Gennaro Sangiuliano (foto Ansa)

La nomina di Sangiuliano alla Cultura innesca uno smottamento in Rai

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Non solo la direzione del Tg2. Ecco tutte le tessere coinvolte nel domino Rai con l’insediamento del Governo Meloni

Sulla palazzina del Tg2 a Saxa Rubra è piombato un ciclone. Ai cambi di direzione sono abituati, raccontano in redazione, sono “preparati agli eventi”, ma così in fretta non se l’aspettavano.
Ora l’aria è di attesa, consapevoli di essere una pedina di quel più ampio domino che la nomina di Gennaro Sangiuliano a ministro della Cultura ha innescato e che va dal Tg1 alla figura dell’ad, perché la destra meloniana abbia il controllo della Rai.

Gennaro Sangiuliano al momento del giuramento per l'insediamento del Governo di Giorgia Meloni (foto Ansa)
Gennaro Sangiuliano al momento del giuramento per l’insediamento del Governo di Giorgia Meloni (foto Ansa)

La direzione ad interim del Tg2 va a Carlo Pilieci

La sera del giuramento il direttore, “Genny” per gli amici (e per La Russa), ha passato il testimone del Tg2 al vicedirettore più anziano, Carlo Pilieci, uomo macchina stimatissimo dalla redazione.
L’interim può durare al massimo tre mesi, dopo i quali o dev’essere nominato il direttore. Si cerca nel bacino della destra in Rai, dove vi nuota Nicola Rao, giornalista capace e attuale vicedirettore del Tg1 e ora in pole per il Tg2. In corsa anche Paolo Petrecca, direttore di RaiNews24 molto vicino a Giorgia Meloni.

Tg1 e TgR

Ma la partita è più ampia, perché per la premier la casella più importante è il Tg1, dove FdI potrebbe piazzare proprio Rao. Una staffetta che potrebbe avvenire subito o all’inizio del nuovo anno.
Monica Maggioni però venderà cara la pelle (chissà se basterà la richiesta di un programma di esteri), tanto più che ha appena messo a punto un riasetto al tg ammiraglio: nuovo studio, nomine di caporedattori e nuovi conduttori. A meno che lei stessa non resti al suo posto, non essendo sgradita al centrodestra se pure non espressione della più netta destra di governo. Un’altra casella centrale è la Testata Regionale, un corpaccione di 750 giornalisti ora in mano alla Lega con Alessandro Casarin, così come la testata di Isoradio, con Angela Mariella. Ma, dato il calo di Salvini alle elezioni, tanto potere andrà ridimensionato nel Cencelli della tv pubblica, così come per i berluscones a viale Mazzini. Chi potrebbe aspirare a maggiore visibilità è Antonio Preziosi, attuale direttore di Rai Parlamento.

Paolo Petrecca (Foto Ansa)
Paolo Petrecca (Foto Ansa)

Il ruolo di ad

In testa a tutto poi c’è il cambio del manico. Il mandato dell’amministratore delegato Rai, Carlo Fuortes, scade tra un anno e mezzo. L’ex consigliere Gianpaolo Rossi, deus ex machina di Giorgia Meloni sui media, scalda i muscoli anche se mostra il volto dialogante di chi “non deve occupare” la tv pubblica.
Proprio lui era un altro dei nomi in pista per il ministero della Cultura, insieme al meno controllabile Giordano Bruno Guerri (l’unico intellettuale doc della destra).

Ma “Genny” ha scalzato tutti: col manometro del vento ha posizionato la sua rotta tutta a destra su Meloni piuttosto che su Salvini, al quale era vicino al momento della sua nomina al Tg2 nel novembre 2018 e avendo già distanziato le coste forziste. Ma se la veste sovranista resta, come nelle biografie di Putin, Trump e Xi Jinping che preoccupano il Capo dello Stato per le stonature in Europa, “Genny” è riuscito abilmente a farsi garante per tutto il centrodestra. 

I quattro anni al Tg2 di Sangiuliano

In quattro anni la redazione del Tg2 ha vissuto spaccature (anche nel Cdr) e una mutazione: per il disagio sulle scelte editoriali sono andati via circa venti giornalisti di centrosinistra, chi al Tg1, chi alle reti, chi alla radio. Sangiuliano non li ha trattenuti, ma ne ha fatti entrare altrettanti di sua stretta fiducia, salvo però tenersi l’interim al servizio politico, pur di non affidarlo a Giuseppe Malara, vicino alla Lega e poco gradito a Meloni.
Per esempio ha nominato caporedattore della cultura il già vice Adriano Monti Buzzetti Colella, e proprio nei servizi culturali, approfonditi, Sangiuliano ha fatto passare il suo messaggio più revisionista, in nome di quella riscrittura della storia che, secondo la sindrome vittimista degli ex missini, pretende la “riscossa” (come ha detto Giorgia Meloni alla vittoria elettorale) sulla presunta “egemonia culturale della sinistra”. Continuerà l’opera da ministro, immaginiamo.

Come ascolti il suo Tg2 è sceso rispetto agli inizi e ad ottobre ha registrato un 11,8% di share nell’edizione delle 13 calando al 5,9 alle 13,30 (più o meno come Studio Aperto di Mediaset), mentre la sua creatura, il Tg2 Post, è sceso al 3,4% rispetto a una tenuta del 4%. Va bene invece Tg2 Italia, rubrica di approfondimento del mattino, che ha raggiunto un 5% di share.