C’è Più Gusto a Bologna: prima gastro-kermesse del Gruppo Gedi

Condividi

Il mondo enogastronomico – con i suoi eroi, le sue storie, le avventure agricole, industriali e commerciali – continuerà a essere forza propulsiva dell’informazione tutta. È ormai assodato, visto lo spazio che giornali importanti come Corriere della Sera e La Repubblica dedicano al settore: su carta, nelle declinazioni digitali e in eventi che coinvolgono i lettori e un pubblico anche più vasto.
Luca Ferrua, direttore del sistema Il Gusto – piattaforma multimediale di Gedi dedicata all’enogastromia, composta dal supplemento cartaceo di Repubblica, sito e sviluppi social – ne è convinto.

“Ho cominciato alla Stampa mentre mi laureavo in filosofia a Torino, nei primi anni Novanta, e di quel giornale sono stato capo della cronaca con direttore Maurizio Molinari e capo digital con Massimo Giannini: ho semplicemente fatto della passione enogastronomica un lavoro”, dice, “e riconosco l’importanza del settore di cui felicemente mi occupo. È ricco di personaggi, storie, buone notizie. Il Gusto esiste da circa un anno e mezzo. Prima abbiamo messo a punto la parte editoriale, con attenzione agli ambiti wine, food e travel, strettamente intrecciati. Ora affrontiamo il linguaggio degli eventi a Bologna, Palazzo Re Enzo, con una due giorni aperta gratuitamente al pubblico, il 5 e 6 novembre. Se andrà bene, le prossime edizioni di C’è Più Gusto avranno luogo in altre città, con particolare riguardo al nostro Sud, vero giacimento del mondo alimentare e del vino”.

Da Bottura a Guzman: gli chef

A Bologna sono attesi grandi chef, tra i quali una vera star come Rodolfo Guzman, il cuoco antropologo che viene dal Cile (il Sud America è una nuova frontiere delle avanguardie), pioniere della cucina “Endémica”. Ci saranno i notissimi Massimo Bottura, Carlo Cracco, il “collezionista” di stelle Michelin Enrico Bartolini, Enrico Cerea, Carlo Cracco, l’influencer Benedetta Rossi, Heinz Beck, Viviana Varese. Non mancheranno talk e masterclass, come in tutte le gastrokermesse che si rispettino, moderati da giornalisti (tra altri: il direttore della Stampa, Giannini, di Repubblica, Molinari, e delle Guide di Repubblica, Giuseppe Cerasa) e in dialogo con esperti quali Dario Silvestri (allenatore della mente) e Giorgio Calabrese (nutrizionista). Una vera festa del gusto, con degustazioni ed assaggi e le performance delle celebri “Cesarine”, le sfogline della pasta fresca, e persino la musica con Lo Stato Sociale, la Bandakadabra e la cantante Camilla Giorgia Bernabò.

Il futuro è vegetale

Chiediamo a Ferrua: quanti siete al Gusto? “Una redazione fissa divisa tra Roma e Torino con quattro persone: Antonio Scuteri, il coordinatore, Lorenzo Cresci, Lara Loreti e Tecla Biancolatte. Poi ci sono collaboratori come Eleonora Cozzella, nostra prima firma, e Martina Liverani. Oltre a una squadra di una cinquantina di corrispondenti da ogni parte del mondo. A Bologna avrà il suo esordio la parte social. E stiamo sviluppando la parte video. Per esempio, con Maserati facciamo le strade del gusto: è appena uscita la seconda puntata che racconta Firenze e la Toscana”. Ferrua continua: “L’Italia non ha più soggezione nei confronti della Francia, che è stata a lungo il benchmark della buona tavola. Il nostro Passe, con la ricchezza delle cucine regionali, ha stravinto la battaglia per la leadership. Non è così nel vino, dove i cugini francesi ancora tengono saldo lo scettro del dominio”. Cosa pensa Ferrua della nuova denominazione del ministero delle politiche agricole? “Aver aggiunto sovranità alimentare non ha nulla da spartire con il sovranismo e con certe nostalgie. Se di nostalgia si può parlare, è quella verso gli anni Novanta, quando in America Latina nacque il movimento per la salvaguardia dei prodotti agricoli locali e della salute pubblica ad essi collegata. Certo, bisognerà vedere come la intende il governo di Giorgia Meloni, prima di giudicare”. Cosa mangeremo tra vent’anni? Insetti? “Tanti vegetali. La cucina vegetariana e vegana, che oggi in molti casi significa tristezza o è punitiva, diventerà invece una gioia per il palato, con piatti godibili. Ci saranno anche gli insetti, probabile. E ci sarà meno carne ma di migliore qualità, da allevamenti non massivi”.