketing: perché la nostra testata non viene pubblicizzata e perché il prezzo del quotidiano è ormai esageratamente superiore a quello del nostro diretto competitor (24 per cento in più). Servono inoltre risposte circostanziate sul costante calo di copie in edicola. E sul perché si stia rinunciando a un rilancio della carta, che i nostri competitor non ritengono affatto residuale

Vogliamo poi denunciare i disservizi costanti all’offerta digitale che vanificano parte del nostro lavoro. L’edizione digitale, pur focus del rinnovamento, non gode di investimenti concreti. Persino la strumentazione tecnica è incompatibile con le esigenze di un giornale che sostiene di scommettere sull’innovazione. A tal scopo, chiediamo un dettagliato programma d’investimenti che riguarda i miglioramenti tecnologici. E quale sia il piano di sostegno alla nostra offerta su carta sia in termini di politiche di prezzo che di investimento.

La nostra disponibilità a farci carico di nuovi progetti, usare nuove tecnologie e accettare nuovi modelli di business non è in discussione. Eppure la nostra collaborazione non trova il sostegno concreto dell’azienda. E si arriva al paradosso di un ordine di servizio che nega le precedenti strategie editoriali disegnando una nuova separazione fra carta e digitale. La questione non più rinviabile dell’organizzazione del lavoro non può tramutarsi nell’ennesimo aumento dei carichi e deve essere parte di una dettagliata strategia. Un confronto va messo in atto e il piano va presentato all’assemblea di redazione che al termine lo sottoporrà a voto.

Non c’è più tempo. I giornalisti di Repubblica sono stanchi di promesse vaghe su risultati che non arrivano. Né gli incontri estivi hanno aperto strade da intraprendere insieme. Eppure il momento storico è tale da richiedere impegni concreti immediati. Ne va della nostra reputazione ed è nell’interesse di quei lettori che ancora ci danno fiducia.

Il Cdr, al quale la redazione ha affidato già da tempo un pacchetto di giornate di sciopero, ribadendo lo stato di agitazione chiede dunque alla direzione di fornire risposte immediate sui punti emersi dall’assemblea. Determinato ad alzare il livello dello scontro se non ci saranno adeguate risposte entro 48 ore. Allo stesso tempo riteniamo necessario che il dibattito intenso, ma positivo, di cui questo documento è frutto coinvolga anche i lettori. E sia dunque pubblicato integralmente sul giornale in edicola, sul sito di Repubblica.it e sulle piattaforme social.

Anna Lombardi
Brunella Giovara
Francesca Caferri
Alessandra Ziniti

La Mozione del Cdr

L’assemblea dei giornalisti di Repubblica si dichiara insoddisfatta delle risposte da parte di azienda e direzione ai tanti problemi sollevati in questi mesi e invita ad aprire un confronto sull’ultimo ordine di servizio che appare molto più di una mera riorganizzazione del lavoro.

Da tempo a Repubblica tutti hanno accettato la necessità di una continua conversione verso nuove tecnologie, formati e modelli di business. A dispetto della crisi di settore, la redazione di Repubblica è una comunità viva che vuole crescere, impegnarsi e presentare il proprio giornalismo nel miglior modo possibile. Troppo spesso le nuove iniziative hanno trovato l’abnegazione dei giornalisti ma non il sostegno concreto ed efficace dell’azienda. A fronte di uno stato di crisi e di un patto per l’innovazione firmato, troppe questioni sono rimaste irrisolte accumulando un ritardo inaccettabile.

Il Cdr, al quale la redazione ha affidato nei mesi scorsi un pacchetto di giornate di sciopero, ribadisce lo stato di agitazione e sollecita la direzione a dare risposte immediate su quanto emerso altrimenti sarà determinato a prendere nuove iniziative di lotta.

La redazione chiede un’interlocuzione attiva per contribuire al rilancio del giornale partendo da questioni non più rinviabili come l’organizzazione del lavoro: l’ordine di servizio del 15 ottobre, sulle cui modalità di comunicazione resta la totale disapprovazione, deve essere l’inizio di un confronto con la direzione sulla configurazione dell’offerta su carta o digitale. Confronto che deve passare dall’assemblea con voto sul piano che verrà sottoposto.

Va affrontata con urgenza anche la questione del marketing e del prezzo del quotidiano, esageratamente superiore a quello del nostro diretto competitor (24 per cento in più). Non sono più accettabili, inoltre, disservizi sulla nostra offerta digitale. Pretendiamo un programma puntuale e dettagliato d’investimenti sui miglioramenti tecnologici. Il Cdr chiede d’incontrare mensilmente i responsabili del digitale su iniziative/promozioni e politiche di prezzo. Chiediamo un programma altrettanto dettagliato di sostegno alla nostra offerta su carta sia in termini di politiche di prezzo che di investimento.

Una proposta potrebbe essere la creazione di un desk creativo di colleghi che si confronta con l’azienda sui modelli e sullo sviluppo digitale e sul coordinamento tra sito e social, proponendo delle strategie e guardando anche alla stampa estera.

Siamo contrari alla decisione di riassumere colleghi che hanno beneficiato dell’esodo incentivato, chiediamo che le assunzioni riguardino invece i precari storici.

Non è più il momento dell’analisi. Gli incontri in estate con la direzione non hanno portato a nessuna strada condivisa da intraprendere.