Dalle social challenge agli spazi anoressia. Tanti pericoli online per i minori

Condividi

Dalle ‘social challenge’ agli spazi web dedicati all’anoressia e bulimia. Sono alcuni tra i pericoli che si nascondono nel web secondo quanto riporta -ripreso da Adnkronos – il Rapporto sui minorenni vittime di abuso realizzato dal Servizio Analisi Criminale del Dipartimento della Pubblica sicurezza – Direzione Centrale della Polizia criminale che, in occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che si celebra il 20 novembre, giorno in cui nel 1959 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità la Dichiarazione dei diritti del fanciullo, ha realizzato un elaborato sull’andamento dei reati riconducibili alla violenza nei confronti dei minori.

Le ‘social challenge’ sono sfide che si diffondono tra i giovani attraverso la “viralizzazione” di video nei quali i ragazzi si sfidano a compiere azioni più o meno pericolose, allo scopo di crescere in popolarità sul web. Nell’ultimo anno sono stati diversi gli alert diramati dalla Polizia Postale attraverso il portale istituzionale www.commissariatodips.it. Un attento monitoraggio della rete sui circuiti più tipicamente diffusi tra i giovani, consente di intercettare i trend più popolari tra i ragazzi. Una valutazione psico-criminologica di questi trend, svolta attraverso il supporto dell’Unità di Analisi dei Crimini Informatici, consente di valutare caso per caso se sia utile e/o urgente diramare alert che sollecitino l’attenzione dei ragazzi e degli adulti rispetto alla diffusione online di sfide tra ragazzi.

Tra tutti nel rapporto si ricorda la skull breaker challenge, per la quale due ragazzi affiancano un terzo e, mentre questo salta, gli altri fanno uno sgambetto che determina la caduta violenta del malcapitato; la catena di messaggistica di Johnathan Galindo, che ha spaventato bambini e ragazzi inducendoli a partecipare ad alcune sfide, attraverso l’invio di messaggi privati e link (i contatti con nome Jonathan Galindo potevano richiedere di compiere vari tipi di azioni, come il procurarsi dei tagli sul corpo con la forma di lettere o numeri simbolici); lo Squid Game, serie televisiva che ha spopolato fra i bambini nonostante fosse destinato ad un pubblico adulto, inducendo ad alcuni episodi di violenza imitativa; il videogioco di Huggy Wuggy che, diffusosi anch’esso fra bambini in età scolare nonostante fosse un Pegi+12, ha determinato allarme tra i genitori e fobie tra i più piccoli, fino ad arrivare al recente aggravamento del fenomeno delle sextortion in danno di minori, approcciati sui socialnetwork e indotti a pagare denaro per evitare che vengano diffuse immagini sessuali autoprodotte.
“Anche i disturbi alimentari trovano in rete un luogo per essere rappresentati. Sono essenzialmente riconducibili a due tipologie: da una parte sono presenti blog personali, spesso ospitati su piattaforme internazionali di cessione gratuita di spazi web, nei quali si dichiara, talvolta con fierezza, la propria condizione di anoressici, attraverso diari alimentari, racconti di episodi (esperienze) personali, citazioni pseudo-scientifiche, a supporto del proprio stile alimentare per una ricerca di legittimazione globale attraverso la rete; dall’altra, i gruppi di messaggistica istantanea sui quali è avvenuto uno spostamento massiccio di ragazzi e ragazze con disturbi alimentari”, rileva il Rapporto della Polizia criminale.

“I gruppi di messaggistica istantanea sono costruiti, in generale, secondo una logica di sollecitazione alla partecipazione dei singoli membri: nei gruppi ‘pro-ana’ e ‘pro-mia’ il costante, continuo, ripetuto invio di messaggi diventa ossessivo e talvolta prodromico al rafforzamento di un senso di appartenenza e identità purtroppo patologica – si sottolinea nel Rapporto – Nei gruppi, l’identificazione dei minori partecipanti è resa possibile attraverso accertamenti di polizia che consentono di risalire agli utilizzatori reali delle utenze. L’identificazione è determinante per poter audire i ragazzi e avviare la complessa opera di ricostruzione dei ruoli ricoperti nel gruppo”.