Qatar 2022 (Foto LaPresse)

Mondiali in Qatar al via. Tra proteste per i diritti umani e divieti

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Con il match tra i padroni di casa e l’Ecuador, domenica partono i Mondiali di calcio in Qatar. Otto gli stadi che ospiteranno i match, sette dei quali costruiti ex novo. Al termine del torneo quasi tutti gli impianti saranno poi smantellati lasciandone in piedi solo uno.

Programma senza respiro

La competizione per la prima volta si svolge in un paese mediorientale e durerà 29 giorni dall’inizio alla fine (dal 20 novembre al 18 dicembre): sarà il più breve della storia da Argentina 1978.
Quattro partite nella maggior parte dei giorni delle fasi a gironi, alle 11:00, 14:00, 16:00, 17:00 e 20:00 italiane, pochissimi giorni di riposo – il 7 e 8 dicembre tra ottavi e quarti di finale, due 11 e 12 dicembre tra quarti e semifinali e due 15 e 16 dicembre tra semifinali e finali per terzo posto e finalissima.

Il tema sensibile dei diritti umani

Più che l’attesa di scoprire chi sarà la nazionale vincitrice in Qatar, la manifestazione sta portando con sè molte polemiche. A destare preoccupazione la condizione dei lavoratori – si parla di oltre 6500 vittime tra gli immigrati che hanno preso parte alla costruzione degli impianti – e la mancanza di diritti nel paese.
Sul tema molte nazionali si sono esposte, mentre la Fifa ha nicchiato, salvo poi mandare una missiva alle federazioni chiedendo sostanzialmente di lasciar fuori la politica e far pallare il campo. Ipocritamente.

Alta la pressione anche sui media presenti, con divieti di filmare alcune aree ed edifici, e l’obbligo per giornalisti e operatori di registrarsi su due app (Ehteraz e Hayya), sulle quali in molti hanno già sollevato dubbi per il rispetto della privacy.

Niente birra allo stadio

Nelle ultime ore si è poi acceso il tema vendita alcolici, particolamermente sensibile viste le leggi islamiche rispettate in Qatar. Tra gli sponsor c’è Budweiser, che accompagna la manifestazione calcistica da Messico 1986 e che solo per questa edizione ha pagato 75 milioni di dollari.

(foto Ansa)

Inizialmente la vendita di alcolici doveva essere autorizzata attorno agli stadi in appositi stand. Oggi è arrivata la retromarcia. “A seguito di colloqui con le autorità locali, ha scritto la Fifa in una nota, è stato deciso di concentrare la vendita di bevande alcoliche nel Fifa Fan Festival e nelle Fan Zone riservate ai tifosi”, oltre ai 35 bar di hotel e ristoranti muniti di licenza, “rimuovendo gli stand della birra dal perimetro degli stadi”.
La società, di proprietà del colosso AB InBev, dapprima ha twittato tutta la sua rabbia defindendo la scelta “imbarazzante”, poi ha cancellato il messaggio e si è limitata a spiegare che si tratta di una scelta “al di fuori del controllo” del gruppo. Ricevendo dalla Fifa un ringraziato per “la comprensione e il sostegno”.

L’unica zona franca saranno le aree ‘hospitality’ degli stadi, con accessi a costi esorbitanti. Lì tifosi Vip e milionari potranno sorseggiare liberamente champagne, vino e liquori.