Antonio Iovane

Antonio Iovane/Podcast narrativo

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I podcast sono entrati a pieno titolo tra gli strumenti della diffusione giornalistica, diventando uno dei pilastri nel settore delle inchieste. Ma è un mondo di cui, probabilmente, sappiamo ancora poco. Soprattutto sulla sua “costruzione”. Per saperne di più abbiamo chiesto ad Antonio Iovane, autore di Podcast narrativo – Come si racconta una storia nell’epoca dell’ascolto digitale (Gribaudo) di raccontare ai lettori di Primaonline i segreti di questa nuova frontiera dell’informazione.

“Negli ultimi anni quello del podcast è diventato uno dei più interessanti formati di indagine giornalistica, con il genere crime a dominare la classifica, dall’americano ‘Serial’ – con i suoi trecento milioni di download – ai nostrani ‘Veleno’ e ‘Polvere’. È un tipo di comunicazione, quella del racconto in podcast, che intercetta due importanti elementi della contemporaneità: la serialità e l’on-demand, e si presenta quindi come la vera grande innovazione della comunicazione giornalistica degli ultimi anni. Resistono, è vero, le forme tradizionali – dall’inchiesta televisiva a quella su carta stampata – ma il podcast apre strade diverse e inesplorate.

L’offerta di questo genere di prodotto è enorme, dal punto di vista quantitativo, ma solo in rari casi si tende a seguire regole che garantiscano un prodotto all’altezza degli standard giornalistici. Generalmente si ritiene che realizzare un podcast voglia dire raccontare una storia in modo più o meno lineare, senza seguire regole precise, procedendo a istinto. Si trascura, in questo modo, l’importanza della sua costruzione, delle interviste, dei tempi, del ritmo, della scansione, delle atmosfere, della sonorizzazione: tutte caratteristiche che contribuiscono a rendere unico il podcast. Raccontare e ricostruire storie come quella dell’omicidio Marta Russo, della Costa Concordia o della strage di Piazza Fontana in questo nuovo formato vuol dire raccontare in modo diverso e intercettare un pubblico diverso.

Tutti coloro che si stanno cimentando nella realizzazione di un podcast ne stanno, in un certo senso, costruendo la grammatica. Un podcast pioneristico come ‘Serial’ (che racconta l’omicidio di Hae Min Lee, una studentessa di un liceo di Baltimora avvenuto nel 1999, e la condanna dubbia del suo fidanzato, Adnan Syed) ha sicuramente tracciato una strada. Ma poi molto si deve alla capacità del singolo podcaster di individuare cosa funziona e cosa non funziona.
In ‘Podcast narrativo – Come si racconta una storia nell’epoca dell’ascolto digitale’, ho cercato innanzitutto di intercettare quei linguaggi che possono trovare cittadinanza in questa nuova forma espressiva: la filiazione dalla radio, innanzitutto, dalla quale mutua l’uso espressivo della voce e la ricerca di una comunicazione diretta, immediata. Oppure i debiti verso il romanzo d’inchiesta (che ha ‘Operazione massacro’ di Rodolfo Walsh e ‘A sangue freddo’ di Truman Capote come antesignani e ‘La città dei vivi’ di Nicola Lagioia o i romanzi di Carrère, Vollmann e Svetlana Alekseviç come epigoni) o verso il teatro di narrazione, che ha come capofila Marco Paolini.

Attraverso la mia esperienza di podcaster narrativo, ho cercato di suggerire le regole di scrittura, costruzione e lettura di un podcast narrativo. Una tra tutte: quella di far vivere il racconto ai nostri ascoltatori trasmettendo loro i nostri tentativi, le ricerche, persino i dubbi e le delusioni. Sarah Koenig lo fa, e i risultati di ‘Serial’ le hanno dato ragione: alla fine si è confidata davanti a oltre trecento milioni di persone”. (Antonio Iovane)