Da sinistra Marco Paolini, direttore generale palinsesto e distribuzione di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi e Federico Di Chio, direttore marketing strategico

Berlusconi: Mediaset batte Rai e non licenzia. La politica sostenga gli editori

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Conferenza stampa autunnale di Piersilvio Berlusconi. Il ceo di Mediaset, ha sottolineato – dati alla mano – come il Biscione stia lavorando bene anche nella difficilissima congiuntura presente. Più resilienza nelle audience rispetto alle altre tv generaliste e, per quello che riguarda la pubblicità, andamento molto migliore del resto del mercato. Un richiamo alla politica: bisogna supportare gli editori nazionali, metterli nelle condizioni di competere con i giganti del web. Le novità in Spagna e Germania

Una inedita conferenza stampa autunnale di Mediaset. Piena di notizie e novità, annunciate da Piersilvio Berlusconi stamane a Cologno. Il ceo del gruppo ha parlato della riorganizzazione in Spagna, dove Alessandro Salem va a fare l’ad e Stefano Sala andrà sempre più spesso per guidare la concessionaria anche lì.
E si è soffermato anche su quanto sta accadendo in Germania, dove gli attuali vertici di ProSieben (di cui Mediaset è il maggior azionista, ma senza controllo), starebbero prendendo in considerazione l’acquisto di Sky Deutschland. “E’ giusto guardare tutto – ha spiegato Berlusconi Junior -. Il fatto che il nuovo management di Prosiebensat si impegni ad analizzare anche ipotetiche alleanze con Sky non è sbagliato. Ma entrando nello specifico, non mi sembra che parliamo di business del futuro: la pay tv classica è in grandissima difficoltà”.
Escluso pure che Mediaset possa essere interessata a Sky in Italia qualora fosse in vendita. “No, non è il nostro mestiere, e poi nella pay tv abbiamo già dato”, ha risposto Pier Silvio ad una domanda sul punto.

Numeri più che confortanti

Ma il tema principale dell’incontro non era il respiro internazionale delle attività del gruppo, quanto la situazione televisiva nazionale. Il gruppo di Cologno ha innanzi tutto fatto il punto sugli ascolti. I propri e quelli complessivi della tv generalista. Argomento delicato e critico in una stagione – quella in corso – che pare segnare un decremento complessivo delle performance del mezzo.

Ebbene, Marco Paolini (direttore generale palinsesto e distribuzione) e Federico Di Chio (direttore marketing strategico) hanno usato grafici e tabelle per delineare un quadro della situazione tutt’altro che ansiogeno. Paolini ha messo in fila i risultati delle ‘partite’ chiave giocate tra il 4 di settembre ed il 5 di novembre.

Nel target 15-64 anni, in pratica, a stare al taglio della ricostruzione offerta, Cologno porta a casa tutte le sfide più importanti. In qualche caso con un largo vantaggio. Canale 5 batte Rai 1 sia nelle 24 ore che in prima serata, Italia 1 travolge Rai2, che pure le aveva lanciato il guanto di sfida sul target più giovane in sede di presentazione palinsesti. E in tema informazione, Rete 4 (5,9%), sia pure di misura, batte La7 (5,8%) in prima serata, distaccando Rai3 (5,3%) e Rai2 (2,6%).

Miracolo tematiche, arma segreta

E infine, il dato più eclatante: Cologno batte Viale Mazzini sia nelle 24 ore che in prima serata per ascolti complessivi, facendo valere le performance della propria ammiraglia e poi quelle ancora più eclatanti, forse, delle reti tematiche guidate da Marco Costa (al 10,5% sugli individui all’11,8% sul target 15-64 anni). La spiegazione del successo? Secondo Paolini dipende dal grande investimento che il gruppo, nonostante la situazione complessiva del mercato, ha continuato a fare nella produzione originale. Mediaset poi, ha rimarcato, vince nettamente le sfide – ad alto valore simbolico e commerciale – del sabato sera e della domenica pomeriggio, con Canale 5 che stacca Rai1 usando al massimo il carisma di Maria De Filippi.    


