Sottosegretari. Barachini all’Editoria, al Mise Valentini, Bitonci e la sorpresa Mazzi. Alfano uff stampa P. Chigi

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Venerdi’ le deleghe. Fabrizio Alfano debutta a Palazzo Chigi

Tra conferme, sorprese dell’ultimo minuto e delicato esercizio di bilancino tra poteri e forze politiche si e’ conclusa con la nomina dei sottosegretari e dei viceministri la formazione del governo Meloni. Il prossimo passo sara’ quello della definizione delle deleghe, ovvero delle specifiche competenze che verranno assegnate loro, per cui bisognera’ attendere il prossimo consiglio dei ministri previsto per venerdi’ 4 novembre, come ha annunciato la stessa premier, Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa seguita alla riunione del cdm.

Conferenza stampa che segna anche l’ingresso nello staff della comunicazione del presidente del Consiglio, guidato dalla storica portavoce di Meloni, Giovanna Ianniello, di Fabrizio Alfano, come capo ufficio stampa. Capo del servizio politico dell’Agenzia Italia, e stimatissimo tra i colleghi, Alfano e’ stato il portavoce di Gianfranco Fini quando ha ricoperto la carica di presidente della Camera.

Tornando ai sottosegretari, il giuramento e’ fissato per dopodomani, 2 novembre, ha precisato la presidente, non trattenendo lei per prima una battuta: “Gia’ mi diverto a immaginare i titoli dei giornali…”.

Alberto Barachini, presidente Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI (Foto ANSA)
Alberto Barachini, (Foto ANSA)

Per quanto riguarda i settori di nostro interesse l’Editoria, in continuita’ con il sottosegretario uscente, Giuseppe Moles (Fi) e confermando le attese della vigilia, e’ stato nominato alla Presidenza del Consiglio il forzista Alberto Barachini, senatore azzurro e gia’ presidente della Commissione di Vigilanza Rai.

A Forza Italia va anche la poltrona di viceministro allo Sviluppo economico, ministero da cui dipende il comparto televisivo, a Valentino Valentini, fedelissimo di Berlusconi, che si assicura in questo modo un importante osservatorio per quanto concerne i settori cruciali per le sue attivita’. Valentini, esperto in geopolitica e consigliere del Cavaliere oltre che suo stretto collaboratore in campo internazionale, e’ stato consigliere per politica internazionale anche dell’ex presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati. Al Mise Valentini sara’ affiancato dal leghista Massimo Bitonci, a equilibrare la compagine del Carroccio con un esponente del Veneto (dove è alto il tasso di frustrazione per le nomine di tutti i ministri leghisti lombardi); e dall’outsider Fausta Bergamotto, avvocato, abruzzese, in quota Fratelli d’Italia, dirigente Affari legali e contenzioso alla Presidenza del Consiglio.

Borgonzoni

Alla Cultura sono stati nominati 3 sottosegretari a fianco del ministro Gennaro Sangiuliano, FdI, il critico d’arte e politico dalle molte casacche Vittorio Sgarbi, Lucia Borgonzoni (Lega), gia’ sottosegretario alla Cultura con i governi Conte I e Draghi e molto attenta ai temi dell’audiovisivo, Gianmarco Mazzi in quota Fratelli d’Italia, importante produttore e dirigente in campo artistico, canoro, televisivo e di entertaiment.

Gianmarco Mazzi

Mazzi è la vera sorpresa, manager di grande esperienza e bravura come si capisce dal suo lungo curriculum che pubblichiamo qui di seguito. È amministratore delegato della societa’ Arena di Verona, ha diretto per 6 edizioni il Festival di Sanremo, ideatore di Sanremo Young, ha collaborato con i piu’ grandi cantanti italiani da Gianni Morandi, Mogol, Riccardo Cocciante, Celentano, Vasco Rossi, Zucchero, Bocelli, tra gli altri. Ha collaborato con Dario Fo e lanciato e prodotto importanti programmi e talent show televisivi.

Con Morandi e Mogol nel 1981 avvia il progetto di solidarieta’ Nazionale italiana Cantanti. Con Caterina Caselli punta sui giovani talenti con l’iniziativa discografica Espressione musica. Cura l’attivita’ artistica e televisiva di Adriano Celentano dal 1992: sua l’organizzazione delle due serate evento in diretta dall’Arena di Verona nel 2012, partecipa alla realizzazione dell’album Mina Celentano (1997) e in collaborazione con il Clan partecipa alla realizzazione della trasmissione Francamente me ne infischio. Seguira’ poi “125 milioni di ca…te” e nel 2005 “RockPolitik”. Manager per un decennio di Francesco Baccini, nel 2007 con Cocciante promuove l’opera musicale Giulietta e Romeo. Nel 2015 organizza in mondovisione l’opening di Expo con Andrea Bocelli, Lang Lang e l’orchestra della Scala. Nel 2017 realizza il progetto televisivo record (36% di share) La notte di Vasco in diretta su Rai1.
Sarà interessante vederlo alla prova in un ministero

Alessio Butti

Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione

Nato a Como, responsabile Media e telecomunicazioni di Fratelli d’Italia, eletto senatore per FdI nel collegio plurinominale Lombardia 0, Alessio Butti è stato nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione, un ruolo importantissimo in cui dovrà prendere in mano il lavoro fatto finora da Vittorio Colao al ministero per l’Innovazione digitale e la Transizione ecologica nel precedente governo Draghi, dicastero a cui era stata affidata la gestione di buona parte dei fondi del PNRR.

Butti si occupa da tempo di questioni legate al settore delle telecomunicazioni, e non ha mai fatto mistero di come la pensa su cloud, tutela dei dati personali, big tech e 5G. Insistendo molto sul tema della “sovranità digitale”. l’Italia deve “tornare ad essere un protagonista europeo nelle telecomunicazioni, come lo sono la Francia e la Germania, dove gli incumbent sono ancora sotto il controllo dei rispettivi governi” ha dichiarato in una intervista a KeyBiz nell’agosto 2022. Spiegando che “la nuova rete in fibra, fino alle case” deve essere “una rete unica, nazionale, a controllo pubblico (quindi italiana) e wholesale only” in base al “modello che separa la rete dai servizi”.

In una intervista a Formiche.net, è stato ancora più esplicito “Siamo per un modello di rete pubblica, unica e wholesale only. Ed è una soluzione ben diversa da quella che è in discussione tra Tim e Cassa Depositi e Prestiti, che prevede lo scorporo della rete e la sua acquisizione da parte di Cdp, che ingloberebbe nel progetto le strutture di Open Fiber. Una soluzione il cui unico scopo sembra essere quello di strapagare con decine di miliardi una rete che vale ben poco, essendo in massima parte fatta di rame. Al contrario, il Progetto Minerva prevede, attraverso una serie di passaggi mirati, una “nuova Tim” che a quel punto sarà una società della rete, pubblica, unica e wholesale only, quotata in Borsa e con un titolo che riceverà a mio parere una spinta propulsiva senza precedenti. Il tutto senza perdere un solo occupato e con Cdp che invece di spendere ingiustificatamente decine di miliardi di euro si ritrova anche euro in più”.