New entry a Minerva Hub, arriva anche Jato

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Minerva era una dea combattente. Un nome che è un auspicio. Lanciato pochi mesi fa, Minerva Hub si sta già ampliando. E annuncia l’acquisizione al 100% di Jato, realtà internazionale di primissimo piano nel ricamo.
Jato si aggiunge così alle aziende che fanno parte della piattaforma, specializzate tutte negli accessori di alta gamma.

La casa del lusso

La presentazione della new entry è anche l’occasione per fare il punto sull’hub, che alcuni vorrebbero chiamare club: un posto che raccoglie e mette in comunicazione i migliori. Una ‘casa’ per le piccole e medie imprese che sono il vero ‘tessuto’ dell’Italia fashion.
Nell’appartamento milanese ereditata da mamma Marta, fra Dalì e arazzi, sculture e tappeti, il presidente Matteo Marzotto si interroga sul perché il settore continui ad andare molto bene, nonostante la guerra, l’inflazione, le paure socio economiche.

Dove il made in Italy cresce

I dati positivi li ha forniti Franco Prestigiacomo, ceo del fondo internazionale Private Equity Xenon che controlla Minerva Hub: “Il gruppo – dice – cresce del 40%, anche più dei nostri clienti del lusso”.
“Secondo me, le fortune di questo settore dipendono dal fatto che non siamo più nell’edonismo degli anni Ottanta: oggi gli acquisti sono ponderati, c’è una consapevolezza nell’investimento, e magari si preferisce un prodotto di alta gamma perché diventa un vero investimento”, dice Marzotto.

Facciamo 13

Entro l’anno di Minerva Hub dovrebbero far parte 13 imprese, che coprono 4 differenti aree di accessori: i ricambi le pelli, plastiche&metalli e finishing. Per un totale di 300 milioni di euro di fatturato.
Si tratta spesso di imprese familiari, di piccole e medie dimensioni come nel caso di Jato nata nel 1991 da Giorgia Rapezzi e Jacopo Tonelli. Imprese che però raggiungono un’eccellenza che permette al made in Italy di conservare una posizione dominante rispetto ai grandi gruppi internazionali.
L’unione d’altra parte, come si dice, fa la forza. Per resistere sul mercato, l’idea dell’hub è vincente. “Noi permettiamo di dare una continuità al loro lavoro, siamo garanti del loro futuro, preserviamo le maestranze: se le perdessimo smarriremmo il nostro valore aggiunto”, commenta Gianfranco Piras, presidente di XXP Seven che è partner di Private Equity Xenon.

Cercasi manodopera

Un aspetto su cui tutte le realtà che compongono Minerva Hub puntano moltissimo è la formazione.
Non solo quella che si fa in azienda: un neo assunto può essere certamente formato, ma è necessario che abbia alle spalle un minimo bagaglio di conoscenze di questo mondo.

Matteo Marzotto (foto Ansa)

“Dobbiamo comunicare e far capire alle famiglie e ai ragazzi che se diventi un artigiano del lusso non sei certo uno sfigato, hai a che fare con un mondo di grande bellezza e capacità”, dice Marzotto.
E prosegue: “Abbiamo operai straordinari, ma tante volte hanno 50 e più anni, e non trovano giovani a cui trasmettere le proprie conoscenze. Agli Istituti tecnici noi spesso diamo macchinari e assistenza. Ma non basta”.

Non solo Ronaldo

“Bisogna trasmettere il messaggio che non si studia la moda per diventare tutti stilisti, così come non giochi a calcio solo per essere un Ronaldo. Si studia per diventare i migliori modellisti, galvanici, chimici, operatori, ricercatori e della pelle…”, si accalora Matteo Marzotto. “Sono tantissimi i campi del nostro settore in cui si può eccellere. E non solo in zone limitate come il Veneto, che da solo rappresenta il 35% del mercato internazionale. La Puglia, per esempio, è uno dei maggiori distretti del lusso. Il problema è che troppo spesso manca la manodopera. Questa è una delle cose che diremo al nuovo governo”.