A Federico Di Chio, chiamato a produrre e mostrare slide dopo il collega, è toccato il compito, invece, di dimostrare che le performance della tv generalista sono ancora molto buone. In generale, comunque, ancora sono ben 40 milioni gli spettatori del mezzo che guardano la tv ogni giorno per tre ore e mezzo. Analizzando i dati su un arco temporale più ampio, emerge poi che la tv raccoglie l’1,5% in più di pubblico rispetto al 2005. E’ vero pure che il saldo rispetto al 2019 è negativo del 5%, ma va registrato però che nel frattempo la popolazione italiana è calata, siamo entrati in fase post lock down, e mancano ‘non strutturalmente’ al bilancio della tv più tradizionale gli apporti della Serie A e di alcune delle partite della Champions League.

Effetto total audience

Mediaset, ha sottolineato poi Di Chio, porta a casa un ulteriore due per cento in più di ascolti, se si considera anche l’apporto degli altri device, ora contabilizzato dai numeri della total audience di Auditel. Oltre a difendere bene il proprio territorio, si sta posizionando bene anche come vettore dei nuovi consumi digital e social. Dopo Di Chio, PierSilvio Berlusconi ha rimarcato come i risultati incassati dal gruppo siano il frutto di un lavoro certosino della squadra di Mediaset. Sostenendo che la tv generalista italiana è la migliore d’Europa e, molto probabilmente, del mondo. E che Canale 5 ha una rara ed eccezionale ricchezza e varietà della proposta.

Sensibilità politica

In sede di botta e risposta con i giornalisti, Berlusconiha affrontato anche il tema della situazione politica cambiata e del ruolo del nuovo esecutivo di Giorgia Meloni nel sistema dei media. “Adesso c’è il nuovo governo: lasciamolo in pace, ha mille problemi da affrontare, ma – ha detto Berlusconi- penso che l’editoria nazionale debba essere tenuta in altissima considerazione, da parte di chiunque sia al governo in Italia e nei singoli paesi europei. Oggi è tutelata? Forse sì. Lo è abbastanza? Forse no”. La richiesta di Pier Silvio Berlusconi, ad di Mediaset, all’esecutivo è “farci almeno lavorare con parità di condizioni rispetto ai mostri del web, big tech, Ott, che occupano pochissimo, hanno un livello di tasse regolato a livello europeo ben più vantaggioso rispetto alle aziende italiane” e per di più “licenziano migliaia di persone. Noi non licenziamo nessuno”.  

“Mi fa impressione – ha aggiunto Pier Silvio – leggere che mostri internazionali come Meta o Twitter stiano licenziando migliaia di persone come se niente fosse. Noi italiani siamo diversi: oltre ai valori legati ai bilanci e alle quotazioni di Borsa c’è qualcosa che distingue tutte le aziende, specie quelle editoriali, che si chiama etica professionale. Noi non licenziamo: più volte dal 2011 a oggi ci siamo interrogati su questo aspetto, ma ogni volta abbiamo reinventato il nostro modello e aumentato il livello di produttività. Il caso Rete4 è il più lampante degli ultimi anni; abbiamo avuto la capacità di riaccendere la rete e di occupare tutta la nostra forza di giornalisti senza farci sfiorare dal pensiero di iniziare a licenziare”.

Berlusconi ha risposto senza riserve su un caso delicato di attualità. E cioè quello del doppio suicidio di Forlì, con il 64enne Roberto Zaccaria che si è ammazzato dopo un servizio de Le Iene, che avevano seguito il caso del suicidio del 24enne Daniele. “Non deve più succedere, è certamente una vicenda che tocca profondamente la mia sensibilità. Noi facciamo una tv che si occupa di tutti i temi, anche di cronaca, e nel farlo capita di andare oltre ciò che è editorialmente giusto”, ha sottolineato. “Ma penso – ha continuato – che dovremo alzare il livello di attenzione e sensibilità ulteriormente”. Come? “Non voglio entrare nello specifico – ha aggiunto – e penso che dire basta a un certo tipo di giornalismo sarebbe come tornare indietro invece che andare avanti. Ma il punto è come viene fatto: servono attenzione e sensibilità, non è facile. Le Iene è un programma fatto da signori professionisti, Parenti è bravo. Ma è una questione di sensibilità personale: da editore dico che quella cosa lì non mi è piaciuta. Capita, ma bisogna tenere alto il livello di guardia”.

Pier Silvio Berlusconi
Pier Silvio Berlusconi