Giorgia Meloni (Foto Ansa)

L’aria che tira sui giornali. Scioperi in vista?

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Era prevedibile, anche se non del tutto scontato, che il primo governo di vera destra che, dal ‘45 ad oggi, abbia mai avuto l’Italia, varasse una manovra economica che strizzasse palesemente l’occhio proprio a quegli elettori – ceti borghesi, piccole imprese, artigiani e dintorni – che erano stati determinanti per il suo successo elettorale.
E difatti non sorprende, sottolinea La Repubblica, che Meloni sia andata “allo scontro totale” con i grillini mandando
quasi in briciole quel reddito di cittadinanza che era stata la loro bandiera elettorale, e abbia dato un aiuto non agli operai ma al ceto medio, cosa che, titola Il Giornale, “fa impazzire la sinistra rosicona”. Per poi lasciare a piedi anche la grande industria, segno tangibile, titola La Stampa, riportando una dichiarazione del presidente di Confindustria Bonomi, “di una manovra senza visione”.


Con una ciliegina finale (“Io non cerco consenso e vado per la mia strada”) che spinge la premier a strapazzare anche la stampa e quei giornalisti “asserviti ad altri, ma non certo a me” che al termine della riunione del consiglio dei ministri, avevano chiesto più tempo (“Ma io non ne ho, cinque domande e basta perché ho un altro impegno”) per avere dettagli e maggiori chiarimenti sullo spirito e sui contenuti di una manovra che in Parlamento, provocherà una buriana di polemiche non solo da parte dei partiti dell’opposizione.
Infatti, mentre si scodellavano i dettagli della manovra fuori dalla sale del Consiglio, pare che anche il Cavaliere abbia con i suoi fatto commenti un po’ così che però sono stati stoppati prima che finissero nelle mani dei cronisti.

Insomma, nelle prossime settimane, ci sarà di che parlare e non è detto che allo sciopero generale proclamato dai sindacati di base il 2 dicembre sotto l’egida del Cobas , non ne seguano altri dei sindacati confederali.